C’è vita fuori dalla Terra? E’ una domanda a cui oggi si cerca di rispondere coinvolgendo discipline e tecnologie diverse.

Anzitutto si tratta di definire la vita, che sulla Terra si è formata, a partire da certe caratteristiche: una certa struttura atomica che ha il carbonio come elemento base, la presenza di molecole organiche come quelle che formano il Dna e Rna, un metabolismo in grado di sfruttare l’energia per sostenere le funzioni vitali.

Così ristretto il campo e guardando fuori dalla nostra terra ci rendiamo conto che i componenti della vita si trovano dispersi nell’universo. Si trovano in abbondanza nella Via Lattea, tra le stelle che la formano, nelle polveri disperse tra stelle e in grado di formarne altre.

Anzitutto c’è l’acqua, dovunque, compresa nel sole e nel sistema che con esso è nato, cinque miliardi di anni fa, così come sul pianeta Terra formatasi qualche centinaio di milioni dopo. La materia si andava aggregando e disgregando in ammassi, pianeti, satelliti di pianeti e girando trasportata da meteoriti e comete.

Nel nostro sistema solare era da tempo oggetto di osservazione Marte, già famoso nell’Ottocento con Schiaparelli, pianeta su cui è stata accertata in passato una massiccia presenza dell’acqua. Titano e Encelado, satelliti di Saturno, sono osservati il primo perché ha avuto un’atmosfera simile a quella della Terra di quattro miliardi di anni fa, il secondo in quanto sotto la crosta solida cela un oceano liquido.

Lo scienziato Frank Drake, astrofisico americano, ha cercato di formalizzare il problema per la ricerca della vita nell’universo in forma di equazione:

L’equazione tiene conto oltre del numero di stelle che ogni anno si formano, sette circa, il numero di pianeti che ogni stella potrebbe avere come potenziali candidati a sviluppare la vita. Dal 1995 si sono scoperti e poi fotografati pianeti su stelle vicine. Stelle simili al nostro Sole potrebbero avere pianeti idonei.

Per la vita è richiesta una temperatura, non troppo calda né troppo fredda: un pianeta troppo vicino alla fonte energetica brucerebbe, lontano si trasformerebbe in deserto glaciale. Recenti ricerche hanno però evidenziato il fenomeno degli estremofili: esseri viventi capaci di sopportare le pressioni delle Fosse delle Marianne, batteri che resistono a radiazioni letali per l’uomo e che vivono a temperature di 270 gradi sotto zero.

Il pianeta candidato alla vita dovrebbe avere una gravità tale da trattenere gas e permettere una certa atmosfera. Senza atmosfera non si sarebbe formata tre miliardi di anni fa la vita sulla Terra. Fatte queste precisazioni gli ottimisti parlano di seicento mila pianeti candidati alla vita, i pessimisti controbattono con il “paradosso di Fermi”: se tante sono le probabilità perché finora non c’è stato nessun riscontro?


Sintesi di Mauro Malighetti della lezione dello scienziato Andrea Possenti nella Sala Betania di Almè (19 novembre 2021) nell’ambito della programmazione di Noesis


Dello scienziato bergamasco Andrea Possenti consigliamo:

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