Anche da noi il calo dei fedeli in chiesa è evidente. La fascia d’età che abbiamo ‘perso’ è quella di chi superava i 70 anni, che rappresentava comunque lo zoccolo duro delle nostre realtà”. E’ la triste panoramica che ci dà don Diego Ongaro, parroco a San Giovanni Bianco e a Fuipiano al Brembo, sull’affluenza dei fedeli alle messe. In primavera le chiese erano vuote per il lockdown. Adesso che l’emergenza è finita non si sono certo riempite. Come interpretare questi vuoti? “Prima di tutto – continua don Diego – l’utilizzo di molti media (televisione in primis) per trasmettere le celebrazioni ha abituato alcune persone a seguire tutto tranquillamente sul divano: anche due messe al giorno, ma da casa. Secondariamente gli abitudinari hanno vissuto una scrematura naturale. Chi era poco convinto prima ora preferisce rimanere a casa. Il dato che deve preoccupare (e preoccupava anche prima) è la scomparsa di quelle poche famiglie con bambini e degli adolescenti”.

Se dalla Valle Brembana scendiamo il città don Matteo Marcassoli (Loreto) l’impressione è la stessa: “Non riesco molto a quantificare il calo, comunque un calo c’è. Vedo che soprattutto le famiglie giovani fanno fatica a tornare, però non è che neanche prima fossero numerose”. Medesima litania anche a Seriate. “Da noi circa 30% in meno di persone – racconta il parroco don Mario CarminatiPenso sia dovuto alla paura.  Paura da parte degli anziani, ma spesso anche dei loro parenti che li vogliono giustamente tutelare e tenere riparati. Credo però che su questo andrebbe fatta qualche ulteriore riflessione: è la sola scelta quella di rendere asettica la vita degli anziani o si potrebbe e dovrebbe pensare a come trovare forme che consentano loro di vivere ancora e di relazionarsi? Certo con tutte le dovute e giuste precauzioni dovute alla presente situazione critica. La messa rientra in uno di questi ambiti su cui riflettere”.

Dunque l’allarme lanciato dal vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Mons. Camisasca, durante l’omelia per la Festa della Natività di Maria, interessa  anche la diocesi di Bergamo: “Non possiamo essere tranquilli – ha detto il prelato – un buon numero di persone non sono tornate alla Messa domenicale dopo la riapertura delle celebrazioni in presenza”. Una preoccupazione contenuta anche nella lettera di fine luglio che la presidenza della Cei ha indirizzato a tutti i vescovi dove si sottolineava come il ritorno alle messe coram populo fosse “segnato anche da un certo smarrimento (in particolare, una diffusa assenza dei bambini e dei ragazzi), che richiede di essere ascoltato”.

E poco dopo è arrivato l’intervento del card. Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti che ha esortato alla necessità di tornare all’Eucarestia in presenza riservando la Messa in Tv “ai malati e alle persone impossibilitate a partecipare”. Fortunatamente a Brembilla il problema non si sente. “Io devo dire con sincerità – spiega il parroco don Cesare Michelettiche la presenza è da più di un mese ritornata “normale”, a livelli pre Covid: mancano solo i ragazzi… vediamo quando ripartirà la catechesi”.

Quasi normalità anche alle Marne di Filago. “… se si eccettuano i ragazzi – chiarisce il parroco don Bravi Adrianoche riprenderanno con la catechesi e i giovani che già prima partecipavano poco. La mia è una parrocchia che non ha avuto morti di Covid, malati  gravi sì, ma guariti. Gli abitanti sono circa 500 (200 milanesi pendolari) e la frequenza è di 100 persone. La partecipazione del 30% era normale nella fase precedente il Covid, parlo nel periodo extra catechesi. Oggi sarà inferiore, ma motivato da tutte le paure indotte dalle restrizioni. Ci sono persone che non escono più dalla casa per paura. Seguono tutte le sante messe in televisione. Il problema più grave non è il Covid, ma la mancanza di fede, speranza e carità. Quando parlo di carità non intendo portare il pacco dono ai barboni, cosa buona, ma mettere al mondo un figlio. E’ il primo e principale atto di carità che richiede fede e sostiene la speranza”.

