Alessandro Perin, organista titolare presso la Cattedrale di Padova, è il prostagonista del quinto appuntamento con la Rassegna Organistica di Valle Imagna. Mercoledì 18 agosto nella Chiesa della Visitazione di Maria Vergine di Costa Valle Imagna alle ore 21:00, il Maestro Perin terrà un concerto in omaggio a Marcel Dupré, figura di prim’ordine nella sfera organistica di tutti i tempi. Perin è un raffinato conoscitore di Marcel Duprè. Ha inciso il volume 1° di una libera opera omnia delle sue composizioni organistiche. L’abbiamo intervistato proprio in occasione della sua prima presenza in Valle Imagna.

Maestro Perin, chi è Marcel Dupré?

Marcel Dupré è stato uno degli organisti più importanti del XX secolo. E’ stato un grande didatta, un grande compositore e un grandissimo interprete. Quest’anno cadono anche i 50 anni dalla sua morte (1971) e quindi il concerto in Costa Valle Imagna è un’occasione per ricordare questa figura. Marcel Dupré ha portato ad un balzo in avanti, attraverso uno studio ragionato, la tecnica organistica moderna arrivando a scrivere veri e propri manuali di tecnica organistica. Ha portato quasi ai limiti estremi la tecnica organistica tanto che alcune sue composizioni, quando apparvero, furono considerate ineseguibili. Celebre è l’aneddoto per cui una delle sue opere giovanili (oggi tra le più eseguite) come i tre Preludi dell’op. 7 venne appunto giudicati “ineseguibili” dal suo Maestro Charles-Marie Widor (predecessore di Duprè nella cattedra di organo del conservatorio nazionale di Parigi). 

Ma la tecnica avanza?

Certamente. Il Novecento è stato caratterizzato da un uso espressivo anche nella difficoltà tecnica non solo pensata come difficoltà da esibire (un semplice spettacolo) ma proprio come esplorazione dei limiti e delle possibilità dello strumento. Per questo oggi Dupré è ricordato soprattutto come un grandissimo virtuoso. Le sue opere sono tra le più difficili del repertorio organistico. Una difficoltà, dunque, che non va intesa come semplice virtuosismo bensì evocativa di un solido pensiero musicale. Va da sé che l’opera di Dupré è stata, a volte, definita anche troppo cerebrale, accademica. Il suo è stato un tentativo di far combaciare il disordine della dissonanza con l’ordine della forma. 

A Costa Valle Imagna cosa ascolteremo?

Il concerto non è dedicato integralmente ad opere di Marcel Dupré. Ma gli altri autori che eseguirò (Bach, Mendelssohn, Guillou) in qualche modo sono legati alla figura di Dupré. Ricordiamo che Dupré fu il primo che diede dei concerti con l’opera omnia di Bach; in una serie di concerti Dupré eseguì a memoria tutte le opere organistiche di Bach. 

Ci spieghi il fil rouge tra questi big dell’organo? 

Si. Di Bach abbiamo scelto il Preludio e Fuga in Mi minore (BWV 548). E’ un’opera unica nel suo genere. Il Preludio è un pezzo estremamente solenne con un’alta gravitas spirituale dove si utilizza una tecnica contrappuntistica molto densa, ma anche qui a fini espressivi. Non è soltanto un gioco cerebrale, ma è proprio una peculiarità di Bach quella di raggiungere i vertici di pathos attraverso, però, una scrittura estremamente ragionata, possiamo dire matematica, dove niente è fuori posto ma allo stesso tempo nulla è prevedibile. Matematica e imprevedibilità sono concetti che possono apparire antitetici ma in Bach convivono. Poi abbiamo la Fuga. Anche qui si tratta di un unicum perché la sua struttura è altamente innovativa per l’epoca visto che è quasi un tentativo di fondere insieme due generi: quello della Fuga e quello della Toccata. Una Fuga (risale alla maturità di Bach) che inizia con un tema molto caratteristico che nei paesi anglofoni è conosciuto come “the wedge” (il cuneo) poiché le note paiono allargarsi. Dai critici il Preludio e Fuga in Mi minore è considerato un’opera senza paragoni. La Fuga ha una prima esposizione, una parte centrale con episodi virtuosistici in cui il tema compare, poi termina con il “da capo”. 

Dopo Bach suonerà Marcel Dupré?

Si. Un’opera che si intitola Zephyrs. Nasce come una improvvisazione. Si tratta di un’opera non scritta da Marcel Dupré bensì è la ricostruzione di Rollin Smith di una sua improvvisazione fatta ascoltando la registrazione di un suo concerto. Si tratta di un’improvvisazione che gioca molto sui crescendo, sull’imitazione quasi del movimento del vento fino ad un finale grandioso. Il tema dell’improvvisazione fu dato a Dupré da Leopold Anthony Stokowski (compositore e direttore d’orchestra) famoso per aver diretto le musiche del primo Fantasia di Walt Disney. 

