Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell’età,
ignorando il bene e il male per dono dei Celesti”.
(Mimnermo, poeta greco, VI sec. A.C.)

Un giorno dura la vita a paragone del tempo di tutti gli umani su questa terra, ma come al risveglio del mattino, affacciandoci alla finestra vediamo il giorno, così come in un lampo ci è dato di conoscere il nostro giorno, brevissimo tempo, tempo unico. La conoscenza è la direttrice del nostro vivere e poiché nessuno ha un vademecum prestabilito, noi ci dobbiamo orientare con la bussola del conoscenza del bene e del male, sotto le strette del tempo, peggio se inconsapevoli: “Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede”. (Dante). Chi non conosce non può scegliere, né autodirigersi, ma cade in quel solco che le forme del tempo lo avvolgono e indirizzano a propria insaputa, andando incontro così alla sorte, impreparato sia alla bonaccia che alle tempeste. Le forme del tempo sono il comportamento sociale al quale solitamente e inconsciamente io mi adeguo. Per se stesse hanno valenze anonime, in quanto possono essere assunte totalmente o in parte o per nulla. La consapevolezza del chi sono io e cos’è il mondo consiste nel giudicare quale siano per me le più conformi a una vita degna d’essere vissuta. Dell’io ne abbiamo già parlato, però alla domanda che cosa è bene innanzitutto al mio mondo interiore e psicologico, risponde il filosofo Sant’Agostino: “Nutre la mente solo ciò che la rallegra”.


Il mondo che ci sta attorno è l’ambiente in cui viviamo, a noi saper cogliere quanto è utile al nostro esistere, non in senso utilitaristico individuale, ma dell’uomo nella sua universalità. Applicare l’intelligenza alle opportunità questo è il metodo. Non attendiamo la fortuna, questa non esiste. Nella visione di Seneca la fortuna è “il momento in cui l’ingegno coglie l’opportunità”. Ma l’ingegno bisogna costruirselo. Altro argomento collaterale: la conoscenza come principio di cambiamento. Se viaggio in treno e mi accorgo per la mia sconsiderata distrazione di aver sbagliato direzione, non resta che scendere e cambiare. Vista la fugacità della vita, devo adottarmi di alcuni accorgimenti: a) consapevolezza del tratto di vita che sto percorrendo: gioventù, maturità, anzianità;
b) cosa ho fatto e cosa mi rimane da fare scegliendo il meglio;
c) vivere intensamente e realizzare quanto voglio, desidero e spero ancora, ma non nel mondo economico o di successo sociale o materiale, bensì circa il mio vivere intimo ed esterno come riflesso del primo. “Abbiamo diletto del fiore dell’età, ignorando il bene e il male per dono degli dei”, è stato scritto. L’incoscienza della gioventù è un dato di esperienza immediata, causata dal mio essere uomo e non dai Celesti, quindi nel frattempo non rimane che coltivare e preparare le strutture che permettano in un futuro di vivere una vita civile, consapevole e possibilmente gioiosa. Io sono il pilota della mia nave e non devo cedere il governo al cuoco di bordo, come si diceva un tempo!


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Autore

Giovanni Battista Paninforni

Bergamasco, classe 1941. Fondatore e Presidente di Noesis, libera associazione per lo studio e la divulgazione delle culture filosofiche.

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