Piatto ricco mi ci ficco. Così hanno pensato i marpioni (in senso buono, s’intende) della politica nostrana dopo aver maturato la pensione dovuta per 5 (!) anni di duro lavoro parlamentare. Si sono trovati davanti la ghiotta occasione di mandare a casa il governo tecnico ostile  – secondo loro – per tornare in pieno possesso delle leve di comando.

L’unico governo, in 50 anni, credibile, capace di affrontare i problemi, rispettato a livello internazionale e in grado pertanto di portare a casa oltre 200 miliardi di fondi europei. Governo anche accettato, pur senza elezioni, dalla stragrande maggioranza degli italiani. Al punto che in vista della crisi decisa per l’appunto dai partiti (non tutti per la verità), erano piovute su Palazzo Chigi richieste, lettere, suppliche da parte di tutte le categorie sociali ed economiche come da semplici cittadini, che incitavano ad andare avanti. Dando così, direttamente, una patente di bocciatura ai partiti stessi.

Ma costoro davanti al piatto ricco di 200 miliardi hanno scelto di andare contro tutti e ficcarsi, per festeggiare, nella farsa tragicomica delle elezioni anticipate. E dell’agognato potere.

Quindi, giorno dopo giorno, telegiornale dopo telegiornale, via alle televendite elettorali: promesse mirabolanti in barba ad ogni legge di bilancio, garanzie di quattordicesime mensilità,  rimborsi miracolosi, tasse pressoché azzerate. Una vera e propria fiera delle vanità demenziali.  E, sicuri di avere già la vittoria in tasca, confidando sulla memoria corta degli italiani, via a proclamare: “Io farò  il Presidente del Consiglio“, “No, lo farò  io“, “No, lo decideranno gli italiani” rinnovando progetti e realizzazioni da paese di Bengodi,  peraltro già dette e ripetute da 30 anni, puntuali ad ogni campagna elettorale. Senza mai attuarle.

Più che una campagna elettorale, una fantasmagorica sagra delle salamelle, tutti impegnati a chi le confeziona più seducenti e belle. 

Finché  un giorno, la realtà ha superato la fantasia (loro! Perché la nostra da tempo si era spenta) e improvvisamente il villaggio globale ha presentato il conto di un mondo in disfacimento dove le materie prime e quelle energetiche sono manovrate da pochi (abili guerrafondai e deficientemente lungimiranti) capaci di tenere in scacco l’economia mondiale. E, dunque, anche quella che dei marpioni (in senso buono, s’intende) che si apprestano a governare in Italia. 

Allora la dura realtà dev’essere apparsa ancor più dura se è vero,  come è vero (difficile dirlo e  crederlo, ma cosi è), che uno dopo l’altro i caporioni delle liste elettorali si sono affrettati a fare marcia indietro. Un’inversione a U che lascia sbigottiti. Senza il minimo senso di vergogna, ma con la sfacciataggine più arrogante si sono messi in ginocchio a pregare il governo, a supplicare Draghi (si lo stesso cafonamente mandato a casa 1 mese fa!) di fare subito un decreto legge di 30 miliardi.  In deroga a ogni finanziaria e, soprattutto, a ogni copertura finanziaria. Cioè in deficit. Così, come niente fosse.

O meglio, non proprio così come niente fosse. 

Far fare a Draghi una voragine di 30 miliardi al posto loro. Eh sì.  Resisi conto finalmente che sarebbe stato meglio tirare avanti il governo invece che anticipare la festa loro,  essendo ormai il patatrac irrimediabile, si sono appigliati all’unica ancora di salvezza ancora al potere per gli affari correnti, per risolvere al posto loro una crisi economica in parte tutta da scoprire.

Insomma, siccome tra un mese si troveranno a dover rintracciare miliardi su miliardi per tenere a galla la baracca (senza riuscire a mantenere una sola delle tante promesse sbandierate), hanno avuto la sfrontatezza, senza ovviamente il minimo senso di mea culpa, di impegnare Draghi a togliere loro le castagne dal fuoco. La faccia ce la metta lui non loro.

Seguiamo la politica da decenni, ma mai si ricorda un simile voltafaccia, un così  infimo senso dello stato, una tale incoscienza e distacco dalla realtà.  Loro che parlano e straparlano di agire in nome del “bene del Paese” non ne hanno la più pallida percezione, abituati come sono a mangiare e viaggiare gratis, avere sempre il portafoglio pieno e non preoccuparsi di bollette e sanzioni varie.

La situazione è  grave, ma non seria” poteva affermare Ennio Flaiano negli anni Sessanta. Oggi invece ( grazie a loro) pare gravissima e serissima.

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