Non è semplice trovare una definizione positiva intorno al significato di sicurezza sul lavoro. L’argomento per molti si declina con obbligo, costi e noia. Certamente la sicurezza sul lavoro è tante cose e una definizione universale non è semplice da trovare. Sono, però, convinta che sicurezza sul lavoro sia soprattutto cultura: la sicurezza sul lavoro la dobbiamo avere dentro di noi come un principio cardine del nostro modo di lavorare.

Capita il più delle volte di ascoltare lavoratori e datori di lavoro che la sicurezza sul lavoro non l’hanno interiorizzata. Capiamoci: non escludono la sicurezza per dolo, ma semplicemente perché non fa parte di loro, dei loro pattern professionali. 

Facciamo un esempio di significato di sicurezza sul lavoro

… l’impresario che ha aperto la sua impresa edile negli anni ‘70 e ha costruito centinaia di edifici senza mai mettersi un’imbracatura. Per lui era normale non farlo. Ai tempi si doveva solo prestare più attenzione, ci si doveva arrangiare con quello che si aveva. Le nuove normative per quel tipo di impresario appaiono come un’esagerazione. Ma i tempi cambiano. Fortunatamente. Non è pensabile ai giorni vedere un lavoratore su un tetto non imbracato senza pensare a un improvvisato funambolo. Oggi siamo consapevoli del pericolo del lavoro in altezza e quindi è NORMALE legarsi.

Due esempi contrapposti che ci aiutano ad inquadrare la questione. Ma non basta, nonostante gli sforzi e il serio lavoro di noi professionisti del settore, a far evadere molti cittadini dal girone degli ignavi del significato della sicurezza sul lavoro per i quali è difficile adeguarsi. Un cambio culturale non avviene da un giorno all’altro. Ci vuole tempo. C’è da sradicare il più subdolo dei pericoli: l’abitudine!

“Giocare” con i near miss

Durante i nostri corsi di formazione facciamo sempre un gioco pratico sui near miss, cioè sui mancati incidenti e nella maggior parte delle volte la componente principale di questi danni (che fortunatamente non hanno causato danni a persone) è l’assuefazione al rischio. La frase tipica: “Lo faccio tutti i giorni che non presto più la dovuta attenzione”. Peccato che nel momento in cui si concretizzano delle variabili diverse (altre interferenze, guasti degli impianti, nuovo personale, scarsa manutenzione, DPI non presenti o non efficienti ecc.) capita l’incidente, che ovviamente può trasformarsi in infortunio, anche mortale.

Faccio un altro esempio. Giocavo ancora con le bambole  quando hanno introdotto prima le cinture obbligatorie in auto e poi il casco in moto. Ricordo ancora le proteste, le lamentele degli adulti di allora: sono scomode, non ce la faccio a guidare. Per eludere la legge erano addirittura spuntate le magliette con la cintura disegnata sopra, mentre per il casco in moto ricordo ancora chi sosteneva che fosse più pericoloso indossarlo perché in caso di caduta ci si poteva rompere l’osso del collo. Come vediamo le fake news non sono una condizione contemporanea. 

Evitereste a un bimbo il seggiolino in auto?

Idem per i bambini: adesso qualcuno si sognerebbe di non mettere in auto un neonato nel suo ovetto o il bimbo senza seggiolino? Sono passati circa 25/30 anni da allora e credo che a nessuno di noi venga in mente di andare in moto senza casco o addirittura di mettere in discussione la sua efficacia. Stesso discorso vale per l’auto, considerando poi che se non si allaccia la cintura continua a suonare il bip bip f dell’auto. Questo perché siamo tutti consapevoli che in caso di incidente i danni derivati dalla mancanza delle protezioni superano notevolmente gli altri.

Per concludere sono convinta che anche per la sicurezza sul lavoro il cambiamento avverrà. Magari ci vorrà ancora una generazione, ma  siamo sulla strada giusta: la sicurezza sta diventando un VALORE! E noi in questo facciamo la nostra parte. (di Valentina Vavassori)