Quasi ovunque nel mondo gli stipendi sono aumentati (negli Usa sono arrivati a 69˙300 $, più 47,7%) e l’Italia è finita in coda alle nazioni avanzate. Infatti, nel 1990 in Italia lo stipendio medio era di 38˙800 dollari americani (quasi 35˙000 euro) il che poneva il nostro Paese al 3° posto nel mondo tra quelli avanzati, dietro soltanto a Usa (dove si guadagnavano 46˙600 $) e Germania (40˙100 $). Oggi, a 31 anni di distanza, lo stipendio medio italiano è di 37˙700 $, con una diminuzione di 1˙100 $, ovvero del 2,9%.

I dati riportati sono stati pubblicati dall’Ocse, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (il cui sito web è al link: https://www.osce.org/it/) e ripresi dai mass media tra cui Affari & Finanza de la Repubblica cartacea dello scorso 4 ottobre, con un’analisi a cura di Luca Piana.

Lo studio dell’Ocse sull’aumento degli stipendi riporta cifre ponderate a parità di potere d’acquisto degli stipendi, che consentono di ignorare gli effetti dell’inflazione, e individuano una possibile spiegazione del tracollo italiano nella «produttività» (che nel linguaggio degli economisti non è sempre paragonabile a quella del linguaggio comune).

In sintesi, 31 anni fa l’Italia era leader di produttività nel mondo. Ogni lavoratore italiano produceva in media una ricchezza pari a 83˙878 $, che erano di più rispetto agli 80˙318 $ degli statunitensi e ai 71˙748 $ dei tedeschi.

Oggi un lavoratore italiano medio produce 85˙232 $, che sono meno di quanto produca un tedesco (88˙639 $) e molto meno di quanto produca uno statunitense (128˙656 $).

Per migliorare così tanto, nel mondo hanno sfruttato il progresso tecnologico, l’informatizzazione, la globalizzazione – insomma i fattori di sviluppo e innovazione che hanno cambiato il nostro ambiente e sempre di più lo stanno cambiando. In Italia siamo rimasti fermi.

Cioè, no. Alcuni si sono mossi.

Numerosi giovani, soprattutto laureati, sono emigrati all’estero. Dove guadagnano stipendi migliori che qui e dove contribuiscono all’aumento della prosperità planetaria. Però là, non qua.

Alcuni sono rimasti, tentando di costruire qua le giuste condizioni. Per fare esempi, io sto scrivendo questo articolo con un computer – cosa praticamente impensabile nel 1990; e voi lo leggerete su un computer connesso a internet, altra cosa difficile 31 anni fa.

A essere rimasto indietro è il sistema italiano. Dove, per esempio, la maggior parte delle donne è disoccupata (51% da dati Ocse). In Francia le donne disoccupate sono il 36%, in Germania il 29%. Paesi appena al di là dei nostri confini nazionali, non posti in galassie lontane lontane

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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