Un libro di storia dove i grandi personaggi, cosiddetti protagonisti, della storia appaiono solo in dissolvenza. Sullo sfondo. I veri attori della scena, cioè delle vicissitudini e vicende umane sono persone comuni, contadini commercianti operai cui ogni lettore può vedere come in uno specchio la propria esperienza e narrazione familiare.

Fulvio Pellegrini, esperto operatore finanziario in alcune delle maggiori banche italiane,  esordisce come scrittore con questo corposo volume “Le biglie del tempo ( – Tanta zet fa-)” (edizioni Abra Book) cogliendo con sapiente introspezione il senso evolutivo della storia nei suoi significati e riflessi sulle persone , intrecciate e legate dagli avvenimenti imprevedibili,  a loro volta causati e condizionati dalle tragedie scatenate da  leader e capipopolo che hanno caratterizzato il novecento.

Una sorta di “recherche” proustiana dove anche profumi odori emozioni danno un significato alle scelte e ai destini degli individui.

Le biglie del tempo” sono le “madeleines” di Fulvio Pellegrini attraverso le quali osserva e rivive gli episodi e i fatti dei pochi personaggi (Tata, Picheno, Nina, Luigi,  Oliva, Alessandro,  Rosa, Giuseppe) che animano queste oltre 400 pagine che scorrono leggere e avvincenti come le stagioni del tempo. Uno sorta di biografia che però si rivela tale solo all’ultima pagina.

Una pregnante saga familiare di due famiglie destinate a incontrarsi, una della pianura ai piedi di Bergamo (Curnasco), l’altra della prima Valseriana (Ranica), che grazie alla sagace scrittura di Pellegrini ci mostrano la storia sviluppatasi tra la fine dell’ottocento fino a tutto il novecento. Epicentro Bergamo e il suo hinterland . Cornice i grandi fatti del mondo .

Il pregio di questo romanzo storico è quello di rivivere in controluce i grandi avvenimenti degli ultimi 150 anni: dalla miseria alla prima industrializzazione, dall’avvento del fascismo alle due guerre mondiali. Ma sono le gioie e le lacrime, i sogni realizzati e le tragedie familiari di Nina  Luigi,  Alessandro, Giuseppe, Picheno, Oliva, Tata, Rosa e Giuseppe a dare specifica connotazione umana e dimensione storica a fatti passati ai libri di storia come la società contadina con le prime meccanizzazioni agricole, la nascita dell’industria tessile ( che proprio a Ranica e nella valseriana conoscerà il più grande insediamento nazionale), le prime associazioni sindacali e primi scioperi (famoso quello del 1909 sempre a Ranica con l’intervento dell’allora segretario del vescovo di Bergamo Angelo Giuseppe Roncalli), lo scoppio della prima guerra mondiale e conseguente delusione dei sansepolcristi che porterà alla nascita del fascismo con i suoi risvolti di angherie, violenze e contrapposizioni ideologiche, alla tragedia del nazifascismo con la campagna di Russia, repubblica di Salò,  bombardamento della Dalmine,  movimento partigiano e rinascita.

Nell’intreccio globale dello storitelling e nella trama complessiva di amori, tradimenti, agguati e sogni terreni della gente umile e onesta con tanta dignità, vi sono anche pagine notevoli dedicate ai primi tentativi di attivismo sindacale contro l’arroganza dei padroni, o al gioco-sport del tamburello come alle prime società di calcio dilettantistico (memorabile la vicenda del pallonedi stracci o delle scarpe modello Manchester), o anche al regalo della prima bicicletta. Un libro che si lascia leggere e che merita di essere letto.

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