Ingegnere, ha visto che luna stasera?”, chiede l’autista.
“Chissà se c’è petrolio lassù”, risponde Enrico Mattei

E’ un dialogo tratto dal film Il caso Mattei, dove a interpretare il protagonista è G.M. Volonté (quando c’è un tema importante, lui c’è). La pellicola di Francesco Rosi inizia dalla fine, 27 ottobre 1962, quando il bireattore con cui Enrico Mattei sta rientrando dalla Sicilia cade nelle campagne pavesi, a pochi chilometri dalla pista d’atterraggio. Si pensò ad un incidente. Si scoprì essere stato un attentato. Non cadde, scoppiò in volo, per una carica di tritolo esplosa non appena il pilota azionò il carrello. Per qualcuno il vero bivio della storia dell’Italia contemporanea, più ancora di Piazza Fontana.

Eppure di Mattei si parla ancora poco, io lo insegnerei a scuola, perché nessuno come lui ha rappresentato e condensato in sé la storia dell’Italia contemporanea, dalla partecipazione alla Resistenza da protagonista fino alla sua morte, uno dei tanti misteri del nostro Paese: in mezzo una vita da dirigente pubblico (manager si direbbe oggi) che si ribellò all’idea che l’Italia fosse un paese destinato a restare povero e ad emigrare, convinto che la ricchezza di un paese non sta nelle ricchezze dei suoi cittadini, ma nelle capacità dei propri uomini, che l’Italia è in grado di creare lavoro e valore. Capisce prima di tutti che l’energia è il motore della modernizzazione e dello sviluppo dell’Italia, e che deve appartenere allo Stato, per non lasciare indietro nessuno, e che in politica estera l’Italia può e deve essere il punto di riferimento dell’area mediterranea, rappresentata da stati liberi e non da colonie (i francesi ad es. lo odiano ancora oggi per aver appoggiato l’indipendenza algerina).

Usa i soldi del Piano Marshall (una sorta del PNRR di oggi, ma noi non sappiamo come usarli…) per cercare l’indipendenza politica attraverso quella economica. Disobbediente per amore non solo non liquida l’Agip come gli chiede De Gasperi, ma anzi la rilancia creando “il cane a sei zampe, l’amico fedele dell’uomo su quattro ruote” (slogan di un giovane studente di nome Ettore Scola). Lancia la benzina Supercortemaggiore (dai giacimenti di Cortemaggiore, Piacenza, poi rimasta Super), con più ottani rispetto a quella della concorrenza e che sarà anche parte del “Sorpasso”, il film simbolo dell’inizio del boom. Nel ‘53 porta alla creazione dell’Eni, metanizza l’Italia, costruisce Metanopoli per i dipendenti della Snam di cui è presidente. Per i poveri e per le zone non servite dalla rete inventa le bombole a gas, finanzia la costruzione della prima centrale nucleare italiana (a Latina), l’autostrada del Sole con le piazzole Agip ed i motel Agip.

Usa “i politici come fossero taxi” non per arricchimento personale, ma per creare lavoro pubblico sano, pulito, italiano, boom! In Italia si scontra con gli interessi di Confindustria e dell’alta borghesia, contrarie alla linea dell’intervento pubblico nell’economia. All’estero si scontra con gli interessi delle grandi compagnie petrolifere internazionali, quelle che lui chiamerà “le 7 sorelle”, abbandonando la via del colonialismo per stringere con i paesi produttori (quasi tutti del terzo mondo) contratti per loro più vantaggiosi, in cambio di forniture di prodotti realizzati in Italia. E tante altre intuizioni geniali messe al servizio del nostro Paese.

Alfiere di un capitalismo etico, ispirato a La Pira e Dossetti. Come lui, nel privato, c’è solo Olivetti. Entrambi osannati a posteriori da una storia che è andata e va nella direzione opposta. Olivetti è stato un capitano d’industria lontano anni luce dal marketing wannamarchista di tanti imprenditori del giorno d’oggi.

Parlare di Mattei significa parlare, dopo 60 anni, di indipendenza energetica (vi dice qualcosa?), patriottismo (non le sue patacche), finanziamenti pubblici (a favore di chi?), creazione di posti di lavoro (cosa sono?), lotta ai potenti e ai prepotenti (ma noi teniamo famiglia), Stato che funziona (questa è bella!). Esplose in aria, si disse, ma 40 anni dopo si cominciò a scoprire che non era vero, con le moderne tecniche e il lavoro del procuratore Calia si riesumarono i corpi e si trovarono tracce di tritolo, il regalo preferito da Cosa Nostra. Tornava dalla Sicilia, Mattei. Cosa Nostra la manovalanza, come spesso è accaduto, ma i mandanti?

Un altro personaggio illustre affronterà il tema, attraverso un romanzo intitolato Petrolio, in cui parla di Eni, Mattei, Cefis: non fa in tempo a finire il romanzo perché finisce sotto le ruote di un’auto sul lido di Ostia. “Era un frocio comunista, se l’è cercata …”, si dirà. W l’Italia.

Fonte immagine di copertina: Depositphotos

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