Produrre energia con le tecnologie attuali è insostenibile per l’ecosistema del nostro pianeta. Petrolio, carbone, gas naturale – ovvero le fonti energetiche più utilizzate, producono anidride carbonica (la famigerata CO2) che è un gas a effetto serra, tra i responsabili del riscaldamento globale.

Una strategia possibile per risolvere questo problema è la transizione energetica, ovvero il passaggio a fonti di energia che non producano nei loro processi aumenti della CO2. L’idrogeno potrebbe essere una di queste fonti.

Forse.

Se ne è parlato a Bergamo lo scorso 29 novembre, nel corso del Valve Campus (il sito web dedicato è al seguente link: https://www.valvecampus.com) un think tank tra le industrie del settore delle valvole industriali che si è tenuto al Kilometro Rosso.

A Bergamo perché, nel raggio di un centinaio di chilometri dalla città si concentra un distretto delle valvole industriali composto da un centinaio di aziende che rappresentano il 90% della capacità produttiva italiana, con fatturato superiore ai 3 miliardi di € e tassi di esportazione vicini all’80%.

Nel corso dell’evento si è parlato della fiera di settore, la cui 4ª edizione si aprirà il prossimo 25 maggio proprio in città. E si è discusso delle opportunità che le nostre industrie potrebbero cogliere – nel caso di passaggio all’idrogeno. Perché, come si dice, «ballano miliardi» di investimenti da parte di governi nazionali e sovrannazionali come quello dell’Unità Europea. Le cifre prospettate sono, tra oggi e il 2050, intorno ai 500 miliardi di euro.

Che sono la differenza tra il rafforzare la ricchezza del territorio e del suo comparto industriale oppure sparire dai radar economici.

Il cofondatore e segretario del Valve Campus, Francesco Apuzzo, è fiducioso – anche considerando la tradizionale inventiva e flessibilità dell’industria italiana. Il project manager del summit, Luca Pandolfi, esprime pure lui fiducia. Basta che si sappia dove andare, e le aziende del settore delle valvole industriali ci andranno.

Paolo Mutti, del Politecnico di Milano, ha spiegato in sintesi cosa comporta il passaggio massiccio all’idrogeno nella transizione energetica. In termini di costi, in primo luogo. Perché produrre idrogeno partendo dal carbone e dagli idrocarburi, la tecnologia attualmente più matura, ha il pregio di costare poco (meno di 1,5 dollari statunitensi per kg di idrogeno, in pratica 1 euro) ma è inquinante: produce quasi 20 kg di CO2 per ogni kg di idrogeno. Ci sono tecnologie di elettrolisi molto più pulite, ma allo stato attuale possono avere costi fino a 7 $ al kg.

Le centinaia di miliardi di investimenti previsti serviranno anche a rendere più economiche certe produzioni, e a decarbonizzare l’atmosfera del nostro pianeta. Sempre che si decida (lo decida la politica, soprattutto) di andare con decisione in quella direzione.

Altrimenti si dovrà lavorare su altre fonti di energia, alcune magari ancora ignote ovvero non sfruttate. O perfezionare la produzione di quelle esistenti, in maniera da renderle più efficienti e meno inquinanti.

Questo è il punto, se l’umanità vuole evitare di devastare l’ambiente e continuare a vivere sul pianeta Terra.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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