No, non sono palle di neve quelle sulle spalle e sulla testa del giovane con l’aureola. Nessuna traccia di un divertente gioco natalizio. Il mirabile dipinto di Crivelli, infatti, raffigura Santo Stefano, celebrato il 26 dicembre, e i tre oggetti biancastri sono pietre. La storia del Santo Stefano del Crivelli è complessa. Faceva parte di un polittico commissionato per la basilica di San Domenico ad Ascoli, chiesa importantissima per l’ordine mendicante in quella regione e la presenza di Santo Stefano non era casuale. L’ordine domenicano (venivano chiamati, con un’etimologia forzata, domini canes, i mastini del Signore) era noto per l’alta cultura e la capacità di andare in profondità nelle questioni teologiche e filosofiche, e negli Atti degli Apostoli Stefano, ebreo di lingua greca, diacono, argomentò la sua fede davanti al Sinedrio, rendendolo così particolarmente caro alla venerazione dei frati neri.

Quella dichiarazione di fede, densa di cultura biblica, non gli valse la vita: fu infatti lapidato a morte. In prima fila, tra i persecutori, Saulo all’epoca dall’altra parte della barricata. Essendo il primo martire (protomartire) lo si celebra subito dopo Natale… una nascita e una morte separate da un tramonto e da un’alba. Dopo varie traversie parti del polittico, compreso Santo Stefano, finirono nella mani del principe russo Anatole Demidoff, che le rimontò per la sua cappella privata a Firenze e da qui passarono alla National Gallery. Un secolo dopo non vedremo più le pietre sulla testa e sulle spalle del santo: le indicazioni della controriforma, che agirono in modo normativo sul ricco universo iconografico di santi e martiri, consigliarono di optare per visioni più composte: un giovane santo in dalmatica, e sulle decorazioni della stola gli episodi del martirio, che restava confermato dalla presenza della palma tra le mani.

Le pietre però segnarono altri percorsi della devozione, così questo Santo è invocato contro i calcoli (il mal delle pietre) ma anche come patrono dei muratori e forse, in questa devastante litania di morti tragiche sul lavoro, questo ci tocca di più.

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Autore

Giovanna Brambilla

Docente universitario a contratto presso Università Cattolica del Sacro Cuore, Docente di iconografia presso MADE Program e docente a contratto presso Business School Il sole 24 Ore

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