Il rapporto tra bambini e ragazzi e il web è sicuramente un problema che nei giorni nostri si è amplificato. Prestare attenzione, consapevoli che chi si incontra sul web spesso indossa una maschera a volte non è abbastanza. E soprattutto non lo è quando a essere “adescati” (che sia da una persona o da una cattiva influenza) sono dei ragazzi o peggio dei bambini, sempre più piccoli. A dimostra la tragica fine di quella bambina palermitana di 10 anni morta dopo una “challenge” estrema legata al social Tik Tok. Uno dei social che tanto spopola tra i più giovani, in questo periodo dove ciò che possiamo fare per distrarci è davvero poco e dove è ancora più semplice finire nelle “reti” sbagliate.

Si tratta di un argomento estremamente delicato ma su cui bisogna continuamente riporre l’attenzione. Ecco perché abbiamo voluto scambiare due parole con Massimiliano Frassi, di Associazione Prometeo, che da quasi trent’anni si occupa di “infanzia violata”. Un’associazione con una duplice anima che si occupa di seguire chi ha già vissuto purtroppo situazioni di questo tipo, ma si pone lo scopo anche di informare per prevenire.

Chi è Massimiliano Frassi

Massimiliano si presenta cosi sul proprio profilo Facebook:

“Presidente “Associazione Prometeo, scrittore. Da 20 anni mi occupo di vittime di abusi.”

Massimiliano Frassi

Foto: FB

Poche parole che però bastano per descriverlo quasi totalmente. Forse nella sua descrizione manca solo una cosa: l’amore per la musica che lo accompagna da sempre. Massimiliano è molto attivo suoi social e sulla sua pagina Facebook propone spesso riflessioni attente e precise. Commenti personali a ciò che accade attorno a noi che invitano a riflettere. Un po’ come quello scritto nei giorni scorsi, che ha dato il lancio definitivo a questa intervista. Condividendo un articolo riguardo alla tragedia della bambina di 10 anni e di Tik Tok, Massimiliano ha infatti così scritto:

“Continuate a lasciarli da soli sui social. A non spiegare a che cosa possono andare incontro. Noi quando eravamo piccoli eravamo sicuramente più stupidi, meno colti, di sicuro meno informatizzati. Ma è pur vero che se qualcuno ci avesse detto di salire su un tetto e di provare a volare gli avremmo riso in faccia. Oggi invece (Molti) sono così schiavi di questa tecnologia da seguire qualsiasi folle indicazione. Ricordatevi che non tocca sempre agli altri. Tocca tutti i bambini che oggi hanno in mano (con libera autogestione) uno smartphone di nuova Generazione.”

Colpita a quanto accaduto e dalle sue parole, ho pensato fosse davvero importante, in questo momento fermarsi a riflettere su questo argomento. I mezzi per provare a fare in modo che fatti come questi non accadano più ci sono, le persone giuste anche. Serve ora solo la consapevolezza che è il momento di fare qualcosa.

L’intervista

Buongiorno Massimiliano, innanzitutto grazie per aver acconsentito a scambiare qualche parole con Socialbg. Ti seguo da qualche anno sui social e ti ho sempre ammirato per quello che fai. Vuoi raccontare in breve a chi non ti conosce e a chi non conosce Associazione Prometeo di cosa ti occupi?

Da 20 anni mi occupo di infanzia violata. Seguo bambini e adulti che da piccoli hanno subito abusi e poi lavoro per creare una cultura che metta il bimbo al centro. Una cultura dove la vittime di abusi abbiano la giusta cura e le giuste attenzioni, in una società dove ancora tropo spesso ad essere tutelati sono gli aguzzini  non le vittime.

Rispetto ad anni fa, noti maggiore consapevolezza dei nuovi “genitori” su questi argomenti delicati? Rispetto magari a che ne so, i nostri genitori o quelli della generazione prima che “chiudevano” gli occhi maggiormente?

Sicuramente rispetto anche solo ad una ventina d’anni fa quando abbiamo aperto a Bergamo la primissima sede di Prometeo riscontriamo una conoscenza ed una sensibilità maggiori. Rispetto al bisogno, invece va detto che abbiamo ancora tanta strada da fare.

