Ed eccoci di nuovo a leggere un altro DPCM, l’ennesimo di questo triste periodo, che introduce le zone rosse, arancio, gialle e verdi. L’Italia divisa più che mai, non solo politicamente ma anche, adesso, geograficamente con restrizioni, coprifuoco e locali chiusi nuovamente. L’unica cosa che pare non risentire di questo maledetto Covid19 è il pallone: quello continua senza alcun accenno ministeriale. Il campionato va avanti, anche lì con contagiati, asintomatici e non, con rigorosi controlli e tamponi ma il circo del calcio non si ferma, non possono fermarlo.

Preferiscono chiudere bar e ristoranti, musei e scuole (seppur in forma ridotta) ma Ronaldo & C. non si toccano, ritenuti a quanto pare un “bene o servizio di primaria necessità” quasi come il panettiere, il fruttivendolo o il lavasecco. Andatelo a spiegare ad un gestore di un bar che ha messo una vita nel proprio lavoro, che si è indebitato fino al midollo per assicurare alla propria famiglia un futuro adeguato, che ha speso qualche migliaia di Euro per adeguare la scorsa settimana, non lo scorso anno, il proprio locale con improponibili barriere in plexiglass, dispenser, gel lavamani etc… che da domani dovrà nuovamente, in Lombardia, abbassare le serrande.

Andate a spiegargli che il sabato e la domenica anziché lavorare potrà starsene seduto in poltrona a guardare Torino-Lazio o Atalanta-Inter… Appare evidente che qualcosa non torna, e lo dico da uomo di sport. Si continua, ovviamente a porte chiuse, per l’interesse dei media, delle tv e di un sistema che pare davvero intoccabile. Cito gli arbitri perché da questo mondo arrivo: in settimana chiusi in casa per le restrizioni DPCM mentre il sabato si parte in treno o in aereo per arbitrare la “necessaria” partita di calcio. Ai miei tempi l’arbitraggio era un hobby, ognuno aveva il suo lavoro, oggi tutto è mutato: il calcio è considerato fondamentale mentre il lavoro è divenuto un hobby (chiuso per Covid.19).

Signori miei siamo alle comiche!

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