Wout Van Aert è un vincitore seriale di corse ciclistiche, praticamente in ogni specialità. Vince le volate – memorabile quella sui Campi Elisi al Tour de France del 2021. Vince le tappe di montagna – come quella con la doppia scalata al Mont Ventoux, sempre nel Tour 2021. Vince le cronometro (qualche dato si trova in internet nella pagina della Wikipedia a lui dedicata, al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Wout_Van_Aert).

Poi d’inverno, quando la maggior parte dei ciclisti professionisti si prende un momento di pausa, Van Aert si dedica al ciclocross… e vince pure lì. I selezionatori della Nazionale belga hanno cominciato a convocarlo per i Mondiali nel 2012, quando aveva 18 anni, e finora in quella competizione è sempre arrivato sul podio, 4 volte oro. Nella stagione in corso ha partecipato a 9 cross vincendone 8 (l’unica sconfitta è stata provocata da un salto di catena).

Per ottenere tali risultati si allena moltissimo. I dati relativi all’anno 2021 li ha resi noti lui stesso con una history su Instagram, riportata con toni tra l’ammirato e il preoccupato da Ciro Scognamiglio su la Gazzetta dello Sport cartacea dello scorso 3 gennaio.

In sintesi: 31˙064 km percorsi in bicicletta, distribuiti in 996 ore; 205 notti trascorse lontano da casa, di cui 72 in altura oltre i 2˙000 metri, queste forse non del tutto «geografiche» nel senso che potrebbe averne trascorse alcune non in altura bensì al livello del mare dormendo all’interno di una tenda ipobarica – pratica controversa perché in alcuni Paesi, come l’Italia è considerata dopante mentre in altri, come il Belgio, invece è legale. Peraltro mentre faceva tutto questo è stato sottoposto a 47 controlli antidoping senza che venissero rilevate irregolarità.

A questi allenamenti ha aggiunto 62 giorni di gara (cioè circa altri 10˙000 km di bicicletta) 49 su strada e 13 nel ciclocross, con 21 vittorie più una classifica a punti. In pratica ha vinto più di 1/3 delle volte in cui è partito aggiungendo pure secondi posti, come quello della corsa in linea all’Olimpiade di Tokyo 2020.

Per fare un confronto, Scognamiglio ha intervistato per la Gazza Paolo Slongo, l’allenatore storico di Vincenzo Nibali, altro vincitore seriale (2 Giri d’Italia, 1 Tour, 1 Vuelta España – qualche info sulla Wikipedia al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Nibali). Nibali, tra il 2014 e il 2016, alcuni tra i suoi anni migliori, non è mai andato oltre i 28˙000 km di bicicletta l’anno, gare comprese, e mai oltre i 51 giorni in altura.

Van Aert, per essere tra i più forti al mondo, ha oltrepassato e sta ancora oltrepassando i limiti umani noti. La Gazza parla di «nuovo ciclismo» per tentare di inquadrare il fenomeno. Tutti quei giorni trascorsi lontano da casa, tutti quei km, richiedono una dedizione che nella storia, perlomeno recente, di questo sport non erano richiesti.

In inverno i ciclisti professionisti staccavano la spina, mentre in estate erano i ciclocrossisti ad andare in ferie. Van Aert non stacca praticamente mai. E vince.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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