Salendo da Galbiate – ragiono da pensionato che girovaga in auto – si segue il cartello Parco archeologico del Monte Barro. Al Monumento degli Alpini, dove vanno e vengono in continuazione ciclisti di ogni età e sesso, c’è una veduta panoramica della Brianza. Immediatamente sotto Oggiono, il centro dai tetti rossi attorno al campanile bianco, il suo lago diviso e insieme collegato, come il ponte degli occhiali, con il Lago di Annone, a ridosso della montagna Civate, mentre più in là il Lago di Pusiano, poi quello di Alzurio. Sulla sinistra la Brianza appare come una piana che arriva a Milano ed è contenuta dal Monte Genesio che degrada in colline e divide a sua volta la valle dell’Adda. Salendo all’Eremo, dove ancora è rimasta l’antica Chiesa di S. Maria, costruita sulla precedente tardo-gotica, con una parte del Convento Francescano, potete affacciarvi sull’altro versante: abbracciate con un solo sguardo Valmadrera, Malgrate, il lago e la città di Lecco e davanti avete Grigna e Resegone.

Si capisce l’importanza strategica che il luogo ha avuto nell’antichità, romana e dopo. Si dominava la Pedemontana, la strada fondamentale che correva ai piedi delle Prealpi, da Verona, passando per Brixia, Bergomum e poi Comum. Si controllava la via che da Mediolanum (Milano), centro nevralgico nella tarda età dell’Impero, portava a Como, passando per Modicia (Monza) così come quella che attraverso la Valsassina portava in Valtellina e in Svizzera. E i luoghi che rivestono un chiaro punto strategico sono interessanti per gli archeologi.

Infatti qui sul Barro hanno trovato un insediamento gotico, a cavallo tra l’epoca romana e quella longobarda. Sembra che i Goti venissero dalla Scandinavia. Si erano mossi verso sud fino al confine dell’Impero. Quando si accorsero che potevano approfittare della sua debolezza cominciarono le razzie penetrando sempre più in profondità. Loro grande re fu Teodorico che estese il dominio all’Italia, contrastando le mire di restaurazione dell’Impero di Bisanzio. Degli intrighi di palazzo ne fece le spese il senatore e filosofo Severino Boezio. I Goti verranno cacciati definitivamente dai Longobardi.

Gli scavi nei pressi del Monte Barro hanno rivelato una struttura di edifici, una dozzina, a scopo prevalentemente militare. Un’ala doveva essere sede dell’autorità e adibita a rappresentanza. Si è trovato una corona pensile in “lamina di bronzo con pendenti di vetro colorato”. Si parla di più di duecento abitanti. Coltivavano ortaggi, cereali, legumi, lino e vite; avevano stalle per gli animali domestici e una fornace per il bronzo.


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