L’intervista al candidato sindaco Fabio Tiraboschi (26 anni, direttore di progetto in un’agenzia pubblicitaria) in campo per le elezioni amministrative 2019 a Dalmine con le liste civiche “Nostra Dalmine“, formata da soli giovani under 35 e “Patto Civico Dalmine”.



Perché ha scelto di candidarsi alla carica di sindaco?
Ho scelto di dedicarmi alla politica cittadina circa sette anni fa, quando ero poco più che un ragazzino e mi sono unito alla nascente lista civica “Nostra Dalmine”, formata da soli giovani, che aveva e ha l’obiettivo di ridurre il distacco che c’è solitamente tra i ragazzi e la politica. Sono diventato in poco tempo coordinatore della lista e, cinque anni fa, consigliere comunale e vicepresidente del consiglio comunale. Da circa due anni, alcune persone (sia all’interno della mia lista, che all’esterno) hanno iniziato a chiedermi di candidarmi. Quando anche persone di grande esperienza professionale e associativa, che formano la lista civica “Patto Civico Dalmine”, hanno deciso di sostenere la mia candidatura, non ho avuto più dubbi. Ho raccolto la sfida con coraggio, perché non voglio subire passivamente i cambiamenti che attraversano la nostra società, ma ne voglio essere un promotore. Credo di avere la tenacia e la motivazione per questo ruolo.

Un giudizio sull’attuale amministrazione in questi cinque anni?
È stata un’amministrazione molto chiusa, che ha cercato poco il dialogo e il confronto. Questo si è riflesso in un’azione amministrativa timida, che ha messo qualche mattoncino, ma non è stata realmente in grado di direzionarsi verso quel cambiamento necessario che è richiesto dai nostri tempi. Parlo, ad esempio, di una vera svolta sui temi della sostenibilità, della mobilità dolce e dell’ambiente: tutti gli interventi sulla viabilità sono stati pensati con la logica “prima l’automobile”, penalizzando chi si muove in bicicletta o a piedi. O ancora, sono mancate politiche giovanili concrete e forti, sottovalutando l’impatto dell’Università e credendo pochissimo nella istituita “commissione giovani”, abbandonata presto dall’amministrazione.

Quale sarà la sua azione amministrativa in caso di vittoria?
Sarà un’amministrazione civica e disponibile all’ascolto. Immagino numerosissime occasioni di confronto con associazioni, enti e gruppi del territorio; incontri informali con i cittadini (sul modello del “caffè con il sindaco”); e più dialogo anche con le altre forze politiche, che negli scorsi anni sono state escluse dall’amministrazione. Molte persone della mia squadra hanno l’esperienza e la tenacia necessarie per invertire le tendenze sulla mobilità, sui temi culturali e sulla visione di città universitaria, che ci contraddistinguono.

Tre doti che ritiene di possedere per amministrare nel modo migliore?
Giovane, progettuale e vicino al territorio. Credo nel fatto che la mia giovane età possa rappresentare un vantaggio e non un limite per l’amministrazione: potrò portare aria fresca, idee innovative e tanta energia. E poi, ho una squadra (a partire dal candidato vicesindaco Valerio Cortese, storico membro delle associazioni dalminesi e consigliere comunale) composta da persone di diverse età ed esperienze. La mia attitudine alla direzione di progetti mi consente di lavorare con metodo e competenza. Infine, la vicinanza al territorio delle mie liste, che includono persone provenienti da diverse associazioni socio-assistenziali, culturali e religiose, ci consentirà di porci in quella posizione di ascolto e conoscenza del territorio che sono necessarie per una buona azione di governo.