Diminuzione sì, ma non in maniera esagerata è la percezione di don Pierangelo Redondi a Sedrina: “Chi veniva prima con convinzione viene anche adesso. Le misure sanitarie e la paura del contagio scoraggiano, però il Covid ha solo messo in luce quello che c’era già prima … disaffezione verso la partecipazione domenicale alla Messa, in special modo nelle famiglie giovani e nei bambini. Con sorpresa noto, però, diversi adolescenti e giovani sempre presenti. Qualcuna di queste famiglie sta gradualmente ritornando”.

Pian piano riprende – dice don James Organisti da FontanaLe preoccupazioni del capo della Cei sicuramente poggeranno su solide ragioni; il cardinal Bassetti ha certamente un monitoraggio sulla situazione italiana che io non ho. Molto è già cambiato. Siamo tutti più poveri, anche le comunità cristiane. Ovviamente non solo economicamente. Credo che questo periodo stia facendo emergere le povertà di cultura, di parola, che ormai da anni affliggono la nostra società. Oggi ho visto una parte di trasmissione dedicata alle minigonne delle ragazze in classe. Sottolineo, in questo periodo, come se questa fosse l’emergenza culturale del nostro Paese. C’è però un alito di vita che ci salva, il volontariato. Anche quello però soffre di pensionamenti”.

Calo sicuro di presenze a Brembate di Sopra. “Lo addebito però – rimarca il parroco don Giacomo Ubbiali più alla paura e al fatto che abbiamo invitato le persone più fragili, dove possibile, a seguire attraverso la tv la celebrazione. Se si considera poi che alcuni fedeli sono morti o ammalati, non sarei così spaventato. Anche perché era un processo già in corso, e il virus lo ha solo accelerato. Io poi con la chiesa che mi ritrovo sono anche contento che non facciano le corse perchè non saprei dove metterli”.

Non un grande calo per don Gabriele Bonzi a Osio Sotto. “Per lo più dovuto al timore del contagio. Non credo che sia passato il messaggio che dell’eucaristia se ne può fare a meno e che basta pregare nell’intimità. Piuttosto percepisco una rinnovata consapevolezza dell’importanza del poter celebrare insieme”.

È comprensibile un calo dopo ciò che si è vissuto – chiude don Matteo Bartoli – Città alta è un contesto un po’ sui generis, in settimana è un po’ calata la frequenza, mentre sta avendo una lieve e lenta crescita la domenica! Speriamo in bene insomma… Si aspetta anche l’inizio della catechesi poi… magari ci sarà qualche cambiamento! Certo Sarah e Camisasca… forse sarebbe meglio partire da altre fonti!

Effettivamente la frequenza alle Messe non è aumentata dopo il periodo di forzato blocco conclude don Riccardo Bigoni da Villa d’Ogna – . Fatico a dare una percentuale della presenza, non tanto perché non sappia contare, quanto perché non vorrei incorrere nel peccato del re Davide riguardo al censimento del popolo di Israele. Mi sembra pleonastico anche lanciare l’allarme. Non è sicuramente colpa esclusiva della pandemia, che semmai ha accelerato un processo che, inesorabilmente, dura da decenni. Sono otto anni che sono in queste tre parrocchie di montagna. Sabato scorso, mentre compilavo il registro dei matrimoni della parrocchia più popolosa alla vigilia di un Matrimonio sono stato colto dalla tentazione di Davide (appunto!) e mi sono detto: quanti matrimoni in Chiesa dal 2012 ad oggi? Risposta: 10. Il mio predecessore, dal 2000 al 2012 ne ha celebrati 51… Vede quindi che la situazione è questa… Ribadito che il criterio numerico non è forse lo strumento più adatto per misurare la temperatura della fede di una comunità, senza demordere, si cerca di andare avanti. Sono prete da vent’anni, e già quando venivo formato in seminario, quasi ogni corso teologico iniziava con un’attenta analisi del mondo postmoderno, mettendone in evidenza la crisi dell’ethos. E forse in questi anni anche di grande e lodevole impegno sociale, si è detto che lo stile con cui la Chiesa porta avanti il suo impegno sociale è portatore di un senso più grande, e rivela Cristo. Non voglio cedere allo scoraggiamento, ma a volte ho l’impressione che tutta questa dimensione (che fa comodo a tanti, e ha permesso tante belle esperienze, le quali purtroppo non hanno lasciato un segno nel cuore delle persone) rischi di relegare anche Cristo sulla soglia…”

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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