Quando inventi 500 (e più) colonne sonore quasi tutte memorabili e originali puoi dire di far parte della categoria ristretta dei grandi compositori e quindi della storia della musica. Se poi queste colonne sonore appartengono a film di grande spessore che hanno interessato il pubblico di tutto il mondo entrando nelle sale cinematografiche dei piccoli villaggi come delle metropoli di ogni continente, allora entri dritto nella leggenda.

Ennio Morricone è sicuramente uno dei pochi eletti. Se poi consideriamo che per 91 anni ha lavorato creando capolavori sonori fino alla fine beh allora giù il cappello.
La cosa ancor più significativa è che tutto ciò sia capitato ad un musicista ancorché classico. Infatti, la formazione del compositore romano (nato e vissuto sempre nel quartiere di Trastevere, nonostante le non poche lusinghe hollywoodiane che lo avrebbero voluto cittadino di Los Angeles con tanto di villa a disposizione) fu tipicamente classica nel senso accademico: conservatorio di S. Cecilia per diversi lustri con un maestro di composizione del calibro di Goffredo Petrassi uno dei maggiori compositori del ‘900.

Ed è stupefacente che sia un musicista a entrare nella memoria collettiva dell’umanità. Oltretutto in un’epoca in cui la musica nettamente predominante è quella rock – pop (e affini) dove gli strumenti dell’Orchestra sono ormai soppiantati dall’elettronica e dal computer. Neanche Mozart o Beethoven, mutatis mutandis, hanno goduto tali onori e successi. E che ciò sia avvenuto nel Novecento-inizio terzo millennio lascia ancor più stupefatti. Ma non poi così tanto. Se pensiamo che la musica di Morricone non solo ha il merito di aver centrato ogni volta lo spirito e il senso del film ma sopratutto ha saputo – dopo 5 secoli di tradizione musicale – estrarre dal profondo subconscio dell’intelligenza umana, ancora melodie e armonie universalmente comprensibili e vicine al cuore e alle emozioni sia dell’uomo della strada sia dell’intellettuale, o come si diceva in altri momenti, del colto e dell’inclita.

La sua musica è immediatamente leggibile perché usa codici e alfabeti che appartengono al comune sentire e perché sa ricreare affinità elettive con passioni e sentimenti che ogni individuo esperimenta e vive nella normalità quotidiana come nella eccezionalità di eventi personali. Oltretutto la musica di Morricone dà un valore aggiunto ai film che senza di essa probabilmente verrebbero molto sminuiti. Viceversa la sua musica può benissimo essere ascoltata a sé. Va anche detto che una ulteriore abilità del compositore romano è stata quella di aver usato gli strumenti classici dell’Orchestra insieme a sonorità e mezzi più svariati come rumori onomatopeici, fischi, scacciapensieri siciliano e percussioni varie. Poi pensiamo all’impiego dell’oboe e della tromba solisti (tipici dell’epoca barocca) in pellicole memorabili come “Mission” e “Western” vari.

Grazie a Morricone ancora una volta l’Italia conferma il proprio valore apicale nella storia della musica con un’eccellenza assoluta anche in un contesto commerciale come il cinema. Il che non diminuisce certo il proprio target ma dà valore aggiunto al prodotto di massa. Questo implica il successo universale che Morricone ha saputo conquistare. La musica, la grande musica, si conferma elemento fondante e indispensabile della commedia umana.

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