Il 20 settembre 1870 ci fu la breccia di Porta Pia, data che dovrebbe essere importante per la nostra nazione. Eppure ho la sensazione che i più non la conoscano e non gli interessi nemmeno, e che siamo talmente divisi su tutto, che se anche glie lo dici, ci dividiamo anche sulla modalità della risposta: da una parte i politicamente corretti che potrebbero rispondere come Clarke Gable alla fine di “Via col vento” (“Francamente me ne infischio“), dall’altra i fieri politicamente scorretti (i più) che potrebbero darti risposte tipo “eamecheca**omenefregaradicalchicdime**a“.

Comunque, il Papa di allora, Pio IX, tentò di fermare la presa di Roma con la scomunica a chi avesse osato attaccare Roma, ma figuriamoci se gente come Nino Bixio si lasciava intimorire da certe cose (anzi, lui continuò a combattere gli zuavi pontifici anche dopo la loro bandiera bianca). Tuttavia a dare l’ordine di iniziare con le cannonate non fu il Generale Raffaele Cadorna, ma il Capitano Giacomo Segre, ebreo e quindi non passibile di scomunica. Questi italiani… E questi Cadorna, Raffaele padre che cede la vincente Porta Pia, e il figlio Luigi che si intesta la disfatta di Caporetto… I bersaglieri entrarono in Roma, tuttavia la fotografia che li immortala è, ironia della sorte, un falso, in quanto scattata qualche giorno dopo con i bersaglieri in posa, dal fotografo Gioacchino Altobelli. Non so dire se fosse antenato dello Spillo mundial, ma di sicuro ebbe meno notorietà, di Spillo e del falso storico.

Tornando al Papa Pio IX, una volta caduta Roma espresse il “Non Expedit”, ovvero il divieto per i cattolici a partecipare alla vita politica della neonata Italia, a ricordare una volta di più, caso mai ce ne fosse bisogno, il peso della Chiesa sulla storia del nostro Paese. Un comportamento non degno di grande merito, ma replicato tante volte, l’ultima proprio oggi, 150 anni dopo Porta Pia: i nostri politici in Parlamento hanno votato una riforma costituzionale (mica il bingo, ma forse per loro il bingo è più importante) con percentuali quasi bulgare, e poi al referendum confermativo cambiano idea per farsi le ripicche tra partiti, come se si fossero rubati la marmellata di merenda.

Brutto a dirsi, ma questo è il livello dello scontro (avevo scritto prima dibattito e poi confronto, ma quelli in effetti sono spariti) dove ormai ci si divide su tutto, a prescindere, solo per partito preso (modo di dire quantomai appropriato). Ovviamente ci rappresentano, e devo dire anche bene: ormai il confronto inteso come necessario alla crescita è sparito, non sappiamo nulla e quando ci chiedono qualcosa, non sapendo, rispondiamo con altro. È una tecnica “discutibile” ma legittimata da chi ci rappresenta così bene.

Mi viene in mente Donnie Brasco, radici italiane e fusto e rami nella Nuovaiorka anni 70, che diceva sempre “Che te lo dico a fare?” Già, “che te lo dico a fare?“, è inutile… Per concludere, la breccia di Porta Pia è importante, segna la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale della Chiesa, Roma diventa italiana nonché capitale d’Italia al posto di Firenze: però l’Italia sta ancora aspettando di essere unita, ma questo è un altro libro. Garibaldi disse “O si fa l’Italia o si muore“, D’Azeglio sta ancora aspettando gli italiani, gli italiani il Risorgimento non sanno cosa sia. Già, ma poi, tutto questo, “Che te lo dico a fare?

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