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Bruno Silini

Non è una questione da poco la posizione che assumiamo per espletare le nostre funzioni fisilogiche, in altri termini per fare la cacca. Ne era convinto anche Dov Sikivov, il medico israeliano che condusse uno studio sull’argomento. Si chiese se era meglio defecare su un normale water, rannicchiati su un minuscolo pertugio o accovacciati all’aria aperta. I risultati, su un campione di 28 persone, hanno messo in evidenza che defecare accovacciati costa meno meno tempo e dà più soddisfazione. La scienza ci viene in aiuto fornendoci una spiegazione razionale riportata nel bel libro “L’intestino felice” di Giulia Enders. “L’apparato sfinterico non è progettato per aprirsi del tutto quando siamo seduti. Esiste un muscolo che in posizione seduta, o anche eretta, stringe l’intestino come un laccio e lo tira da una parte a creare una strozzatura“. Un po’ quello che succede quando la canna del giardino si piega nel mezzo non permettendo all’acquan di uscire nonostante il rubinetto sia aperto. “Torniamo alla strozzatura in fondo all’intestino: – si legge ancora nel libro della Enders – le feci arrivano a una curva. Come se fossero in presenza di un’uscita autostradale, rallentano. In tal modo gli sfinteri , quando siamo in piedi o seduti, fanno meno fatica a svolgere il loro ruolo di contenzione.


Se il muscolo lascia anadare l’intestino, la strozzatura scompare. L’autostrada è dritta è possiamo tranquillamente dare gas“. Assolta la delucidazione della scienza non ci resta che sdoganare la posizione accovacciata come la migliore per depositare i nostri rifiuti solidi corporei. In altre parole i primitivi cagavano meglio di noi uomini moderni inventori del civilissimo water nel XVIII. Se una questione di stile ci suggerisce un trono bucato nel bagno, una questione di salute dovrebbe invece rinunciarvi. Infatti cagare seduti (per molti è un rito con tanto di giornale, un’occasione di sperimentazioni di creatività personale con origami di carta igienica oppure l’unica pausa filosofica della giornata) può provocare emorroidi, diverticolite, stipsi, vene varicose, ictus e perdita di conoscenza durante l’intima liberazione. Se al water non si vuole rinunciare la soluzione c’è. “Si inclina il busto leggermente in avanti, si appoggiano i piedi su uno sgabello e volià: se troviamo la giusta angolazione possiamo anche leggere, giocherellare e fissare la parete con la coscienza pulita“. Anche il grande Montaigne sosteneva che “… checchè se ne dica, siamo tutti seduti sul nostro culo”. Il problema, in bagno, è il modo.


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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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