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L’apertura di Papa Giovanni XXIII sulle apparizioni delle Ghiaie di Bonate

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La profezia che non finisce

Nell’ultimo libro di Saverio Gaeta e Andrea Tornielli (La profezia che non finisce – Il filo rosso dei prodigi e dei misteri che nasce da Fatima, Piemme, copertina) si torna a parlare delle apparizioni mariane alle Ghiaie di Bonate nel 1944. Evento luminoso per la devozione di tanti fedeli e per le conversioni generate, ma altrettanto oscuro per le azioni intraprese dalla Curia di Bergamo alle quali solo ultimamente s’è cercato di porre rimedio con una timida apertura del vescovo Francesco Beschi, seppur non si sia ancora approvata l’origine soprannaturale degli eventi, in sintonia con quanto deciso nel 1949 dall’allora vescovo Bernareggi.


Nel libro, che traccia la mappa delle epifanie della Vergine nel mondo, gli autori sostengono come il papa bergamasco oggi santo, Giovanni XXIII, fosse stato sempre possibilista sugli eventi che videro protagonista, dal 13 al 31 maggio 1944, Adelaide Roncalli (allora di sette anni) che disse di vedere la Madonna. In una lettera riservata del luglio 1960, inviata al vescovo di Faenza, papa Giovanni XXIII scrisse che «circa l’affare Ghiaie comprendete che si ha da cominciare non dal vertice, ma dal piano: e non toccare chi deve pronunciare non la prima ma l’ultima parola. Più che di sostanza, qui devesi tenere conto delle circostanze, che vanno studiate e tenute in gran conto. Ciò che vale in “subiecta materia” è la testimonianza della veggente: e la fondatezza di quanto ancora asserisce a 21 anni e in conformità alla sua prima asserzione a 7 anni: e ritirata in seguito alle minacce, alle paure dell’inferno fattele da qualcuno. Mi pare che insista quel terrore di quelle minacce. Comunque ella comprende che non è pratico, né utile, che la prima mossa per una revisione venga dal sottoscritto a cui spetta il “verbum” per la Congregazione dei Riti, o di altro dicastero».

Si comprende come papa Roncalli fosse a conoscenza delle costrizioni curiali, declinate in pressioni psicologiche e minacce, imposte alla veggente per indurla a ritrattare. Il papa di Sotto il Monte era aperto alla tesi di chi chiedeva che le apparizioni in terra bergamasca fosse oggetto di una nuova istruttoria. Il libro rivela anche come Pio XII (predecessore di Roncalli) ricevette in udienza privata la piccola Adelaide. Un gesto molto significativo in aperta contrapposizione rispetto alla scetticismo maturato nella curia orobica. Che cosa spinse papa Pacelli a incontrare Adelaide? Scrivono Tornielli e Gaeta: “Secondo Ermenegilda Poli, autrice del libro “La fede della gente a Bonate”, Pio XII aveva ricevuto da suor Lucia, la veggente di Fatima, questa notizia: «Verso la fine della guerra la Madonna apparirà in Italia a una bambina di sette anni di una famiglia povera, in un piccolo paese, per proteggere il Papa e aiutare il mondo». Non esiste alcuna conferma al riguardo. Ma in questo contesto potrebbe apparire sotto un’altra luce la decisione di Pio XII di accogliere la veggente”.

Di certo c’è il messaggio della decima apparizione (28 maggio 1944, giorno della Pentecoste) della Madonna ad Adelaide: «Prega pure per il Santo Padre che passa momenti brutti. Da tanti è maltrattato e molti attentano alla sua vita. Io lo proteggerò ed egli non uscirà dal Vaticano. La pace non tarderà, ma al mio cuore preme quella pace mondiale nella quale tutti si amino come fratelli. Solo così il Papa avrà meno da soffrire». Parole che colpiscono, data la coincidenza temporale con il progetto di rapire Pio XII da parte di Hitler, emerso a posteriore durante la testimonianza del generale Karl Friedrich Otto Wolff (capo supremo delle SS in Italia) durante uno dei sette processi rogatoriali per la causa di beatificazione di papa Pacelli.


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