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Silvia Colombo

Il particolato atmosferico non favorisce la diffusione in aria del Coronavirus e quindi del contagio da Covid-19.

A stabilirlo uno studio realizzato dal Cnr e da Arpa Lombardia, pubblicato su Environmental Research. Si tratta di una ipotesi che era stata portata avanti nei mesi scorsi, all’interno di uno studio in pre-print condotto da otto scienziati delle università di Bologna, Trieste, Bari, Milano e presentato su medRxiv. In quell’occasione si erano state trovate ttracce di Rna virale  in alcuni campioni di particolato atmosferico in provincia di Bergamo. Nonostante questo già in quell’occasione gli stessi autori non avevano tratto conclusioni definitive che confermassero presunte capacità del Pm10 di accelerare la diffusione del Covid-19.

A essere studiati gli ambienti all’aperto delle città in cui si sono registrati nell’inverno 2020 i focolai di Covid-19 più rilevanti del Nord Italia. Regione Lombardia ha infatti fatto sapere in una nota che “La ricerca ha analizzato le concentrazioni di Sars-CoV-2 in aria nelle città di Milano e Bergamo, studiando l’interazione con le altre particelle presenti in atmosfera. E conclude come il particolato atmosferico non favorisca la diffusione in aria del Covid-19”.

L’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo ha così commentato i risultati dello studio:

“Questo studio, che coinvolge Arpa Lombardia al fianco del Cnr costituisce una collaborazione di grande rilievo. In effetti offre risposte scientifiche all’assenza di correlazione tra diffusione del Coronavirus e concentrazione di polveri sottili in atmosfera. Dal punto di vista ambientale  l’apporto che ha dato Arpa Lombardia è stato prezioso. Inoltre, lo studio aiuta la Pubblica amministrazione a comprendere meglio le dinamiche che si sono sviluppate nel periodo di massima diffusione dei contagi”.

Dallo studio si è quindi concluso che virus e particolato atmosferico non interagiscano in alcun modo direttamente tra loro. Ne evince da questo che nelle zone ad elevato inquinamento atmosferico, è trascurabile la probabilità di maggiore trasmissione in aria del contagio negli ambienti esterni.

Nonostante questo, l’assessore ha comunque concluso che:

“Sono note da tempo da tempo le interazioni tra cattiva qualità dell’aria e incremento di malattie respiratorie. Restano confermate e sono tra le ragioni che muovonole nostre politiche per il miglioramento della qualità dell’aria. Precedenti studi avevano ipotizzato la correlazione diretta tra particolato atmosferico e diffusione del Covid-19. Un legame che oggi sembra non confermato. Ciò nonostante resterà alta la nostra attenzione nell’adottare politiche per il miglioramento della qualità dell’aria”.

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