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Silvia Colombo

Le recenti scomparse di alcuni personaggi illustri della nostra Italia e non solo hanno probabilmente posto nel cuore e nella mente di molti una domanda: cosa succede nella mente delle persone quando muore un loro idolo? Cosa li porta a compiere gesti come quelli visti nei giorni scorsi? A manifestare apertamente il proprio amore e la propria tristezza per la perdita quasi come se si trattasse di un conoscente?

Capisco perfettamente che per chi non ha mai provato sulla propria pelle cosa significhi ammirare profondamente un artista, uno sportivo, un attore, tutto questo non è nemmeno lontanamente comprensibile.

Chi invece “un punto di riferimento” lo ha avuto, che sia in adolescenza o che sia ancora presente, comprenderà benissimo cosa significhi e probabilmente sarà concorde nel pensare che la scomparsa di qualcuno che abbiamo “amato” nel vero senso della parola per buona parte della nostra vita e che ci ha reso felici con la propria “arte”, è un momento triste, paragonabile per certi versi a quello della scomparsa di qualcuno che abbiamo “conosciuto” davvero.

In fondo se ci si pensa, se una persona è tanto “presente” nella nostra quotidianità, fosse perché ne ascoltiamo spesso un suo brano, perché amiamo i suoi film o perché il ricordo di un suo gol ci emoziona ancora anni dopo, è assolutamente normale rimanere perplessi e pieni di domande di fronte alla sua scomparsa. Se ci sembra assolutamente normale “soffrire” la perdita di una persona cara, il sentimento di “vuoto” che ci si pone di fronte nel momento dell’addio di un “idolo” è invece nuovo, e forse inaspettato. Sicuramente non è compreso se non da chi fa parte di quella stessa “comunità”, dove in questi momenti è normale rifugiarsi, per essere compresi.

Si pensa sempre, sbagliando, che un’idolo sia immortale, eterno: in fondo la tv ce li dipinge così. E invece ad essere immortali sono le loro imprese, non loro come uomini.

In queste settimane ad esempio sono stati diversi i personaggi noti a lasciarci: Gigi Proietti, Sean Connery, Stefano d’Orazio e in questi giorni Maradona: personaggi che oltre a essere uomini sono stati degli idoli indiscussi, ciascuno nel proprio campo. Persone che durante la propria vita hanno lasciato un impronta importante nelle vite di tanti altri, tanto da provocare profonda tristezza nel cuore di chi li ha amati nel momento in cui se ne vanno.

E come differenti sono state le loro vite, differenti sono state anche le manifestazioni di cordoglio dei loro fan nei giorni successivi alla morte. Manifestazioni egualmente guidate però dallo stesso amore e dalla stessa ammirazione verso qualcuno che in qualche modo ha reso la nostra vita migliore, regalandoci momenti indimenticabili che hanno costruito i nostri ricordi.

Ecco perché soffrire per la perdita di un “idolo” non è poi cosi incomprensibile: se si pensa che in fondo per quella persona abbiamo provato affetto per le gioie che ci ha regalato, è altrettanto legittimo soffrire per la loro perdita: forse non li avremo mai conosciuti ne avremo stretto loro la mano, eppure sono stati parte della nostra vita, e certe cose non si dimenticano.

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