Dalla scrittura di Enrico Letta, del neopresidente del PD, emerge una notevole distanza tra una parola e l’altra che può rallentare il pensiero per troppa critica soggettiva, dando luogo a interventi oltremodo soppesati che rischiano di pregiudicare l’obiettività a causa di un’insicurezza mentale allontanando le prospettive. Le aste ritorte a sinistra in alcune lettere, come le “g” e le “p”, rivelano qualche problema irrisolto del passato, forse a causa di timidezza nell’età giovanile, che tuttavia permane ancora.

Letta non sembra essere sostenuto da un’adeguata energia vitale poiché il tratto appare piuttosto anergico a segnalare un’emotività che toglie calma interiore rendendolo un po’ fragile di fronte a problemi complessi, a frustrazioni e a delusioni che la vita politica necessariamente comporta.

A ciò va anche aggiunto il fatto che la stabilità dell’umore non è una peculiarità del suo carattere e potrebbe creargli dell’incostanza nella resa, soprattutto se sollecitato emotivamente. Ottima l’intelligenza, sostenuta da abilità analitiche e di osservazione, ma non altrettanto da doti elaborative del pensiero per cui nella scelta delle strategie operative ha sempre la necessità di confronti e appoggi che lo rafforzino. È  proprio questa insicurezza emotiva e il tipo di pensiero troppo cavilloso che potrebbero fargli commettere errori di valutazione nei rapporti interpersonali.

La firma, essenziale nelle forme e con due iniziali che si differenziano notevolmente dalle lettere successive, segnala quanto sia stato importante in passato, e forse lo è tuttora, il casato dove egli trovava la spinta e il sostegno necessari per buttarsi nella mischia della politica; attenzione però che si tratta della scelta di una seconda paternità!

Dallo scritto sembra anche di poter intuire una sua vibrante passione per la musica che, se non appresa nella realtà, viene senza dubbio utilizzata come strumento di distensione e di ricarica.

La scrittura di Enrico Letta

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