Cosa manca al paese che lei si impegnerà, se eletto, a concretizzare?
Una visione a medio-lungo termine di sviluppo della città. L’espansione dell’Università ci costringe a lavorare in direzione dello sviluppo di una “città universitaria”, che sia prima di tutto accogliente verso gli studenti che operano sul nostro territorio; e soprattutto che sappia valorizzarne il potenziale indotto economico, sociale e culturale, a beneficio del nostro Comune, dei commercianti, delle associazioni e di tutti i cittadini. Per questo, è necessario prima di tutto lavorare per la definizione di un “patto” con l’Università degli Studi, a beneficio reciproco di entrambi gli enti, su temi come alloggi, mobilità, servizi, innovazione e cultura.

C’è un ruolo strategico che Dalmine potrebbe occupare nel contesto della nostra provincia?
L’Università è già attrattiva nel contesto provinciale, anzi nazionale. Si tratta di uno dei poli di ingegneria più virtuosi sul territorio, pertanto è da valorizzare per la sua forza. Il Comune di Dalmine, in questo contesto, deve favorirne lo sviluppo, ponendo attenzione all’impatto sul territorio (penso ai temi della mobilità e degli alloggi) e accompagnandolo con progetti di respiro europeo, come un gemellaggio e l’istituzione di un ufficio bandi.

Come descriverebbe ad un estraneo il paese per il quale si candida?
Un insieme di sette frazioni, ognuna con le sue specificità storiche, culturali, associative e religiose. Che ha finalmente l’opportunità, nei prossimi 5-10 anni, di trovare un’identità comune che possa arricchire il territorio, superando le storiche divisioni.

Quale è oggi la difficoltà maggiore nell’essere sindaco?
Direi le risorse di bilancio, che sono vincolate per nuove opere alla vendita di beni comunali o agli oneri di urbanizzazione, ovvero le tasse che pagano i costruttori. In sostanza, per finanziare ciò che viene fatto sul territorio, bisogna sostanzialmente cementificarlo. Proprio per questo occorre lavorare con tutta forza per favorire le riqualificazioni degli edifici, invece che costruire su nuovo territorio. E al contempo ragionare su forme di finanziamento alternativo, come quelle dei bandi europei e regionali.

Come intende affrontare le situazioni di marginalità sociale del suo territorio?
Dalmine è un territorio sul quale, fortunatamente, le politiche sociali negli anni sono state molto virtuose. Serve senza indugi proseguire tutti i servizi attivi, concentrandosi sulle “nuove fragilità” emerse negli ultimi anni. Parlo del tema della casa, del lavoro e della povertà. In questo senso, l’attenzione delle nostre liste, che sono ricche di persone che vivono la loro quotidianità nelle associazioni socio-assistenziali, è diretta alla creazione di un “piano per le emergenze abitative”, volto a mappare gli edifici pubblici e privati del territorio per far fronte alle situazioni di crisi; all’istituzione di uno sportello comunale per il lavoro, per far incontrare chi è alla ricerca con le imprese che assumono sul territorio; e a nuove politiche di contrasto alla solitudine e alla povertà, come gli esperimenti di “baratto amministrativo” (che consentono a chi è in difficoltà di fare piccoli lavori per il Comune, risparmiando sulle tasse comunali).

Il suo politico di riferimento (anche passato) e perchè?
Barack Obama: lo identifico come il politico che ha saputo, con prudenza e concretezza, lavorare per migliorare le politiche sociali della sua nazione; e che, nonostante i pregiudizi sulla sua età e sulla sua etnia, è stato poi riconosciuto anche dalle fazioni opposte come un ottimo politico.

A un indeciso in cabina elettorale cosa gli direbbe per farsi votare?
Pillola blu: scegli la solita alternanza di amministrazioni di centro-sinistra, che hanno operato nell’ordinarietà, e centro-destra, che hanno commesso grossi errori, con poco coraggio per il territorio di Dalmine. Pillola rossa, anzi azzurro “Nostra Dalmine” e “Patto Civico Dalmine”… proviamo a cambiare per davvero?

Tutti i sindaci intervistati da socialbg.it




I candidati non ancora contattati che avrebbero piacere ad una intervista senza tagli o interpretazioni possono mandare un messaggio alla pagina facebook socialbg. Grazie

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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