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Guido Tedoldi

Divertimento in Caissa n.19

Tra poche ore si concluderà, sul sito web del Tcec (Top chess engines championship, al link: https://tcec-chess.com/#) la 1ª edizione del torneo Dfrc. In sintesi, la variante degli scacchi che espande le possibilità del gioco ai massimi livelli conosciuti. Almeno per il momento.

Perché le posizioni iniziali Dfrc, nonostante si giochino con gli stessi pezzi cui siamo abituati e abbiano le stesse possibilità di movimento, sono 921600. Ecco perchè scacchi 921600. E l’effetto è… be’, di essere entrati in un nuovo mondo. Di star facendo passi in un territorio della conoscenza molto molto più vasto di quanto finora ci si aspettava.

Tento di spiegarmi meglio.

Gli scacchi standard hanno 1 sola posizione di partenza dei pezzi, sempre quella. Nonostante ciò in una partita di 40 mosse sono possibili 10^120 modi in cui i pezzi si possono disporre sulla scacchiera – un numero che si scrive con 120 zeri.

A calcolarlo fu un matematico francese, Claude Shannon, nel 1950 (la wikipedia online fornisce qualche informazione sul concetto al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Numero_di_Shannon). Per rendere l’idea di quella grandezza, nell’intero universo conosciuto c’è un numero di atomi inferiore.

Dopo Shannon gli scacchisti amatoriali di tutto il mondo hanno avuto una giustificazione per la loro normale incapacità di gestire le partite: la materia era semplicemente troppa!

Qualcuno però non era convinto. Bobby Fischer, campione del mondo nel 1972 e uno dei più grandi scacchisti della storia, pensava che lui e i suoi colleghi grandi maestri quella enormità potessero governarla benissimo grazie ai progressi continui della teoria delle aperture. Secondo lui il livello dei grandi giocatori è tale che la posizione standard la affrontano più con la memoria che con la creatività.

Per cui, nel 1996, propose di moltiplicare le posizioni di partenza. Mischiando casualmente i pezzi (con la condizione che gli alfieri finissero su case di colore diverso e che il re rimanesse tra le 2 torri per rendere possibili gli arrocchi) pur mantenendoli simmetrici – si possono ottenere 960 posizioni di partenza diverse.

Quella modalità di gioco fu battezzata, in onore del campione, Frc (Fischer random chess) o Scacchi 960 come il numero delle posizioni mischiate.

Poi sono arrivati i ragazzi del Tcec, che si fanno inviare dai programmatori di tutto il mondo i loro software scacchistici e li fanno giocare tutti sugli stessi computer, così che a primeggiare sia la qualità software più che la possanza dell’hardware.

L’ultima loro trovata è, appunto, il torneo Dfrc, cioè con 960 posizioni iniziali dei pezzi e la possibilità che non siano simmetriche. In questo modo, già in partenza, le posizioni possibili sono 960 al quadrato, cioè scacchi 921600. Poi da quelle posizioni le partite vanno avanti con il regolamento consueto – e le possibilità che si possono ottenere sono… boh.

Tante.

Più tante.

Quello di Shannon diventa un numerino piccolino.

A (tentare) di spingersi fin là, attualmente, sono soltanto i computer. D’altra parte, come avrebbe detto anche Giacomo Leopardi, «il loro cor non si spaura». Il cuore dei GM ha dei mancamenti già nell’affrontare gli scacchi 960. Il cuore di tanti spingilegno è già in difficoltà con la posizione di partenza standard.

Siamo ormai entrati, grazie agli amici di silicio, in un mondo nuovo.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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