Nel 2006 uscì nei cinema un grande film di Clint Eastwood dal titolo Flags of our fathers” che raccontava la storia dei 6 soldati immortalati in una celebre fotografia mentre issavano la bandiera americana a Iwo Jima. Un film non perfetto ma coraggioso perché, al contrario di quanto si possa immaginare, non racconta la storia di pochi vincitori sfuggendo, così, la retorica sull’eroismo americano perché il focus è, come recita la voce fuori campo nel finale, “sul modo con cui gli uomini cercano di spiegare ciò che è incomprensibile, e cioè che un uomo possa sacrificare la vita per un altro”.

Sicuramente lo spirito di sacrificio è quello che caratterizza anche la nostra nazionale e quel “centimetro alla volta”, di cui parla il nostro commissario tecnico, altro non è che un riferimento ad al celebre discorso: quello che l’allenatore interpretato da Al Pacino, nel film “Ogni Maledetta Domenica” di Oliver Stone, fa alla sua squadra di football alla finale del Super Bowl. Un monologo motivazionale che entrato a far parte di svariati percorsi di formazione che merita, a mio avviso, di essere rivisto proprio in questa vigilia della finale.

Cosa ci mostra questa scena? Un uomo di mezza età che, per sua ammissione, riconosce di aver sbagliato tanto nella vita perché ha lasciato andare le persone che amava e così, per motivare la squadra, si limita a richiamare i suoi giovani giocatori ad una semplice verità: la vera vittoria avverrà solo se si sarà disponibili a dare tutto per il proprio compagno con quello spirito di sacrificio che, proprio il film di Clint Eastwood, testimonia in modo evidente.

Una strana coincidenza fa si che proprio l’11 luglio – Finale di Euro 2020 – sarà anche il secondo anniversario della morte di mio papà e immagino che, anche per tante altre persone, questa finale sarà occasione di fare memoria dei nostri cari che, prima di noi, hanno sofferto e gioito per i colori azzurri partita dopo partita, centimetro dopo centimetro. Ci saranno, quindi, in molte case poltrone vuote ad accompagnare la nostra nazionale e il ricordo di vecchi rituali propiziatori (che nel mio caso era la semplice domanda di un bimbo che al padre chiedeva “fai segnare l’Italia”… perché certo che il babbo avesse dei super poteri nascosti) potrebbe generare un po’ di malinconia… ed è giusto che sia così a patto che però entriamo anche noi negli spogliatoi con Al Pacino e iniziamo ad accogliere una parola rivoluzionaria… resurrezione…. cosa ci guadagneremo facendoci contagiare da questa parola? … Il coraggio e il tifo dei nostri genitori e così facendo a tifare l’Italia non ci saranno solo 60 milioni di italiani ma molti, molti di più… sia quelli in terra… che quelli in cielo!

Se ci pensiamo bene perché queste partite sono così speciali? Non perché salveranno delle vite e nemmeno perché verranno alzate bandiere di fine guerra ma perché, ieri come oggi, ci commuovono e, in tempi crudi e drammatici come i nostri, ci aiutano a riscoprire il segreto dei nostri “vecchi”: il bello della vita sta nel condividere cose semplici nel più semplice dei modi! Si può essere orfani di padre, madre oppure entrambi ma, nonostante questo, una finale è un viaggio in cui un figlio o una figlia si trovano a fare dei nuovi passi nel solco di tracce antiche unendo misteriosamente, così, cielo e terra!

Una dinamica profonda e relazione che, se ci pensiamo bene, può essere la vera motivazione del perché, ad ogni goal, la prima manifestazione gioiosa che ci viene da fare è: abbracciare le persone che ci sono vicine. Mio padre non era un eroe e non aveva i super poteri eppure, nonostante tutto, ho una verità semplice nel cuore in base alla quale, ovunque adesso lui sia, so che vedrà la partita finale di Euro 2020 in una casa con tante poltrone e tanti amici, sconosciuti in terra ma divenuti misteriosamente familiari in Paradiso.

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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Specialista sviluppo prodotti e servizi assicurativi Gruppo Assimoco – Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale e Presidente del Comitato di settore dei servizi sociali del Comune di Torre Boldone, divulgatore nazionale

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