Vedo da Facebook che fate spesso incontri con i ragazzi delle scuole. Che tipo di incontro organizzate? 

Si teniamo dei corsi per i bambini delle elementari e delle medie su vari argomenti e con interventi diversi a seconda dell’età. Posso riassumerteli in due categorie: i pericoli di internet e quelli della vita di ogni giorno. Con dei giochi di ruolo, della favole, delle storie vere in cui possono identificarsi diamo loro tutte le informazioni necessarie per imparare a chiedere aiuto nel caso in cui serva, a non vergognarsi, a non sentirsi loro in colpa, ad evitare pericoli dei quali purtroppo non hanno né la percezione né la consapevolezza.

Visto il sempre più precoce utilizzo da parte dei ragazzi (e purtroppo direi anche dei bambini) dei social di ogni tipo e del web in genere, quando pensi sia giusto iniziare a informarli (con le dovute modalità chiaro) sui pericoli che corrono?

Nelle scuole incontro bimbi di prima elementare che hanno già in mano smartphones di ultimissima generazione. Se si va avanti su questa strada, presto dovremo cominciare a parlare ai bambini fin da quando stanno nel ventre della propria madre.

Purtroppo oramai sempre più spesso si sentono di vere e proprie disgrazie (come quella accaduta in questi giorni a quella bimba di 10 anni). Personalmente quanto accaduto mi fa rabbia. Non riesco ad immaginare ad una bambina che compie un gesto cosi estremo senza motivo e senza che qualcuno si fosse accorto di nulla.. senza che nessuno le abbia “insegnato” che non tutto si fa. Come hai scritto tu “se qualcuno ci avesse detto di salire su un tetto e di provare a volare gli avremmo riso in faccia.” Cosa pensi sia cambiato ora?

Queste situazioni sono il frutto di una brutta società. Che non ha più esempi “belli” e puliti da mostrare. O meglio li ha, ma preferisce puntare ad altro. Non esiste la meritocrazia né la si insegna. Vince chi è più ignorante, chi non studia, chi sbraita di più. Il modello a cui aspirare non è il papà che lavora 12 ore al giorno per farti andare all’università, ma il tronista idiota o l’influencer. Sognano tutti di avere non più un figlio ambasciatore, ma un figlio velino. Non sapendo che come cantava Morandi uno su mille ce la fa, ma gli altri 999 si ritrovano a 20 anni dallo psichiatra. Senza un titolo di studio né un futuro…

E per i genitori? Organizzate corsi anche per loro (o pensi sia importante che sia fatto dalle scuole) per informarli sui veri pericoli che corrono i ragazzi nel web?

Assolutamente sì. Purtroppo, noi adulti non sempre riusciamo a stare al passo coi nostri figli. E da certe tecnologie siamo lontani, non solo anagraficamente. Lo scorso anno, prima del lockdown, quando iniziavo una conferenza chiedevo subito quanti genitori in sala conoscessero Tik Tok, e fidati che erano più le mani alzate che pensavano fosse un termine per indicare un ticchettio, un suono. Diverse invece le risposte dai loro figli, che quel social lo usavano già. Quindi sì facciamo corsi anche per i genitori proprio perché prendano consapevolezza di quanto potrebbe accadere ad un bambino lasciato solo nella Rete.

Sono aumentati i pericoli legati per i nostri ragazzi durante il periodo del lockdown? Dovuti magari al maggiore utilizzo di internet da parte dei ragazzi? 

Non solo si sono triplicati i casi di adescamento. Ma anche i casi di depressione, di malattie mentali, di bullismo. Il lockdown, ma soprattutto ripeto l’essere rimasti soli dentro alla Rete, senza indicazioni né tutele da parte di noi adulti, ha fortemente indebolito, se non addirittura ferito, tantissimi bambini. Ed i danni veri dobbiamo ancora vederli…

Un ringraziamento a Massimiliano non solo per averci concesso questa intervista ma anche per tutto il lavoro che fa quotidianamente.

I LIBRI DI MASSIMILIANO FRASSI