L’elezione di Joe Biden a 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America è stata accolta da tante persone con entusiasmo sia perché andrebbe a rappresentare un elemento di discontinuità rispetto alle scelte politiche di Donald Trump e sia perché sarebbe l’evidenza che una persona, indipendentemente dall’età che ha (77anni), può essere una preziosa opportunità per tutta la società. Quest’ultima considerazione, in Italia, è diventata per alcuni l’occasione per riaprire nuovamente la “lapidazione mediatica” nei confronti del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti il quale, qualche giorno fa su Instagram, aveva formulato un invito a tutelare maggiormente le persone anziane dal Covid 19 ricorrendo, però, ad una terminologia che ha avuto come, risvolto interpretativo, quello di veicolare una presunta svalutazione della terza età.

Tenendo in considerazione che il papà del governatore della Liguria ha più di 80 anni e, al netto del fatto, che il termine “produttività” in Italia riconduca la memoria di tanti ad un periodo storico caratterizzato da forte contrapposizione sociale; il tema però significativo su cui riflettere davvero è quale sia il valore sociale delle persone anziane. Per rispondere a questo quesito, visto l’approssimarsi del periodo natalizio, ho pensato che il nonno più creativo e laborioso della nostra società è sicuramente Babbo Natale. Ho scoperto che proprio nel 2019 è stato pubblicato da Rizzoli un bellissimo libro che si chiama “Il Secondo Lavoro di Babbo Natale” in cui l’autore Michele D’Ignazio racconta un episodio della vita di Santa Claus che risulta essere di grande attualità: la terza età e la sfida del cambiamento. Per socialbg ha risposto ad alcune domande:

1)   Nel tuo libro Babbo Natale viene licenziato perché non più “produttivo” ma lui si rimette in gioco per un desiderio di felicità: come le persone anziane, in questo periodo, posso prendere spunto dal tuo Babbo Natale?
Rispolverando quelle stesse qualità che Babbo Natale, nel racconto, dimostra di avere: coraggio, speranza e voglia di rimettersi in gioco. Non è mai troppo tardi per un nuovo inizio! Il ritmo degli anziani è diverso dal nostro. E la lentezza, a mio modo di vedere, può essere una qualità. Devono essere pronti a tutto e, in realtà, sono spesso un aiuto per le nuove generazioni. L’importante è non cadere nella solitudine. La grande forza di Babbo Natale si poggia sulle infinite lettere che riceve dai bambini. Gli danno entusiasmo e non lo fanno mai sentire solo. Quindi, ci deve essere sempre uno scambio tra le generazioni, per non cadere nella solitudine. A qualsiasi età.

2) Il Presidente Toti si è scusato per il post su Instagram ma, nonostante questo, in diversi ancora oggi non accettano queste scuse lasciandolo nella “lista dei cattivi”. Cosa gli direbbe invece il tuo Babbo Natale?
Babbo Natale, che è anche un po’ irriverente, gli risponderebbe a tono. Cercherebbe di far capire che, in una società giusta ed equilibrata, tutti hanno un ruolo. Nessuno è messo da parte. La parte del libro in cui Babbo Natale fa i colloqui racconta una società con molti pregiudizi e la tendenza a generalizzare. Il proprietario del ristorante gli dice che è sovrappeso e ha la barba troppo lunga. Quindi, non può fare il cameriere. La direttrice del centro ludico, invece, crede che per divertire i bambini ci sia bisogno di una persona giovane, un animatore (parola che, onestamente, non ho mai amato). Io credo invece che bisognerebbe passare più tempo con chi ha una certa età. A vent’anni ho passato mesi a registrare mio nonno mentre raccontava i suoi aneddoti sulla guerra. Sono le nostre radici, ci fanno capire da dove veniamo, sono dei gran narratori e hanno una manualità che le nuove generazioni stanno perdendo. E poi mio nonno è stato una delle persone che mi ha trasmesso la passione per la lettura. È vissuto fino a 100 anni e le due cose, lettura e longevità, secondo me, sono collegate. Perché è sempre stato curioso e attaccato alla vita.

3) Per tanti l’arrivo del Covid è stato come la ” lettera di licenziamento” del tuo Babbo Natale…cosa possiamo imparare dal suo esempio così ben descritto nel tuo libro?
Che non bisogna mai arrendersi. A nessuna età e in qualsiasi situazione. I miei racconti sono pieni di colpi di scena. È un modo per rendere la lettura scorrevole, ma è anche una forma di insegnamento: bisogna prepararsi ad ogni eventualità. Se maturiamo questo concetto, affronteremo meglio la vita. Crisi vuol dire cambiamento. Con coraggio, intelligenza e inventiva è possibile trarre il meglio anche dalle condizioni più complicate, come quella che stiamo vivendo oggi.

Ringrazio Michele D’Ignazio (sotto nella foto) per le sue risposte non scontate che ci permettono di comprendere come la stagione della vecchiaia sia davvero una grande opportunità per tutta la società; un tesoro prezioso da custodire e proteggere e, in tal senso, possiamo quindi accogliere positivamente le scuse fatte dal Presidente Toti. Questa sfida generazionale e politica ai tempi del Covid non deve, però, cadere nella tentazione dell’isolamento sociale assoluto perché, come sempre mi insegna mia moglie che lavora in una RSA, ci sono diversi e innovativi modi per relazionarsi con le persone più fragili facendole sentire importanti. Siamo chiamati a rinunciare, in questo periodo, a stargli fisicamente vicini ma, proprio per questo, possiamo imparare un nuovo modo per fargli compagnia mettendoci in ascolto della loro vite perché, cosi facendo, il tesoro di umanità presente nei loro “vasi di creta“, di una fisicità non più florida come un tempo, entrerà dentro di noi scoprendo che abbiamo già oggi dei “nonni e delle nonne Natale” di cui essere grati alla vita.

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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Specialista sviluppo prodotti e servizi assicurativi Gruppo Assimoco – Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale e Presidente del Comitato di settore dei servizi sociali del Comune di Torre Boldone, divulgatore e influencer sociale su Socialbg

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