Marsilio Ficino (1433- 1499) è il filosofo della generazione di Lorenzo il Magnifico. L’eccezionale stagione di pensatori, artisti, poeti della Firenze di fine Quattrocento fu il Rinascimento della cultura europea, quella di Poliziano, Pico della Mirandola, Botticelli. I Medici avevano investito nelle arti e il loro frutto rimase nella storia ed è giunto a noi.
Fu un passaggio di ordini, da quello gerarchico medievale e delle sostanze eterne, dell’uomo creatura (homo ierarchicus) e Dio in cima alla piramide – ordine ben rappresentato nella cattedrale gotica – al nuovo ordine, quello dell’uomo tecnologico, terrestre, senza orizzonti celesti (homo secularis), nichilista com’è quello del mondo moderno e il nostro quando il divino non parla più. Il momento storico tra il Trecento e il Seicento si può definire un momento di passaggio, meglio, di gestazione, soprattutto il tempo di Ficino. Vi affiora un uomo diverso, definibile come homo eroticus, “amante” in quanto l’amore è al centro.
L’amore è l’elemento costitutivo della natura umana. Ci rapportiamo al mondo attraverso l’intelligenza del cuore. Quel che diciamo a parole è potenza del cuore. La risposta alla crisi che si prospetta con Ficino è una filosofia dell’amore.
Marsilio Ficino imparò il greco e in tale lingua lesse i classici. Studiò, tradusse, commentò Platone e da allora tutti leggeranno Platone attraverso i suoi scritti. Da tutto il mondo è conosciuta la Biblioteca Serlupiana, raccolta delle prime edizioni a stampa ad opera di raffinati bibliofili di cui venti incunaboli sono del nostro filosofo. I Medici, magnati della cultura, invogliarono il Ficino a tradurre dal greco al latino e la sua opera contribuì a fare di Firenze un modello di città liberale e felice.
La chiave della sua filosofia, che dominò nel Rinascimento, traspare già nel mito della biga e del carro trascinato dai due cavalli raccontato nel Fedro. L’anima è come un carro trascinato da due cavalli, uno bianco l’altro nero, uno che raffigura la componente emotiva e positiva e punta al cielo, al mondo delle idee e della divina bellezza, l’altro invece trascina il carro verso il basso, segno della materialità delle passioni disordinate. L’auriga si destreggia come può, cerca di controllare la corsa mirando in alto, verso il bene. «Liberiamoci in fretta, spiriti celesti desiderosi della patria celeste, dai lacci delle cose terrene, per volare con ali platoniche e con la guida di Dio, alla sede celeste dove contempleremo beati l’eccellenza del genere nostro» esorta il Ficino. Trascinati al basso finiamo per pensare come figli della terra in preda alle passioni e ai corrotti desideri, e dimentichiamo il cielo.
E una volta caduti come risalire se più nulla ricordiamo?
La possibilità ci è data se ci lasciamo guidare dal bello. La nostra scala di salvezza sta nel desiderio del bello, di corpi belli. La filosofia è sentimento della bellezza. Alla contemplazione del divino non ci porta tanto il ragionamento ma l’amore, il cuore, la passione per il bello. La filosofia si fa un consesso di anime belle, una comunità d’amore, Convivio direbbe Dante, e diviene un programma politico per la città.
Giova rivedere l“Allegoria della primavera” del Botticelli. Molti si sono cimentati nell’interpretazione. Chiaro è in ogni caso il tributo alla bellezza da parte del pittore fiorentino. Si tratta del risveglio della natura che è anche panegirico della nuova rifioritura della città. Mercurio tiene lontane le nubi; le tre Graie danzano in cerchio con le mani intrecciate; al centro Venere dall’amore casto e Zeffiro afferra Clori che gli sfugge mutandosi in Flora. Un giardino ideale ed eterno dove tutto è armonia di forme e di sentimenti. L’anima vuole ascendere al cielo attraverso i vari tipi di amore; l’amore muove ed educa; nell’homo amans si ripongono vita e speranze.
Senza l’amore, e il bello che l’amore manifesta, si è vincolati dal finito, schiavi delle passioni e delle violenze, perciò prigionieri (captivi), bloccati. Non più volta all’alto e in mano ai “cattivi”, la città si disgrega.
Sintesi della relazione di RAPHAEL EBGI
LA FILOSOFIA DELL’AMORE DI MARSILIO FICINO
Auditorium del Liceo Mascheroni, 5 maggio 2026
all'interno del Programma Noesis 2025/2026




