Accademia Carrara di Bergamo e Gallerie dell’Accademia di Venezia protagoniste di uno scambio artistico che suggella l’alto grado di collaborazione tra le due realtà culturali.

boccaccino
Se un Tiziano della Carrara approda in Laguna, da Venezia è giunto nel fine settimana in pinacoteca la pregevole tavola cinquecentesca intitolata “Matrimonio mistico di santa Caterina” di Boccaccio Boccaccino. Un tema pittorico consueto nella storia dell’arte trattato tra il 1400 e il 1600 da numerosi artisti quali Lorenzo Salimbeni, Michelino da Besozzo, Bergognone, Paolo Veronese e Mattia Preti. L’opera di Boccaccino Boccacci (detto il Boccaccino) arriva per la prima volta a Bergamo. Sarà esposta nella sala 16 dell’Accademia Carrara “occupando” il posto di due tele di Tiziano date in prestito a Londra e a Venezia.

Figlio di un noto ricamatore al servizio degli Estensi di Ferrara, il Boccaccino è per Luigi Lanzi “il miglior pittore moderno tra gli antichi e il miglior pittore antico tra i moderni che ebbe l’onore di istruire per due anni il Garofolo, prima che questi nel 1500 ne andasse a Roma”. Il Lanzi descrive come “in parte originale” lo stile del Boccaccino, nel raccontare il fregio nel Duomo di Cremona che raffigura “La nascita di Nostra Signora”, “e in parte conformasi con Pietro Perugino… men di lui ordinato in comporre, men leggiadro nelle arie delle teste, men forte nel chiaroscuro; ma più ricco ne’ vestimenti, più vario ne’ colori, più spiritoso nelle attitudini, e forse non meno armonioso, nè meno vago nel paese e nelle architetture”.

La tavola “Matrimonio mistico di santa Caterina” dialogherà con altre opere del gruppo dei Cremonesi, quali quelle di Altobello Melone e di Marco Marziale. Infatti, dopo Bonifacio e Benedetto Bembo, il Boccaccino, fin verso la fine del secondo decennio del Cinquecento, è la personalità pittorica preminente a Cremona, che catalizza i molteplici aspetti della cultura artistica locale alimentata dagli apporti delle regioni limitrofe. In Carrara di Boccaccio Boccaccino è presente, nella sala 13, una tempera su tela intitolata “Caino uccide Abele”. Si tratta di un dipinto datato tra il 1500 e il 1515 proveniente dalla collezione Giovanni Morelli. Inoltre, attribuito alla scuola di Boccaccino, ma non esposto, è conservato in Accademia un olio su rame intitolato “Gesù fanciullo” dono nel 1906 di Francesco Galliccioli. (Bruno Silini)

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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