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In migliaia a Paladina per i funerali di Felice Gimondi

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funerali di Felice Gimondi

Non si era mai vista tanta gente a Paladina. Mai. Un’invasione di volti emozionati e commossi. Tutti lì in quella brutta piazza di bellica memoria a salutare Felice Gimondi, il più grande ciclista che l’Italia abbia mai avuto, morto di infarto durante le sue vacanze in Sicilia. Ai funerali di martedì ognuno portava con sé un ricordo del campione bergamasco. E non necessariamente legato alle sue imprese sulla strada. Perché insieme all’eccellenza sportiva, Gimondi incarnava il senso di una pulizia interiore. Ai bergamaschi questo piaceva, li inorgogliva. Soprattutto apprezzavano l’indole di Gimondi a tentare di mettere sempre la ruota davanti pur nella consapevolezza che non sempre si può vincere. A Paladina, l’ultima volta, lo si è visto alla presentazione del libro di Francesco Moser “Ho osato vincere” nella sala sopra la biblioteca comunale. Moser parlava delle sue imprese, Gimondi ascoltava tra il pubblico. Non era intervenuto, non aveva fatto domande. Aveva aspettato che Moser finisse per poi salutarlo e stringergli la mano. Due colossi che, abbandonata la sella, restavano buoni amici. Lo si è visto anche ieri. Sul volto di Moser traspariva la composta tristezza di un dolore autentico. Con lui c’erano Motta, Saronni, Fondriest, Marino, Basso, Argentin, Martinello,Vigna, Baldini, Baronchelli, Zandegù, Boifava, Parsani, Fagnini, Bitossi, Corti, Girotto, Bettoni, Saligari, Baffi, Gioia, Bontempi, Guerini, Corti, Ennio e Alessandro Vanotti, Attilio e Renato Rota, Lanzafame, Giusti, Campagnari, Savoldelli, Gotti, Battaglin, Simoni, Acquaroli… A leggerli uno di seguito  all’altro sembra l’ordine di arrivo scandito da Adriano De Zan dopo una tappa dolomitica.


C’era anche la mamma di Marco Pantani, la signora Tonina, con il marito Paolo. C’era il cantante Enrico Ruggeri che nel 2000 uscì con la canzone “Gimondi e il Cannibale”. Mancava Eddy Merckx. Non se l’è sentita, nonostante avesse già prenotato l’aereo. In un messaggio alla famiglia ha fatto sapere che “il dolore era troppo forte”. Sul fronte istituzionale ai funerali di Felice Gimondi si è visto il sindaco di Bergamo Giorgio Gori insieme ad altri colleghi dei Comuni della Provincia. C’erano il prefetto Elisabetta Margiacchi, il questore Maurizio Auriemma, Lara Magoni (delegato provinciale del Coni), Antonio Rossi (sottosegretario ai Grandi eventi sportivi della Regione Lombardia), Renato Di Rocco e Michele Gamba (Federciclismo), Davide Cassani (commissario tecnico azzurro), Andrea Monti (direttore della Gazzetta) e Xavier Jacobelli (direttore di Tuttosport). E tra i ricchi e i famosi, c’era la gente comune, silenziosa, con le lacrime agli occhi, i ciclisti e i cicloturisti con il loro inconfondibile tlìc tlàc della suola, mentre camminavano tenendo al braccio la loro bicicletta. Non tutti sono entrati in chiesa. Si sono accontentati di raccogliere qualche parola della predica e di ascoltare la voce di Leslie Abbadini che accompagnava le esequie. Sull’altare, con il parroco di Paladina don Vittorio Rossi e una ventina di altri sacerdoti, c’erano il vicario generale della diocesi don Davide Pelucchi e don Mansueto Callioni (parroco di Almé), grande amico di Felice Gimondi. “San Paolo ha detto che alla fine della vita ci viene consegnato il premio della vittoria, il regno dei cieli. Il Paradiso è come una gran fondo in bicicletta che ha come sfondo l’infinito dell’universo e come durata l’eternità, con pedalatori di ogni genere, e Dio come direttore di corsa”. Il nipote di Felice, Massimo Gimondi, ha letto una lettera scritta dalla moglie Tiziana e dalle figlie Norma e Federica: “Ci hai insegnato il rispetto per l’avversario, a non arrenderci mai, e così faremo in questo grande dolore. Promettici di tenerci ancora per mano“. Terminati i funerali, quando la bara è apparsa sul sagrato con una foto in bianco e nero di un Gimondi sorridente, è scattato, immenso, un applauso. Come al Giro nel 1976. Quando contro ogni pronostico Gimondi arrivò primo a Milano: un “vecchietto” di Sedrina che aveva lasciato l’amaro in bocca a tanti promettenti giovanotti. Alè Gimondi.



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