Le notizie di questi giorni riportano i dati sulla natalità del nostro paese. Se ne parla da anni e la cosa non ha più presa mediatica, ma di fronte a certi numeri una riflessione è d’obbligo. Senza osare sfidare l’Ipsos di Pagnoncelli vorrei sintetizzare con un esempio vissuto la questione.

Avevo ospiti a cena alcune amiche di mia moglie in età fra i 27 e i 34 anni. Una sola era fidanzata (la più giovane). Ne è uscita una sintesi disarmante: chi non voleva figli, chi voleva un partner fatto su misura altrimenti nulla, e chi invece preferiva passare da un uomo all’altro senza impegno e, infine, chi aveva paura di rischiare regressioni di carriera sul posto di lavoro. Dunque, l’argomento figli è stato toccato di striscio e accantonato in favore di altri argomenti ben più di spessore: gli ultimi influencer, in che metà esotica sarà la prossima vacanza, e l’ultimo tormentone estivo. Se estendiamo col moltiplicatore tali quesiti non possiamo essere sorpresi da una situazione di natalità di questi tipo. Ora le ricette per uscirne sono complicate e non di breve respiro.

Anzitutto, la questione economica lavorativa. I posti di lavoro sono diventati giungle nei rapporti umani e a farne le spese sarà sempre chi si congeda un attimo per questioni di natura umana. Punto secondo: il portare all’estremo la condizione di libertà e consumismo personale provoca un’implosione in se stessi dove al centro c’è solo l’interesse personale (carriera, soldi, tempo libero). Occuparsi invece di un figlio vuol dire sacrificare la propria persona e le proprie priorità in favore di un altra.

In un contesto del genere un’inversione di tendenza di massa di tali comportamenti è un utopia. Non c’è decreto legge o proposta politica che possa far cambiare l’atteggiamento meno egoistico ed egocentrico delle persone verso un ritorno ad una mentalità più generosa nei confronti di quello che ci circonda e di chi verrà dopo. L’unica proposta politica sensata sarebbe quella di privatizzare completamente la previdenza sociale. Solo con l’autosufficienza personale basata sulla meritocrazia si darebbe lo choc necessario affinché l’italiano medio prenda coscienza che non si può bruciare il terreno sotto i piedi dei più piccoli in favore del mantenimento perenne del proprio status quo.

Modello Thatcher: “Noi dobbiamo dare una mano alle persone affinché siano autosufficienti e non sussidi che fanno solo debito e deficit“. Ma capisco la scomodità politica di questa opinione“.

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Autore

Davide Bettinelli

Nato a Trescore nel 1982. Diplomato alla "Pesenti". Occupazione operaio metalmeccanico. Membro del consiglio di fabbrica per la CISL dal 2006 al 2014. Calcio CSI dal 2003 al 2009. 1° posto Endenna gruppo di campionato 2007-2008 Arbitro CSI dal 2009 al 2011. Presidente calcio a 5 CSI dal 2010 al 2013 della Mirafiori. 1° posto gruppo E nella stagione 2011-2012. 1° posto torneo Epifania a Berbenno nel 2011. Tennis a livello amatoriale dal 2013 al 2017. Miglior risultato quarti di finale torneo Quarenga 2016. Iscritto al PD dal 2010

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