Negli ultimi anni, oggetto del contendere di alcune “battaglie sociali” sono i centri commerciali ingiustamente accusati, anche a livello mediatico, di essere dei novelli Golia a discapito di non meglio identificati nuovi Davide che, col passar del tempo, hanno assunto tratti e fisionomie differenti. Nell’ultimo periodo è emerso il tema della sicurezza sanitaria e cosi questi “Golia” sono stati nuovamente attaccati utilizzando come argomentazione la messa in discussione che siano luoghi sicuri per i cittadini.

Nella nostra provincia di Bergamo uno dei “Golia” più noti è il Centro Commerciale Oriocenter che, per effetto del nuovo provvedimento Regionale, dovrà nuovamente subire delle restrizioni nei prossimi week end nonostante gli immensi sforzi fatti dalla direzione, dalla proprietà e da ogni singolo negozio qui presente, per renderlo un luogo sicuro dopo il lockdown.

Ma noi cosa sappiamo di non pregiudizievole su questi Centri Commerciali? Perché si è culturalmente passati da vederli come positiva tappa del boom economico a centri di dispersione di valore sociale? Sul tema abbiamo sentito Ruggero Pizzagalli, direttore di Oriocenter e il Sindaco di Orio Al Serio Alessandro Colletta.

INTERVISTA RUGGERO PIZZAGALLI

Dott. Pizzagalli che tipo di esperienza di shopping in sicurezza possono fare i clienti all’Oriocenter?
I flussi di ingresso e di uscita al centro e nei singoli negozi sono gestiti in modo separato con l’aiuto della segnaletica. In galleria e all’ingresso dei negozi sono a disposizione gel igienizzanti e guanti. La sanificazione è massiccia e continua. Le 2 food court sono allestite con una disposizione dei tavoli e delle sedute che consentono il rispetto del distanziamento secondo le norme previste. La nostra sicurezza controlla che le raccomandazioni legate a uso delle mascherine, igienizzazione delle mani vengano rispettate dalla clientela e lo ricordiamo durante la giornata con annunci sonori continui. Abbiamo eseguito la sanificazione straordinaria di tutto il centro, dai parcheggi, ai servizi igienici, le gallerie, i tappeti e le scale mobili fino ai filtri dell’aria e continuiamo con un piano di igienizzazione costante. Chiediamo ai nostri clienti di rispettare le poche norme per la tutela della salute di tutti e siamo certi che con la collaborazione di tutti si possa tornare a fare shopping in tranquillità e concedersi dei momenti di svago.

Negli ultimi mesi all’interno del centro commerciale sono stati aperti dei nuovi store alcuni caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità ambientale. Qual è l’ impatto sociale positivo che, in questi anni,  il centro commerciale ha prodotto nel territorio circostante?
Anche in questo periodo complicato abbiamo dato il benvenuto a 2 brand che hanno scelto proprio Oriocenter per il loro primo negozio in Italia: Natura, il brand spagnolo di accessori e arredamento per la casa che strizza un occhio alla eco sostenibilità e alla natura e Go Fish by Nordsee con i suoi prodotti ittici di qualità e piatti dall’ispirazione nordica che arricchirà la già ampia offerta della nostra ristorazione. Oriocenter è una realtà dove lavorano circa 3.000 persone, escluso l’indotto, e la maggior parte di loro proviene proprio da Bergamo e provincia.  In questi 22 anni abbiamo contribuito sicuramente all’occupazione e dato lavoro a molte persone del territorio. Inoltre da sempre Oriocenter è attento al contesto che lo circonda e spesso sostiene associazioni e iniziative benefiche; l’ultima iniziativa qualche settimana fa a sostegno della campagna di prevenzione del tumore al seno con l’associazione Hope for Onlus e durante il lockdown il sostegno ad ATS Bergamo per la fornitura di macchinari e DPI a ospedali e case di cura bergamasche.

