Nella Roggia Serio Grande (un canale artificiale di 20 chilometri) scorre l’acqua incanalata chilometri prima di Bergamo. Si vede il canale man mano si passa Alzano, Ranica, Torre Boldone, a volte allontanandosi a volte avvicinandosi quasi a confluire nel fiume e riapparire più avanti. Acqua accompagnata che serviva non solo mulini. Era indispensabile per le industrie tessili della Valle Seriana, per muovere le macchine, per la messa a bagno dei bachi, per il lavaggio e la colorazione, le ripuliture finali. Si chiamavano Honegger, Tosi-Albini, Crespi, Blumer, Reich.

Si vede il canale che passa per le case di Redona, arriva a Borgo S. Caterina, nei pressi della vecchia stazione ferroviaria, scompare sotto strade e case. Una volta la parola d’ordine era coprire, liberare dagli odori, combattere le zanzare. Era acqua malsana, ma ancora indispensabile per l’economia. Ora si vuole riscoprire. Si sposa con il verde, piace sentirla scorrere, scrosciare nelle piccole cascate. Quell’acqua del Serio si incontra con altra acqua che viene da valli, vallette o scoli, come quando incrocia il Morla, ognuno seguendo un proprio percorso, una logica. Il Morla attraversa Borgo Palazzo, passa sotto la ferrovia, va a Campagnola, per poi prendere la via Cremasca, giù verso Azzano e poi Zanica.

La Roggia Serio Grande continua attraverso la città. Un mio amico lo ricorda al Galgario, dietro la Chiesa della Madonna dello Spasimo, vicino alle Cinque Vie. Se si tende l’orecchio la si sente gorgogliare sotto qualche tombino, o, con le sempre più frequenti bombe d’acqua, la si vede furiosamente fuoruscire, allagare, perché troppa e cerca altri spazi. Continua la sua corsa, verso Ovest, parallela a Via Broseta, ma non senza diramazioni. Perché una volta fatto il servizio all’industria l’attendeva – oggi molto meno – l’agricoltura della pianura. Si stacca verso Colognola, lungo via S. Bernardino. Oppure piega a San Tommaso sulla strada per Dalmine, passando per Grumello al Piano. Il corso principale appare al Triangolo. L’acqua qui serviva non solo la filatura Zopfi, ma i mulini, le segherie, muoveva i magli dei fabbri, era un guadagno per le lavandaie, una benedizione per gli orti d’estate, nonché serviva a far defluire rifiuti e liquami.

La Roggia Serio al Triangolo a Bergamo

L’amico ricorda più che pesci guizzanti, ragazzi che si bagnavano allegramente come refrigerio alla calura estiva. Attorno si sviluppava il verde, arbusti e platani su rive che, meno scoscese, erano a portata. Più che case c’erano campi di mais, di gelsi e di grano. Io abito nelle case che hanno sostituito quel verde ormai rimpianto. Così è stato ricoperto un altro tratto per farci la strada, hanno rinforzato gli argini a difesa da allagamenti, hanno allargato il sagrato e l’acqua passa sotto. Dopo la Chiesa di Loreto la Roggia Serio lambisce l’ex Filatoio, e finalmente respira. Lascia sulla destra la Croce Rossa e poi il parco, passa sotto la Briantea e la ferrovia, curva evitando svincoli o rondò stradali.

Dove va?” chiedo a uno che esce dal suo orto.
Va giù”.
Dove?
A Treviolo
“E poi?”
“Va”

Come se il canale non lo volesse più nessuno. Pur necessario, ingombra. Vien da chiedere: saprà ancora dove andare?

La Roggia Serio attraversa il quartiere di Loreto a Bergamo

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