Da Cascina Gobba sulla metro con una moltitudine di teste chine sul cellulare. Il ragazzo cinese in parte (avrà 10 anni?) è concentrato come il papà sul proprio. Il dito fa scorrere, clicca, allarga, striscia, su e giù, non per un game né una partita di calcio come quella che appassiona il giovane accanto. Mi sento solidale con il signore alle prese con un libro che tiene sulle ginocchia. Di giornali nemmeno l’ombra.

Verso San Babila entriamo in via Spiga per arrivare in via Manzoni. Girovagando nel fascino della Milano natalizia. Archi di verde natalizio, qualche operaio per le rifiniture, un bodygard. E’ sgombra a quest’ora, le vetrine risplendono dai negozi di Prada, Moschino, Bulgari. Arriveranno i clienti. Scarpe colorate come pezzi di maiolica, stivaletti in posizione di partenza, abiti scintillanti, cappelli su appendiabiti dorati, borse appoggiate sul piedistallo di cristallo, orecchini srotolati dal foulard, braccialetti sotto il riflettore, pendenti che fuoriescono dal cofanetto. L’atmosfera c’è, l’oggetto emana il suo fascino. Stupisce passare davanti ad una scuola elementare: i bambini arriveranno con lo zainetto e magari soli per una strada che percorse tante volte Foscolo che qui aveva abitato?

Si esce nei pressi di Porta Nuova e si svolta verso la Scala che domani avrà la sua Prima. Anche Via Manzoni ha una sorpresa, la Chiesa di San Francesco di Paola, un bell’esempio di barocco con la facciata ondulata. Seguace del poverello di Assisi il santo calabrese ebbe lunga esistenza per gran parte del Quattrocento. Una tela sull’altare maggiore lo ritrae pellegrino barbuto con bastone e bisaccia. Fu venerato come santo taumaturgo e per i suoi gesti di carità, virtù richiamata sulle porte e in facciata. Fu omaggiato in Italia e fuori e patrono nel Regno delle Due Sicilie.  

Alle Gallerie d’Italia c’è la mostra “Dai Medici ai Rothschild. Mecenati, collezionisti, filantropi”. L’arte si sposa con la finanza, non sempre felicemente per la finanza. Sono famiglie che hanno dato lustro ai loro palazzi, hanno favorito pittori e musicisti, hanno fatto incetta delle opere dovunque e di ogni tipo, hanno fondato scuole o creato luoghi d’incontro, a volte rischiando a volte sperperando. Si arriva fino ai nostri giorni con la figura del banchiere Raffaele Mattioli, ammiratore o amico di Morandi Manzù Guttuso.

Nonostante l’ora troviamo aperta San Fedele la chiesa dei gesuiti, mentre si celebra con solennità San Nicola. I fedeli sono ordinatamente sparsi, uomini e donne, di mezza età. Per chi entra da curioso di opere d’arte l’occhio non sfugge alla Deposizione di Peterzano che ebbe nella sua bottega Caravaggio. In basso si svolge il dramma, in un equilibrio di colori, la madre e i discepoli raccolti attorno al Cristo che sta per essere adagiato nella tomba. La Carrara aveva riservato una mostra per lui e Tiziano, oscurata dalla pandemia. Si firmava il bergamasco pur essendo nato a Venezia.

Sui gradini antistanti la chiesa Manzoni cadde malamente. Era inverno, aveva nevicato, forse un’invisibile patina di ghiaccio l’ingannò. Aveva 88 anni, ben portati. Morì dopo qualche giorno. La sua statua è posta davanti alla sua chiesa a pochi passi dalla casa.

Gli impiegati si sparpagliano in pausa di lavoro. Si mettono in fila per un panino, si accontentano del portico per un piatto caldo o vanno al chiuso dove le distanze covid sono un ricordo lontano. Ci sediamo a San Babila per una piadina, riscaldati da un fascio di sole che arriva nella veranda sotto il porticato. Fuori c’è il fioraio che taglia e riposiziona i suoi mazzi per i clienti, tra vasi di ciclamini, fasci di margheritone, orchidee e bouquet di fiori secchi.

Salutiamo Milano dalla sua piazza, affollata di gente, di turisti a fotografare, di nullafacenti del pomeriggio a godersi sui gradini del Duomo l’ultimo sole che presto finirà tra i palazzi. I piccioni sono sempre in movimento, planano o fuggono, si alzano allo stridere degli altoparlanti in prova, agli “ah! ih! eh!” del microfonista dal palco del concerto. Volano in tondo e finiscono sul Monumento a Vittorio Emanuele, sul tetto della Galleria, sulle finestre del Duomo, sulla terrazza dell’Arengario. Non sull’albero di Natale perché non c’è posto.

Link utili:
Comune di Milano
Mangiare a Milano


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Fonte immagine di copertina: Depositphotos

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