CORTINA DI FERRO, VIETNAM E MEDIO-ORIENTE

Nei primi anni 70 del secolo scorso la scena internazionale era dominata soprattutto dalla cortina di ferro in Europa (blocchi Est-Ovest) e dalla guerra in Vietnam, poi c’era il Medio-Oriente con la continua guerra tra arabi e israeliani, e poi in giro per il mondo c’erano dei pazzi come Mao (che si incontrerà con Nixon, un altro indiziato…), Pol Pot e i Khmer Rossi cambogiani, Idi Amin Dada in Uganda, ecc: infine c’erano delle “anomalie” come un socialista al governo in Cile, che infatti sarà golpizzato con l’aiuto della CIA.

Sui due canali tv e alla radio, ogni giorno sentivamo nomi che a noi ragazzi ci restavano in testa, ma spesso non sapendone nulla: ogni primato è detenuto dalla guerra del Vietnam, ma subito dopo viene Israele, che piccolo com’è in pochi anni ha fatto la guerra dei 6 giorni, del Kippur, ha scorazzato sulle alture del Golan, nel Sinai, nel Negev, in Cisgiordania, a Gaza, sul Canale di Suez, facendo capire al mondo arabo di che pasta era fatto. Famosissimo era il Mossad, il servizio segreto israeliano, e famosi erano Golda Meir, una donnona israeliana con la faccia da omone israeliano che col suo ministro “pirata” (per la benda nera sull’occhio sinistro) Moshe Dayan lasciava le briciole al mondo arabo: gli egiziani Nasser e Sadat riuscirono a tenersi il canale di Suez e il Sinai, mentre ai palestinesi allora lasciarono i fedayin, oggi Hamas, i sassi, e ogni tanto Banksy che fa delle cose memorabili sulle macerie della guerra: maceria di storia dell’arte, si potrebbe dire con una battuta.

La guerra tra israeliani e palestinesi è iniziata negli anni 20, quindi ancor prima della costituzione dello stato d’Israele (1948), quando i britannici si fecero promotori della costituzione di un “focolare nazionale” ebraico in Palestina, favorendo lo stanziamento di immigrati ebrei che presto raggiunse proporzioni enormi anche a causa dell’avvento della Shoah. La storia dice che gli ebrei si organizzarono subito in gruppi terroristici (Palmach, Irgun –diretto da Begin, futuro leader israeliano tra il 67 e il 70-, e lo Stern, attivi già dagli anni 20 tramite l’Haganah) per impadronirsi della terra palestinese, e ben presto fu chiaro che si trattava di una lotta impari tra la forza militare israeliana e quella contadina palestinese, con tanto di stragi e villaggi palestinesi che entrarono a far parte dei kibbutz.   

I sionisti dell’Irgun furono anche i primi ad introdurre la pratica di liquidare gli ostaggi nel caso le autorità si fossero rifiutate di rilasciare dei prigionieri sionisti, pratica che da allora venne adottata da tutti. Vendetta e rivincita, funziona ancora così. C’è un comun denominatore in tutte le guerre per la libertà: o si trova una via diplomatica, oppure si ricorre alla via insurrezionista, con l’uso delle armi. Così fecero anche i Fedayin palestinesi, che pure nacquero tardi, nel ’65, e si istruirono su un libro scritto dagli israeliani (“Who are the Terrorists?”) negli anni 40, in cui i 3 citati nuclei segreti terroristici descrivono 308 azioni contro i Palestinesi.

