Si dice esasperato dalla retorica da fine del mondo che serpeggia dopo che gli inglesi hanno salutato l’Europa. Giulio Sapelli (ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano) non smentisce sè stesso: acuto analista che dà della Brexit un giudizio certamente lontano dai cliché preconfezionati dei “supermarket” dell’opinione pubblica. Come dice lui “mettiamo le bocce ferme e non facciamoci trascinare dall’ondata di stupidità”.



Un divorzio che però ha scatenato un terremoto sul mercato finanziario?

Non è accaduto nessun finimondo. E’ successo che le ondate speculative dei grandi investitori istituzionali hanno sbagliato previsioni posizionando malamente i loro asset finanziari. Hanno comprato al rialzo scommettendo sul “Remain” e su una consequenziale impennata delle borse. Hanno investito in modo inverso a quello che è successo.

Una maggiore cautela era opportuna?

Pareto (che i bocconiani trascurano) insegna che il mercato non alloca mai razionalmente le risorse. Questo che lei chiama “finimondo” è stato determinato da un semplice errore di calcolo. Gli speculatori (che sempre più spesso dimostrano di non prestare attenzione alla volontà popolare) erano convinti che con l’uccisione della deputata Jo Cox il popolo di Sua Maestà cambiasse orientamento. Invece, la povera gente, gli operai, hanno votato per la Brexit. Un chiaro segnale che gli inglesi sono stufi dell’Europa. Non si sono fatti intimorire da un assassinio.

Come si deve comportare adesso l’Europa?

Deve operare una profonda riflessione perchè quello che sta emergendo è uno spirito nazionale che può trasformarsi in nazionalismo. Occorre innanzitutto fare in modo che la Germania domini meno. Basta con l’austerità. Basta con l’ordoliberalismo tedesco.

Suggerire ai tedeschi di “ridimensionarsi” non è una passeggiata.

Bisognerebbe che tutti gli altri paesi si unifichino e che i partiti socialisti ricomincino la loro opera politica per mettere in minoranza la Germania attraverso un riposizionamento efficace del ruolo del Parlamento europeo.

Lunedì c’è un incontro importante tra Renzi, Hollande e Merkel?

Renzi mi sembra motivato da buone intenzioni. E’ l’occasione buona perché trasformi delle parole in fatti.

In che modo?

Cercando di stringere un’allenza più forte con la Francia, la Spagna e con tutti i paesi danneggiati dai tedeschi. Ma soprattutto, ripeto, le forze cattolico-sociali devono riprendere una posizione politica contro la Germania convincendo (anche se la vedo dura) i colleghi socialdemocratici della Große Koalition di smettere di essere il predellino politico della Merkel. I socialisti hanno già distrutto l’Europa con Tony Blair quando, con Bill Clinton, ha sregolato i mercati finanziari, aprendo le cateratte alla circolazione dei derivati e di tutte queste armi di distruzione di massa. Adesso la socialdemocrazia tedesca sta di nuovo tradendo l’Europa perchè non fa il suo compito che è quello di agire una politica a favore dei ceti popolari.

Se il Regno Unito è fuori dall’Europa non si può dare la colpa ai giovani inglesi

Non è detto che quello che votano i giovani sia giusto. Ricordiamo che il fascismo è stato un movimento giovanile. Occorre demolire la retorica melensa che i giovani hanno sempre ragione. La Resistenza in Italia l’hanno fatta tanto i vecchi quanto i giovani e i grandi capi avevano più di 50 anni.

Conclusioni?

L’Europa si “libera” del paese che ha prodotto la Magna Carta, il primo documento fondamentale per il riconoscimento universale dei diritti dei cittadini. Resta in mano alla signora Merkel, figlia di un ex collaboratore della Stasi. Occorre riflettere.


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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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