Buongiorno bambini e bambine, mi chiamo Giuseppe ed oggi sostituirò la vostra maestra perché è malata” – disse il maestro entrando nella classe.
Buongiorno sig. maestro!” – risposerò in coro gli alunni.
Allora chi mi sa dire che giorno è oggi?” – domandò l’insegnante.
“E’ il 19 Marzo, è la festa del mio papà!” – esclamò con gioia la piccola Fatima.
Risposta esatta anche se, per la precisione, oggi si festeggia non soltanto il papà di Fatima ma tutti i papà oltre che, come nel mio caso, anche tutte le persone che si chiamano Giuseppe” – replicò sorridendo il maestro.

D’un tratto, dal fondo della classe, si alzò una manina e una voce, con tono squillante, domandò:
Io non ho il papà ma vorrei tanto poter festeggiare anch’io il 19 Marzo insieme a tutti i miei compagni: cosa posso fare sig. maestro?
Davanti a quella domanda l’uomo si commosse e con voce emozionata replicò al bambino:
E tu come ti chiami piccolino?
Io sono Gustavo e mia mamma si chiama Antonia mentre il mio papà non lo so perché è andato via quando ero piccolo”.
Hai un bellissimo nome amico mio: sai cosa vuol dire?” – domandò il maestro Giuseppe.
Non lo so maestro, raccontamelo per favore! Infatti, mia mamma mi ha detto soltanto che era stato scelto dal mio papà prima che partisse per il suo viaggio” – esclamò curioso il bambino.
Allora bambini vi racconterò una storia che ha per protagonisti un bambino e un bastone davvero speciale“. – disse il maestro

C’era una volta, tanto tempo fa in un paese lontano, un bambino di nome Got che viveva in un bellissimo villaggio immerso nel verde con la sua sorellina Mia e la sua mamma Ingrid.

Nessuno sapeva che fine avesse fatto il papà di Got: sul suo conto c’erano solo svariate leggende ma la cosa certa è che, un giorno, era partito in cerca di fortuna senza, però, aver mai fatto ritorno a casa.

L’unica traccia che era rimasta di lui era soltanto un vecchio bastone di legno che il piccolo Got teneva sempre con sé e sul quale c’era una scritta latina che diceva “S P M: Sic Parvis Magna”

E cosa vuol dire maestro?” – interruppe prontamente il piccolo Gustavo.
Letteralmente significa da cose così piccole a cose così grandi e tutti, nel villaggio, pensavano che fosse stata incisa sul bastone dal papà di Got proprio per esprimere il desiderio di avventura che risiedeva nel suo cuore” – rispose il maestro.
Ma maestro, se così fosse, vuol dire che per il papà di Got avere una famiglia e dei figli non era qualcosa che lo rendeva felice?” – disse rattristata un’altra bambina di nome Petra.
Si piccola mia è così: il papà di Got non era felice – rispose il maestro – Ma andiamo avanti con la storia perché se no rischiamo di non arrivare alla fine prima del suono della campanella”.

“Un giorno arrivò nel villaggio un uomo molto anziano e saggio che attirò subito l’attenzione di Got perché aveva un bastone simile al suo. Domandò ospitalità a diverse famiglie trovando, però, solo porte chiuse. L’unica che si apri fu proprio quella della famiglia di Got: infatti la mamma Ingrid, mossa a compassione, decise di dargli ristoro e alloggio per una notte.

Durante la cena l’uomo restò per quasi tutto il tempo in silenzio fino a quando gli venne posta una domanda proprio dal bambino.

– Come mai hai quel bastone?

– Lui è il mio più caro amico: infatti ci sosteniamo a vicenda.

– Sai che anch’io ne ho uno: me l’ha lasciato il mio papà e sopra c’è una scritta che nessun nel villaggio è mai riuscito a tradurre. Potresti farlo tu per favore?

L’uomo incuriosito chiese al bambino di mostrarglielo e, dopo averlo osservato attentamente, guardò negli occhi il piccolo Got e gli disse.

– Vedi piccolo mio questa frase parla di grandezza e, in passato, ho già visto bastoni come il tuo. Sono sparpagliati in tutto il mondo e li hanno bambini e bambine che, proprio come te, hanno dei papà che sono andati via. Quando, infatti, viene al mondo una nuova vita gli uomini si sentono messi un po’ da parte e così, dalla notte dei tempi, Dio gli dona un bastone con sopra questa frase per fargli capire che darà loro sostegno. Purtroppo, però, può accadere che il loro cuore interpreti questa frase in modo errato e finiscano, così, per vedere nell’essere papà una prigione dal quale fuggire in cerca di grandezza ma finendo, purtroppo, solo per perdersi per il mondo.

– Ma allora qual è il vero senso di questa frase?

– È un invito e una promessa perché il suo vero significato è questo: il piccolo fanciullo diventerà grande! E un papà può diventare davvero un grande uomo, solo se vive questa bellissima avventura insieme a suo figlio o figlia.

– Come fai a sapere tutto queste cose? Sei un mago?

– No, piccolo mio, anch’io sono cresciuto senza papà proprio come te ma portando con me questo bastone ho scoperto che chi l’aveva dato a mio padre amava anche me e la sua paternità non ha confini e limiti. Immagina tanti bambini, di tutto il mondo, che si tengono per mano e in mezzo un volto che sorride…Dio è un po’ così…un grande sorriso che non fa mai sentire soli perché ricorda che ha creato la terra come casa per la sua grande famiglia. Alcuni papà prendono il largo e si perdono; altri restano e crescono con i loro figli: ma sia nell’uno che nell’altro caso…ogni volta che guarderai il bastone pensa a questo Grande Papà perché lui non ti abbandonerà mai proprio come ha fatto con me!”

D’una tratto la storia venne interrotta dal suono della campanella.
“Bambini la lezione è finita, potete andare a casa!” – disse il maestro Giuseppe.
Prima di uscire Gustavo andando dall’uomo e abbracciandolo gli disse:
Oggi a casa disegnerò un bastone e domani te lo porto! Ci sarai vero?
Si piccolo mio!
Uscendo da scuola la mamma di Gustavo portò il piccolo in chiesa per accendere una candela a San Giuseppe e all’improvviso il bambino, guardando il quadro del santo con Gesù Bambino, esclamò a gran voce: “Mamma, mamma: ma io quella scritta sul bastone di San Giuseppe la conosco!
Davvero Gustavo? E cosa vuol dire SPM?” – replicò la mamma.
Sic Parvis Magna…vuol dire che il fanciullo diventerà grande. I papà che mantengono il bastone vuol dire che hanno accettato l’avventura di vedere crescere i figli stando con loro!” – replicò Gustavo.
E’ così piccolo mio: San Giuseppe ha realmente accolto questo invito!” – disse la mamma.
Ma allora anch’io, come Got, ho un Padre infinito e tenendo per mano tutti gli altri bambini e bambine potrò vedere il mondo sorridermi” – esclamò felice il bambino.
Grazie Gustavo per queste parole, sei davvero un bambino speciale e sono felice di essere la tua mamma. Buona Festa di San Giuseppe, piccolo mio”.


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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale, scrittore di libri per l'infanzia, divulgatore e influencer sociale su Socialbg

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