La relazione tra aziende produttrici e consumatori è fortemente mutata al punto che oggi al centro della comunicazione commerciale c’è la persona e non più il prodotto; come Orio Center si è evoluto nel corso del tempo per adeguarsi proattivamente a questa nuova logica di relazione?
Oriocenter è un brand con 280 extension lines e al centro della sua comunicazione oggi, da un paio di anni circa c’è il cliente. Dopo aver per anni parlato della grandezza, unicità ed esclusività che ci contraddistinguono, abbiamo cambiato la prospettiva e siamo entrati nella logica della relazione con le persone che lo frequentano. La nostra idea è che Oriocenter oggi sia molto più che un centro commerciale: abbiamo a che fare con un luogo delle meraviglie, che permette a ognuno di interpretare lo spazio a proprio modo e nel modo in cui ci si sente in quel determinato giorno. E nella campagna My Way [A modo mio] la prospettiva è proprio quella dei clienti: il centro dell’attenzione sono definitivamente loro.

 

INTERVISTA ALESSANDRO COLLETTA

Sindaco Colletta (FOTO), ci potrebbe dire cortesemente qual è il valore sociale di Oriocenter per la vostra comunità?
Negli ultimi anni sono stati scritti interi volumi di sociologia, di urbanistica, di economia e perfino di geografia per cercare di spiegare il ruolo dei centri commerciali nell’economia dei territori e l’influenza che questi colossi hanno sui comportamenti e sulle abitudini della gente, pertanto rispondere alla sua domanda non è per niente facile e il rischio di cadere nella banalità e nella retorica è molto alto.

Faccia una sforzo.
Mi limito a confermare che Oriocenter, in quanto centro commerciale tra i più grandi in Europa, rappresenta senz’altro uno spazio comune, un luogo di socializzazione,  in qualche senso addirittura una «piazza pubblica», un’alternativa per giovani e meno giovani dove trascorrere il tempo libero: rappresenta l’espressione dei comportamenti sociali  di una parte consistente della popolazione, che trovando qui soddisfatte tutte le proprie esigenze, spesso si reca raramente nel centro città.

Oriocenter, rappresenta una delle risposte alle nostre esigenze di acquisto, ma contemporaneamente ed inevitabilmente, influenza anche le relazioni sociali e l’organizzazione del territorio. Cosa ne pensa?
Chiaro che per il Comune di Orio al Serio, la presenza e la forte promiscuità al centro commerciale abbia rappresentato e continui a rappresentare un’enorme opportunità a livello economico ed occupazionale, ma è altrettanto evidente che abbia determinato anche un impatto sociale molto importante, a partire dall’impoverimento del tessuto economico locale, negozi di vicinato che purtroppo sono stati costretti a chiudere e attività artigianali che si sono trasformate in sussidiarietà all’attività del centro. Non si dimentichi poi la presenza e la vicinanza dell’Aeroporto, che sinergicamente ha aumentato sia la potenzialità di Oriocenter, ma contemporaneamente ha amplificato gli effetti sul territorio in termini di trasformazione del territorio.

In particolare Orio al Serio ha assistito ad una lenta ed inesorabile trasformazione del proprio territorio con residenze che si sono trasformate in bed&breckfast e con negozietti tipici di un paese che poco alla volta si sono riconvertiti in servizi strumentali ai due colossi sul territorio. Meglio o peggio?
Impossibile esprimere un giudizio sintetico ed obiettivo, in quanto vi sono aspetti positivi e negativi a secondo dall’angolazione con cui si affronti la tematica, sicuramente è innegabile che Oriocenter, continui a rappresentare un’opportunità per il mio Comune, così come è altrettanto certo che rappresenti  un vicino un pochino ingombrante, che certamente continuerà involontariamente ad influenzare le abitudini e le scelte del tessuto commerciale e della popolazione del territorio circostante.

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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Specialista sviluppo prodotti e servizi assicurativi Gruppo Assimoco – Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale e Presidente del Comitato di settore dei servizi sociali del Comune di Torre Boldone, divulgatore e influencer sociale su Socialbg

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