Negli ultimi tempi si scrive molto sulla questione ambientale, se ne parla in dibattiti pubblici. Io leggo e ascolto, sto imparando molto anche sull’economia circolare. Nei giorni della tragica emergenza Covid, quando la chiusura totale ci ha costretti a casa, una delle poche cose positive che osservavo in quei giorni di silenzi, interrotti solo dalle sirene della ambulanze e dalle campane a morto, era il cielo sempre più pulito, l’aria che non odorava di gas carburi quando alla mattina aprivi la finestra…e poi le immagini dei delfini che tornavano a ridosso delle coste, o nel centro di Venezia…

Lo so, posso sembrare romantico, però nei giorni in cui l’uomo si è fermato, ci siamo accorti anche di quanto della vita noi costringiamo ai confini del nostro interesse e della nostra produttività. Comprendo bene che si deve lavorare e vivere, qualcosa stiamo facendo per migliorare, ancora molto però è il cammino che dobbiamo compiere, a livello civile, economico e politico. Non sono un tuttologo e non voglio esserlo. Da parte mia, per quanto riguarda il mio percorso, comprendo che dobbiamo riconquistare la dimensione simbolica della vita, siamo chiamati a darle voce, nei gesti e nelle parole, nei suoni e nei colori.

Non riusciremo a ricomprendere il valore manifestativo del creato se non lo abiteremo poeticamente, come diceva Heidegger, ma più radicalmente come la Scrittura ci invita a fare. Basta leggere alcuni salmi e altri brani. La centralità dell’uomo nel creato non è esclusivamente tecnica, ma radicalmente poetica. Se la natura non si vive come incontro con la manifestazione della gratuità è chiaro che la conseguenza è che la si divora e non la si custodisce. Più profondamente forse qui è in gioco il fatto che il senso stesso della tecnica emerge poeticamente, non soltanto economicamente e produttivamente. Non può emergere un’etica senza la poesia e il simbolo.

Non pretendo che la mia proposta sia risolutiva, è appunto una proposta. Mi sembra tuttavia interessante che il Papa abbia intitolato la Sua Enciclica proprio con le parole del Cantico di Francesco, una poesia d’amore che il Santo dedica a Dio proprio perché lo riconosce nella bellezza del creato, persino nella morte, che è forse il assaggio che più di altri, insieme ala nascita, c manifesta che non siamo sfruttatori della vita, ma poeti e cantori di una promessa.

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