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Guido Tedoldi

Lo sport professionistico si basa su alcuni capisaldi: la televisione, gli sponsor, la pubblicità. E sì, be’, anche la presenza di pubblico agli eventi, che si misura in migliaia di persone nei palazzetti chiusi ma può misurarsi in decine o centinaia di migliaia negli stadi, nei circuiti, sulle strade. Però, negli ultimi mesi, il pubblico non c’è stato più.

Lo sport professionistico, invece, è ancora qui.

Quella di domenica scorsa 5 settembre era stata programmata come una grande idea per la promozione di uno sport, la pallavolo. In programma c’erano le semifinali della Supercoppa italiana femminile, torneo di riapertura della stagione, e le semifinali erano state messe in calendario la sera. In un posto inusuale ma bello: la piazza dei Signori di Vicenza, all’aperto.

Senza pubblico pagante per via delle restrizioni agli assembramenti dovuti al Covid 19 ma con gli abitanti dei palazzi circostanti che potevano guardare le partite dalle finestre, magari invitando qualche amico. E soprattutto, in orario favorevole per la diretta tv sui canali Rai.

Senonché la realtà ha scompigliato i progetti di marketing. Le serate estive hanno la tendenza a essere umide e il taraflex, il materiale con il quale era stato allestito il campo, non assorbe l’umidità. Le giocatrici della 2ª semifinale, Busto Arsizio – Novara, più che stare attente al gioco dovevano badare a stare in piedi, evitando di scivolare e magari farsi male.

Così all’inizio del 3° set gli arbitri hanno preso la fatale decisione: partita sospesa, e da riprendersi la mattina dopo nel palazzo dello sport di Vicenza, in condizioni più adatte (una cronaca degli eventi la si può leggere sul sito web del Corriere dello Sport, al link: https://www.corrieredellosport.it/news/volley/coppe-volley/2020/09/06-73483119/supercoppa_busto_sfidera_conegliano/).

Il torneo è poi proseguito regolarmente, con la conclusione della semifinale al mattino del 6 settembre e con la finale alla sera. All’interno del palasport, senza pubblico pagante causa Covid, ma con la televisione presente e trasmissione in diretta.

C’è chi ha parlato di «boomerang mediatico» (Gian Luca Pasini su la Gazzetta dello Sport cartacea  del 7 settembre) e la Fipav, Federazione pallavolistica, ha annunciato che farà causa alla società che ha posato il taraflex in piazza perché aveva promesso un sistema di asciugamento – il quale evidentemente non ha funzionato.

Ma il problema non sembra certo lì. Sarà stato pure un «boomerang», ma intanto l’evento mediatico c’è stato. E il fatto di giocare in piazza, la sera, aveva tutte le caratteristiche per esaltare l’evento sotto l’aspetto del fascino e dell’interesse… proprio perché così la televisione avrebbe avuto motivazioni in più per esserci.

La pandemia da Covid 19 sta accelerando un fenomeno, la trasformazione dello sport in prodotto mediatico, che era già in corso da decenni ma tendeva a nascondersi dietro l’afflusso in massa del pubblico dal vivo, più o meno pagante. Adesso quel pubblico non c’è. Resta soltanto la tv.

Ne riparleremo.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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