La sua sopravvivenza è garantita da insalate di matematica. Complicati calcoli delle probabilità le procurano forza e vitalità. Non fa preferenze. Che siate un manager rampante o l’ultimo degli spazzacamini a lei non importa. Il suo campo di battaglia è ovunque. Non sventola simboli o colori politici. Nessun luogo è precluso alla sua azione. All’equatore o al Polo non fa differenza. In ufficio, in casa o nel confessionale di una chiesa lei implacabile lavora. Non è limitata nel tempo.

Un patto col più disubbidiente degli angeli le assicura un’imperturbabile giovinezza. Il mondo scientifico la considera come un’insidiosa sorellastra che s’aggira tra raffinate cenerentole di sapienza. E’ la legge di Murphy, miei cari lettori, che vi scruta come l’invisibile occhio del Grande Fratello in ogni secondo della vostra esistenza pronta per l’ennesima volta a riaffermare la veridicità del suo primo postulato. Ovvero: se qualcosa può andar male, andrà male.

Non scuotete il capo. Non accantonate il tutto come l’ultima trovata di qualche buontempone dalla facile fantasia. Provate a riflettere. Rivangate il passato con pazienza certosina e sicuramente troverete, negli intrichi della memoria, un qualcosa. Un qualcosa che poteva andare male e che poi effettivamente male è andato. State tranquilli. Non siete i soli malcapitati sotto i famelici artigli della legge di Murphy.

Se vi può consolare capita (al di là di ogni irragionevole dubbio) anche al vicino che non sopportate, al burocrate che vi fa attendere mesi per rinnovarvi il passaporto e all’agente immobiliare che ogni settimana, ossequioso, vi telefona per sapere se vendete casa. Insomma se la fortuna come si dice è cieca, la Legge di Murphy ci vede benissimo e non trascura nessuno. Dunque democratica e imparziale.

Se la pazienza vi fa difetto vi prego di concedermi ancora un minuzzolo di attenzione  Al primo disarmante postulato seguono dieci impietosi corollari che è bene mettere in conto. Una sorta di decalogo aggiunto di ciò che potrebbe (e di certo accadrà) capitarvi. State un po’ a sentire:

UNO: niente e’ facile come sembra.
DUE: tutto richiede più tempo di quanto si pensi.
TRE: se c’e’ una possibilità che varie cose vadano male, quella che causa il danno maggiore sarà la prima a farlo.
QUATTRO: se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male,  e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto.
CINQUE: lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio.
SEI: non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos’altro vada fatto prima.
SETTE: ogni soluzione genera nuovi problemi.
OTTO: i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.
NOVE: per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla.

Il decimo corollario è pietoso e saggio non menzionarlo in quanto descrive Madre Natura in termini poco edificanti. Sembrano non esserci scappatoie dell’ultima ora per seminare gli enunciati murphiani. I loro trabocchetti, tranelli e agguati sono ancora maledettamente attuali. E se un’invitante tartina si palesa come un antidoto contro i rischi che sempre vi inseguono… attenzione! Perché inavvertitamente vi cadrà dalle mani sul tappeto migliore che avete in casa.Ovviamente, inutile dirlo, dalla parte imburrata.

L’infida legge (ogni giorno si raccolgono migliaia di prove che sostengono la sua fondatezza) porta il nome di un ingegnere, un certo Edward Murphy, che nel 1949 lavorava a un progetto finanziato dall’aviazione statunitense. Si trattava di studiare gli effetti delle decelerazioni improvvise di un veicolo sugli esseri umani trasportati. Allo scopo, Murphy ideò un sistema di monitoraggio tramite elettrodi fissati ad una speciale imbracatura che i soggetti sottoposti all’esperimento avrebbero dovuto indossare.

In pratica si “legavano” gli impavidi piloti ad una sorta di slitta ipertecnologica, con motore a razzo, la cui corsa veniva arrestata di colpo. Il marchingegno, a quanto pare, funzionò benissimo, ma, con grande stupore dei tecnici, dall’imbracatura speciale non giunse alcun dato. Verificata la situazione, si resero conto che le informazioni non pervenivano al cervellone centrale perché i sedici elettrodi erano stati malamente collegati. Chiunque ne avrebbe tratto la convinzione che qualcuno degli incaricati era stato sbadato o addirittura era un incapace.

Non il capitano Murphy che, in perfetto spirito filosofico, formulò appunto la sua legge che nel 1997 si meriterà un dettagliato articolo pubblicato da un’importante rivista scientifica. Da allora, tutti i presagi di guasti o peggioramenti, da qualsiasi parte vengano, sono serviti ad ingrossare l’elenco dei corollari pessimistici che si attribuiscono a Murphy, il quale accetta solo di aver coniato la prima, ma nonostante questo è riconosciuto come uno dei grandi pensatori della storia.

E non mancano gli epigoni. Variante di Zymurgy: quando piove, diluvia. Postulato di Boling: se sei di buon umore, non ti preoccupare. Ti passerà. Seconda legge di Chisholm: quando tutto va bene, qualcosa andrà male. Teorema di Gumperson: la probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità.

Qualcuno, in questo pelago di dilagante pessimismo, riesce a scorgere una luce benevola chiosando che la legge di Murphy non è poi motivo di disperazione o rassegnazione. Al contrario, è uno strumento di conoscenza e di efficace progettazione, gestione e comportamento. Se fingiamo di credere che esistano tecnologie, metodi o “piani infallibili”siamo condannati a sorprese amare, talvolta catastrofiche.

Se invece in qualsiasi progetto (che sia preparare il caffè, guidare un’automobile o costruire una diga) teniamo conto dell’inevitabile presenza di “fenomeni Murphy” possiamo impostarlo con la necessaria flessibilità, considerare gli errori e le circostanze impreviste come varianti probabili e non come sciagure ingestibili.

E così ridurre l’angoscia, migliorare la qualità ed evitare quel marasma che nasce dall’imprevisto e provoca la moltiplicazione degli errori. Questo concetto è valido in tutte le cose grandi e piccole… Ma nonostante che qualcuno cerchi di rasserenare il cielo nero della legge di Murphy le cose continueranno ad andare male. Così se il treno è in ritardo, le coincidenze saranno in perfetto orario. La code al casello autostradale saranno sempre più veloci della vostra. Il vostro mal di denti tenderà a cominciare il venerdì sera.

Troverete sempre una qualsiasi cosa nell’ultimo posto in cui la cercate. E una volta scovata scoprirete che è rotta. Per quanto cerchiate informazioni prima di comprare un qualsiasi articolo lo troverete a minor prezzo da un’altra parte non appena l’avrete acquistato. A buon intenditore, poche parole.


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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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