Poi?

Di Felix Mendelssohn eseguirò la Sonata n.6. La prima parte della Sonata si compone di variazioni su un corale luterano del Padre Nostro che si conclude con un Fuga sempre sullo stesso tema. Il finale dell’opera è abbastanza sorprendente. Dopo il tema iniziale con variazioni molto solenni e spirituali, la Sonata sembra essere conclusa con la Fuga finale. In realtà Mendelssohn ha aggiunto questo andante molte tenue, molto dolce, melodico e sereno che chiude in un modo quasi rassicurante quest’opera.   

Perché Mendelssohn è legato a Duprè?

Perché Mendelssohn è fra gli autori che Dupré ha studiato sotto la guida di Charles-Marie Widor a Parigi. Mendelssohn è un autore che scrive già con un pensiero sinfonico dell’organo, trattando lo strumento con una “mentalità” orchestrale.

In calendario appare anche la Sinfonietta di Jean Guillou?

Jean Guillou (1930 – 2019) è stato uno dei massimi organisti francesi del XX secolo. Ho avuto l’onore di studiare e di eseguire concerti con lui. E Jean Guillou è stato allievo di Marcel Dupré. E se Dupré aveva fatto fare un balzo in avanti alla tecnica organistica, probabilmente Jean Guillou l’ha portata alle estreme conseguenze. La sua fama è quella di essere un grandissimo virtuoso, inarrivabile nella sua tecnica organistica, ma anche un notevole creatore di novità all’interno dell’organo per come l’ha usato, per come ha concepito questo strumento staccandosi anche dalla tradizione organistica francese, proponendolo in maniera veramente sorprendente, grazie anche alle molte trascrizioni per organo che Guillou stesso ha fatto di diverse opere: Poemi sinfonici di Lizst, Quadri di un’esposizione di Musorgskij, Petruška di Stravinskij. Quindi l’esecutore è chiamato a un virtuosismo che non ha pari. 

Come si conclude il programma?

Il programma si conclude con una Suite per organo di Marcel Dupré. E’ una Suite in quattro movimenti che originariamente (siamo negli anni 40) furono pensati come studi per organo. Sono nati mentre la celebre allieva di Duprè, Jeanne Marie-Madeleine Demessieux, scriveva i suoi sei studi. Dupré per non mettere in ombra la pubblicazione della sua allieva ha tenuto per sé questi studi pubblicandoli successivamente sotto forma di Suite. Si tratta di un’opera molto essenziale anche se soprattutto nel primo tempo, essendo degli studi, c’è una particolare attenzione alle scale per il pedale, ai movimenti di terze, a pedale doppio e a tutte quelle difficoltà più ostiche per un organista.

Ha già suonato sullo organo di di Costa Imagna? 

No. Però ho avuto modi di apprezzarlo, ne ho visto la descrizione. E poi essendo stato anche allievo del Maestro Finotti posso immaginare quale possa essere l’ispirazione di questo strumento. Il programma scelto vuole metterne in luce le peculiarità timbriche che sono la caratteristica più evidente e impressionante di questo strumento. Sulla paletta dei timbri si possono trovare delle combinazioni molto insolite e interessanti. I brani scelti per la serata “suonano” particolarmente bene su un organo meccanico dove la precisione è assoluta in quando non c’è distanza fra esecutore e strumento che non sia proprio la meccanica dell’organo. Quindi permette una chiarezza, una limpidezza di esecuzione. 

Eseguire brani su uno strumento non conocsciuto non è facile anche per un professionista preparato come lei.

Ci sarà una parte di imponderato; senza dubbio. Ogni strumento è unico. Questo in particolare ha delle caratteristiche da scoprire: per esempio la seconda tastiera che presenta un’ottava verso il grave in più rispetto alla prima. Si deve prendere condifedenza attraverso due step separati. Una parte si fa attraverso lo studio a tavolino e guardando le caratteristiche dell’organo, e la parte, sicuramente più interessante, è quando si mettono le mani per la prima volta sullo strumento. L’obiettivo è sentirsi a proprio agio di fronte all’organo.


“Oltre confine” promotrice della rassegna, ringrazia l’amministrazione comunale di Costa Imagna per l’interesse e il sostegno che da diversi anni dimostra verso questa manifestazione;​ inoltre​ dedica un particolare ringraziamento al Parroco Don Andrea Pedretti per la grande disponibilità messa in atto finora nei confronti di tutti gli avvenimenti culturali che avvengono in Parrocchia e che riguardano non solo l’associazione “Oltre confine”. All’esibizione si entra con il Green Pass in osservanza alle normative anti-Covid.

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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