Come si fa a combattere un nemico invisibile, anonimo, che si muove per le nostre strade come un cittadino qualunque?

parigiCome si può individuare un soggetto potenzialmente esiziale che condivide con noi una toponomastica abituale, che dissimula la sua programmata ferocia in atteggiamenti gentili e compassati? I terroristi ci indicano, inequivocabilmente, che ogni momento e ogni spazio possono essere quelli giusti per morire dilaniati da una bomba o da una sventagliata di kalashnikov.

Nessun luogo è sicuro. Ogni esplosione non è solo una mattanza fisica. E’ un’epidemia di paura che si diffonde repentina cosicché ogni passo è avvertito come un azzardo, ogni respiro un rischio. I terroristi ci vogliono immobili, fermi, rannicchiati in casa a porte chiuse. Il loro obiettivo è l’abulia del mondo occidentale. “State fermi, che noi staremo calmi” è il retropensiero di queste macchine del male che abitano l’Europa.

New York, Madrid, Londra, Parigi. E ancora Parigi, di sera, con la Tour Eiffel sgargiante di colori. Dove esploderà il prossimo ordigno? A quante persone verrà tolto il diritto a vivere colpiti da un istante di follia calcolata? Tra le vittime troveremo certamente chi insegue il successo ad ogni costo, chi osanna i soldi e si inchina al potere, chi la mette in culo gratuitamente o a chi si interpone sulla sua strada. Avremo uomini indifferenti e astuti, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaraquaqua. Avremo gli incalliti ipocriti dei “mi piace” ai messaggi di non violenza che dileggiano, poi, con urla belluine o raffinato disprezzo un collega d’ufficio; avremo i campioni al lancio dell’ultimo codice etico dopo che han fatto man bassa di illeciti legali, chi ha smarrito il pudore, chi  esalta l’osceno…

Dentro quei morti avremo tutte le porcherie e le nefandezze dell’Occidente. Ma tutto questo marcio non giustifica esaltate apocalissi metropolitane. Perché in quei morti hanno anche ammazzato il desiderio di essere migliori, di resistenza all’egoismo, di autentico sguardo ai bisogni dell’altro.  In quei morti hanno ammazzato l’attesa di un figlio per la carezza di un padre. Hanno spento una notte di passione dentro una camera d’hotel. Hanno depotenziato il miracolo della vita e la circolarità dell’amore.

Il mio capo al giornale ha scritto che siamo in guerra. E una guerra è una scacchiera con due colori che si contrappongono. Non so chi ci sia di preciso dall’altra parte. So cosa c’è qui fuori dalla mia finestra e dentro di me. Molte cose sono da ricalibrare, molte cose sono storte, a volte c’è tanta ombra, i pensieri fan spavento. Ma è la mia finestra. E’ quando si illumina di bellezza non la cambierei con nessun altra. Non so chi c’è dall’altra parta, ma so che voglio difendere: quella mia finestra. (Bruno Silini)

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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