A un anno di distanza dallo scoppio della pandemia è utile interrogarsi perché ci siamo trovati impreparati e, nonostante i segnali, perché non abbiamo predisposto piani adeguati. Si parla di varianti e ci sorprendiamo, eppure era normale succedesse. Il coronavirus muta secondo una legge insita nell’essere vivente. La mutazione è il motore del cambiamento e dell’evoluzione. I virus sono macchine biologiche perfette, collaudate dall’origine della vita. Mutano mille volte più velocemente di un mammifero e la loro propagazione agevola il mutamento. E’ il vantaggio che il virus cerca: si duplica e trova strade sempre nuove. Il suo scopo non è uccidere, ma insediarsi.

Gli organismi predispongono le difese. Il sistema immunitario blocca i virus. Questi si mimetizzano, imparano a convivere senza far troppo male. I pipistrelli li hanno da 65 milioni di anni, l’uomo è l’ultimo arrivato. Ora li studiamo, facciamo alberi genealogici, li confrontiamo, ne riconosciamo i ceppi, le varianti, le sotto varianti. A Napoli ne hanno scoperta una tre giorni fa. Siamo impazienti né possiamo aspettare che il nostro organismo trovi naturalmente le sue difese. Troppi sono i morti.

Può succedere come per gli antibiotici: i batteri diventano resistenti. La paura è che il vaccino non sia efficace, che il virus sfugga alla morsa del vaccino (selective escape). Come succedeva alla Regina rossa, la strana creatura che Alice incontra nel paese della meraviglie. “Perché corro?” risponde la Regina “Il mondo si muove e io per sembrare ferma devo muovermi”. Tutti corrono per adattarsi, noi con il vaccino e il virus per sfuggire al vaccino.

Si sono approntati vaccini che agiscono su RNA; il metodo ha funzionato per i tumori. Il lavoro richiede immaginazione e forti investimenti. In meno di un anno si sono approntati vaccini che prima avrebbero richiesto anni. Non basta! Occorre insieme monitorare la pandemia, tenerla sotto controllo, osservare le modalità del contagio, prevedere gli sviluppi preoccupanti.

Ci sono le strozzature della politica e del mercato. Poche aziende sono in grado di produrre il vaccino e il potere politico dipende da loro: questo non dovrebbe succedere essendoci di mezzo il bene comune della salute. Si doveva calcolare meglio, stipulare contratti salvaguardando libertà d’impresa e interesse pubblico. Negli Usa c’è il Protective action criteria (Pac): il Presidente è in grado di prendere subito i provvedimenti legislativi necessari in caso di eventi che mettano a repentaglio l’incolumità pubblica.

Le pandemie sono diventate più violente negli ultimi venti anni. Si sono aggravati i fattori di rischio: aumento demografico, accelerate comunicazioni, grandi agglomerati urbani, deforestazione e riscaldamento globale. A ciò si aggiungono le disastrose condizioni igieniche in cui versano molte popolazioni e il commercio degli animali esotici. Qui si collegano pandemia e libertà. Occorre uscire dallo stupore e passare dall’analisi ad azioni coerenti. Si è gridato da troppe parti contro la libertà vilipesa, le precauzioni eccessive, le ripetute restrizioni, i pesanti divieti, dal no alle mascherine al no ai lockdown.

Rileggiamo i maestri che parlano di libertà: Locke, Stuart Mill, Popper, Giorello. La nostra libertà trova il limite nella libertà degli altri. Non deve trasformarsi in dittatura sugli altri. Non c’è libertà senza giustizia. Camus nel suo romanzo (La peste) racconta del contagio come una situazione di pericolo dove l’indifferenza e l’egoismo diventano alleati del morbo. La libertà può essere una minaccia per la vita degli altri.

Di questi tempi si avverte la fragilità culturale e scientifica della nostra società. Invece la scienza ci aiuta a capire quel che accade. La ricerca scientifica procede attraverso il libero confronto. La malattia colpisce in molti modi. Facciamo tesoro della filosofia. La filosofia richiede uno sforzo per distaccarci dalla situazione e non restarne schiacciati. Urge un pensiero riflessivo perché il presente si trasformi da uno stato di frustrazione e di calcolo di interessi ad un’azione di felice convivenza e che dia speranza a tutti.


A cura di Mauro Malighetti (sintesi di una lezione di Telmo Pievani, docente all’Università LUMSA di Roma, “Pandemia e libertà, il ruolo della filosofia” del 19 febbraio 2021 nell’ambito della programmazione di Noesis).


Di Telmo Pievani consigliamo:

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