Giovedì 22 aprile seconda semitappa delle vaccinazioni domiciliari. Prima famiglia. Il mio fido scudiero Damiano è in ritardo oltremodo giustificato perché sta già vaccinando sul territorio con una dottoressa. Aspetto un poco, ma visto che ritarda, salgo al secondo piano di una palazzina in Almenno. Suono il campanello, mi apre una signora (la figlia della vaccinanda di 89 anni ) e subito sull’uscio sento una voce altisonante che scandisce inequivocabile più volte “Vaffanculo, vaffanculo, chi ti vuole, io non faccio nulla“. La cosa non mi inquieta affatto (il vaffa l’ho rifilato anch’io qualche volte al telefono a qualche amministrativo/responsabile ATS). Anzi, l’atteggiamento mi incuriosisce molto.

Mentre la figlia e il figlio presenti non sanno che santo chiamare per scusarsi entro nel salotto dove troneggia la signora e ricevo un’altra scarica di “Vaffa…vaffa…vaffa“. Io abbraccio la signora e mi ritiro in cucina con i figli, mentre ancora la signora continua le sue esternazioni con “Io non ti do la mia “fri-fri”… non le la do la mia “fri-fri”. In cucina parlo con i figli che con “vergognosa” sincerità si scusano della situazione e che da quando il papà è morto (tre anni prima) la mamma è “partita di testa” (parole loro) e si meravigliano molto che la mamma possieda e sciorini con esuberanza tutto un repertorio di parolacce perché nulla è girato in casa di queste cose.

Damiano, nonostante queste premesse e scaramucce pratica facilmente il vaccino: Pfizer al figlio e poi alla figlia che si lamenta del suo attuale curante che è tutt’altro che un medico di famiglia. E’ molto paurosa ma il nostro modo scherzoso la rilassa al punto da non sentire nulla. Ora è il momento della badante moldava contenta di fare il vaccino. Da solo un mese è in questa famiglia. Si trova bene e a mia richiesta mi fa vedere le fotografie dei figli sposati con nipoti. Quando vedo la foto di matrimonio del figlio con la sposa (una principessa bellissima) esclamo con grossa meraviglia “puttanica che bella”. La badante si incupisci e mi dice (memore delle parole sconce della paziente): “… no puttana“. Tutto viene chiarito in pochi istanti e sorride.

Una parente presente chiede di fare il vaccino ma ovviamente lo neghiamo. Saluti festosi con l’ultimo vaffa e in ritardo di un poco (circa un’ora) raggiungiamo la seconda famiglia. Vaccinanda di anni 87. Casa sui colli. Si va verso il tramonto di una bella giornata, vedo in lontananza il profilo del santuario di Sombreno e le chiese del mio paese. Saliamo la scalinata e in alto vediamo 4 donne, una ci riprende col cellulare. La paziente è in carrozzina (esiti plurimi ictus cerebrali e curata a domicilio nel 2020 per COVID 19, polmonite bilaterale). Anche per questo parlano con ammirazione e riconoscenza della curante e io ne sono molto contento. Ci fanno accomodare in un salottino, ma per logistica preferiamo la semplice cucina. Noti subito che la signora ha “classe”. Tenuta molto bene, elegante, educata, filo di rossetto alle labbra. Lieve disartria, ma piacevolissima nel parlare.

La figlia attentissima è molto affettuosa con la mamma tale da chiamarla: la mia “principessa”. Due badanti per confermare l’internazionalità. Una cubana (3 figli) ed una ucraina (6 figli). Trattate, come vedo, pari a delle figlie e lo confermano le interessate che ammettono di ricevere spesso regali. Il resto si svolge rapidamente senza intoppi e ci salutano promettendoci un regalino alla prossima. Ci spostiamo e poco distante siamo alla terza famiglia. Ci fanno accomodare in cucina, televisore acceso su Roma/Atalanta. Il figlio che vive con i genitori (87 anni il papà e 85 la mamma ) è molto tifoso della Atalanta. Il padre è un personaggio grande nella corporatura e fisicamente sempre indomito per il passato. Solo adesso un poco domato dalle malattie (cuore, polmone ecc). Per il passato grande atleta su tutti i terreni: ciclismo – corsa (100 km del passatore – montagna) e soprattutto grande lavoratore in tanti settore e soprattutto grande di cuore (volontario per tutte le avversità, pronto intervento, forestale … “quando i mè ciama mè ghè só sénpér ” il suo motto. Io non mi stancherei di ascoltarlo ma il figlio lo richiama a non tirala troppo lunga. La mamma mi dà l’impressione di donna buona e umile di casa… o come dice lei: O fàcc la serva a töcc“.

Non senza un poco di peripezie riusciamo a raggiungere la paziente successiva. Ci introduce in cucina un poco cupa e piccola, una figlia. Lei 86 anni seduta al tavolo di cucina davanti ad un piatto di minestrina lónga-lónga. Ci aspettava perché è da mesi che è chiusa / murata in casa, vede pochissime persone e desidera tantissimo vedere i suoi adorati e numerosi nipoti . La protezione del vaccino le dà tanto questa speranza. Ha voglia anche lei di parlare e racconta, racconta, racconta. Vedova da anni, ha sposato un uomo di 10 anni più vecchio. Torna coi ricordi al 1951 quando la sorella le dice che in quella osteria dove vendono anche il vino sfuso c’è un bel giovane. Il giorno dopo lei diciassettenne si offre “volontaria“ ad andare a comperare il vino. Al banco di vendita c’è proprio lui. Torna in casa alquanto delusa perché pensava di trovare il principe azzurro, invece… dopo 6 mesi sono sposi felici e nel tempo tanti figli.

Felici e fortunati nel lavoro per tanti anni fino alla morte del marito. Poi le cose cambiano e la vita si fa più dura. Rimpiange molto il suo medico precedente; con quello attuale riesce a ingranare poco ed anche la figlia è poco soddisfatta. Ci offre la minestrina lónga, lónga ma le diciamo che la prenderemo la prossima volta. Usciamo un poco tardi per l’ultima vaccinazione ad Almenno San Salvatore. Ci fermiamo subito dopo ol pút de ‘lmen. Saliamo al primo piano e troviamo un signore sorridente con evidenti esiti ictus ed altro. Fatto velocemente il vaccino ci intratteniamo a scambiarci delle chiacchiere in libertà e scopro un signore che a me pare un poco “birichino”. Penso che abbia avuto un passato molto “vissuto”. E me lo conferma la moglie quando dice che mette in difficoltà e disagio le infermiere e fisioterapiste che frequentano la casa.

E si sorride e si scherza poi improvvisamente la porta si apre e entra la figlia solo per ritirare il pacco quotidiano di indumenti che la mamma stira per la figlia. Poi è buio ma prima di uscire la moglie ci invita sul balcone che dà direttamente sul Brembo. Scorre il fiume e rumoreggia brontolando grossolanamente, ma è bello stare lì qualche minuto a osservare ed ad ascoltare in silenzio. Poi “rubo” un mandarino dal tavolo, scendiamo le scale è arrivati in strada ci si saluta. Contenti si torna a casa sono quasi le ventuno e dopo cena mangerò come frutta il mandarino del “birichino”.

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Autore

Valerio Albani Rocchetti

Valerio Albani Rocchetti nato ad Almè. Maturità classica. Laureato in medicina e chirurgia all'Università Milano. Specialista Medicina dello Sport. Dal 1979 al 2021 medico di famiglia a Almè, Villa D’Almè, Paladina e Valbrembo. Attualmente ancora attivo come medico del territorio.

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