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Le telefonate delle counsellor contro la paura del coronavirus

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Silvia Togni e Michela Busi

Quando il giorno di Pasqua ha sentito il telefono squillare quasi non ci credeva. Poi quando dall’altro capo del filo ha avvertito una voce amica che le chiedeva come aveva passato la giornata di festa, le lacrime sono venute spontanee agli occhi come a lavare via un senso pesante di solitudine. Senza quella telefonata inaspettata sarebbe stata una Pasqua triste, irrilevante, un giorno come un altro denso di emozioni grigie.

Di esperienze commoventi come queste Silvia Togni ne ha raccolte parecchie in questi due mesi di emergenza da coronavirus. Silvia è counsellor all’interno del progetto “RestiAMO in linea” che l’Azienda Speciale Consortile Imagna Villa (direttore Gianantonio Farinotti) ha messo a disposizione per i cittadini dei 20 paesi dell’ambito Valle Imagna – Villa d’Almè durante lo tsunami dell’epidemia.


Due numeri di telefono (attivi sette giorni su sette) dove Silvia e la collega Michela Busi rispondevano a bisogni specifici delle persone. Anche solo una chiacchierata per alleviare un’ansia improvvisa magari generata e ingigantita dall’eccesso d’informazione (e disinformazione) sull’argomento. Oppure l’apprensione reale di una mamma con la febbre che voleva rassicurazioni, prima di allertare il medico di famiglia, sul destino dei figli piccoli qualora fosse stata ricoverata in ospedale.

Perchè il Covid-19 non è solo una brutta bestia per la nostra salute fisica, ma ha anche ripercussioni e conseguenze psicologiche al di là che si abbia contratto o meno il virus. L’isolamento sociale, “gli arresti domiciliari” in casa e l’incertezza sull’avvenire più prossimo possono sferrare duri colpi alla nostra stabilità mentale. Inoltre, le tante persone affette da depressione o disturbi dell’ansia con il Covid-19 si trovano in una situazione di potenziale peggioramento del proprio stato. Necessario dunque offrire loro ascolto, aiuto, indirizzare a professionisti che possono offrire terapie di sostegno psicologico e a volte farmacologico.


Ascoltare e orientare: questo abbiamo fatto in questi mesi – precisa Silvia – . Abbiamo ricevuto 238 chiamate per i venti paesi da marzo a fine aprile. Molte da Rota Imagna, Fuipiano, Locatello, Almè e Valbrembo. Un servizio che continua tuttora e che pensiamo di stabilizzare anche quando l’emergenza sarà passata magari andando a trovare quelle persone con le quali, più di altre, abbiamo sperimentato una vicinanza inedita. Per lo più persone anziane, per lo più donne, sole, con i parenti lontani. Siamo diventati una compagnia gradita e attesa nelle scorrere lungo delle giornate”.

Ci sono persone poi – continua Silvia – che già prima del Covid-19 stavano vivendo situazioni di fragilità (abbandoni, patologie specifiche…) e che i servizi rivolti a loro sono stati sospesi. Sono quelli che più di altri attendono la nostra telefonata. Sono quelli che se non chiami tu, nessuno chiamerà. Sono quelli che hanno ben presente, più di altri, quello che stiamo vivendo e che si sentono abbandonati e completamente smarriti dentro a questo caos, si considerano emarginati e spesso si percepiscono come un peso per se stessi e per gli altri”.


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