ANCHE L’EUROPA AVEVA LA SUA GUERRA PER LA LIBERTA’

Il problema della guerra per la libertà di popolazioni sottomesse, all’inizio degli anni 70 sembrava un problema che non interessasse l’Europa occidentale, di sicuro non l’Italia, nonostante l’incipiente terrorismo: noi vivevamo gli ultimi bagliori del boom, c’era Calindri seduto al tavolo in mezzo al traffico stradale che si beveva beatamente il suo amaro, Calimero che si lamentava perché piccolo e nero, l’olandesina invece felice coi suoi lavaggi, e Bramieri che magnificava il Moplen di Natta. Invece, c’era un posto anche in Europa dove se le davano di santa ragione e quel posto era l’Irlanda del Nord, una guerra civile strisciante da decenni su basi religiose, che scoppiò clamorosamente la domenica del 30 gennaio 1972: la storia è sempre quella, una maggioranza (protestante) che da sempre non riconosce i diritti di una minoranza (cattolica), non facendosi scrupolo di usare la forza e le armi, fin quando non succede qualcosa che cambia tutto, e questo accade il 30 gennaio del 1972, una domenica, il punto di non ritorno: i cattolici di Derry (o Londonderry, a seconda se detto da un unionista protestante o un nazionalista cattolico) protestano pacificamente contro le detenzioni senza processo, ovviamente a carico dei cattolici, lo Stato inglese manda il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico, che senza motivo spara sulla folla inerme ammazzando 13 civili sul posto, più un altro che morirà successivamente per le ferite riportate: 14 morti in tutto.

Diventerà la Bloody Sunday, la Domenica di sangue, messa in musica dagli U2 ed in film, ma soprattutto da allora tutto cambia, in tanti si iscriveranno all’IRA, l’organizzazione armata che negli anni a seguire si prenderà la briga di rispondere colpo su colpo e restituire quanto avuto, pur di raggiungere l’indipendenza. Vendetta e rivincita, o diplomazia o guerra, o liberi i prigionieri o ammazzo gli ostaggi, si ripete il copione inaugurato dai sionisti, in Irlanda del Nord è l’inizio di trent’anni di sangue, eufemisticamente passati alla storia come “The Troubles”, “I disordini” che hanno fatto più di 3500 morti in 30 anni. Per arrivare ad una sorta di inizio di negoziazione e di tregua ci vorrà la morte dei dieci militanti in sciopero della fame nell’81, guidati da Bobby Sands: Margaret Thatcher, allora primo ministro, fu irremovibile, ma crebbe la simpatia nei confronti dei nazionalisti irlandesi, che dapprima riuscirono a farsi eleggere in Parlamento, quindi a indurre il governo inglese ad istituire delle Commissioni d’inchiesta. Infine il 10 aprile 1998, dopo lunghi negoziati, Londra, Dublino e i leader nordirlandesi lealisti e separatisti firmarono a Belfast un accordo di pace, accettato dall’IRA: fu chiamato L’Accordo del Venerdì Santo che stabilì una condivisione del potere tra cattolici e protestanti. Il 15 giugno 2010 David Cameron, allora primo ministro, presenterà le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville, in cui si denuncia una condanna senza alcuna giustificazione sulla condotta dell’esercito inglese, e chiederà scusa per il Bloody Sunday.

CONCLUSIONI

Alla fine di tutto questo rimane, sconsolatamente, una lunga e cruenta guerra civile in nome dello stesso Dio, quello cristiano, terminata con un accordo chiamato del Venerdì Santo, insomma lo stesso Dio cristiano presente e causa di tante pozze di bloody, di sangue, schizzate tra concittadini di un paese “civile”. Qualcuno potrebbe chiedersi perché Dio abbia permesso tutto questo, se davvero questa può essere la sua volontà. Lascio le risposte teologiche agli esperti, io posso solo ricorrere alla mia insipienza e ricordare che nel 1972 giocava George Best, il più forte calciatore nordirlandese di sempre, uno dei migliori in assoluto. Allora girava una battuta (forse di Best stesso); “Dio salva, ma Best segna sulla respinta”. Non sarà certamente così, però in fondo non mi dispiace pensare che ogni tanto Dio si lanci in sfide “umane”, lasciando l’uomo al suo destino di sapiens, e responsabile della sua vita tramite il libero arbitrio, alla possibilità di scegliere se essere “angelo o animale” come scrisse 500 anni fa Pico della Mirandola. Come sempre, a noi la scelta.

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