Settembre andiamo, è  tempo di migrare” scriveva il poeta (D’Annunzio). I tempi sono mutati e si potrebbe dire: settembre andiamo, è  tempo di risparmiare. Giornali, tv tutti parlano di autunno freddo e di inverno ancora peggio.

Tutti parlano di risparmi forzati per la paura diffusa di bollette energetiche spropositate che obbligheranno le famiglie  a tirare la cinghia. A scegliere tra abitudini alimentari consolidate, tra medicine necessarie per la propria salute, tra tariffe super onerose per tenere accesi riscaldamento, lavatrici e tutto il resto.

La guerra scatenata dalla Russia, detentrice del monopolio del gas, del grano e del petrolio almeno per il continente europeo, ha messo con le spalle al muro tutti i paesi contrari alla sua politica espansionistica nei confronti (per ora) dell’Ucraina. Se siete contro di noi, questa la traduzione dello scontro economico politico in atto,  niente gas e via discorrendo.

Così, finché è durata l’estate ci siam goduti vacanze, divertimenti, baldorie.

Ora, con le giornate che s’accorciano e le temperature costantemente in calo, la preoccupazione di dover far fronte a spese imprevedibili quanto impreviste, va montando la preoccupazione di tutti alle prese con i conti per arrivare a fine mese. Anche perché, membri come siamo del villaggio globale, i prezzi alle stelle e quasi fuori controllo del gas , del petrolio e dell’energia elettrica si sono riverberati a catena su tutti i beni e i prodotti, compresa una cinica quanto indecente speculazione da parte del magnate alfa ai danni dell’intero branco.

Ecco allora il diffondersi virale dell’esigenza di risparmiare e tagliare non potendo disporre di autonomia energetica. I primi a pagarne duramente le conseguenze sono stati esercizi commerciali ed imprese energivore già a partire dall’estate, con licenziamenti di personale o addirittura chiusura dell’attività.  Ora tocca a tutti noi: divieti e normative sull’accensione dell’illuminazione urbana e degli uffici pubblici, diminuzione delle ore di riscaldamento privato compresa quella dei gradi termici. 

Insomma tutti più al freddo e più al buio. La qual cosa, personalmente, non dispiace poi più di tanto,  considerandone anche i risvolti positivi in fatto di minor impatto ambientale e minor inquinamento ambientale .

Ma temiamo che la dura lezione dei mercati globalizzati e della dipendenza energetica non porti tutti noi a una opportuna e (finalmente) consapevole presa di coscienza per una definitiva e strutturale (perché inderogabile) inversione di marcia da abitudini e consuetudini rivolte più allo spreco che a una fruizione normale e equilibrata, più all’avvelenamento ambientale che al rispetto, più al sistema individuale e autoreferenziale che a quello ecologico, più alla diversità di status che alla biodiversità .

Una prova? Le imminenti festività  di fine anno. Scommettiamo che nessuna Amministrazione (oggi tanto impegnate a ridurre l’illuminazione pubblica) rinuncerà alle luminarie natalizie e allo spreco energetico festaiolo?

Se lo facessero darebbero un vero segnale di cambiamento, un vero esempio di saper passare dalle parole ai fatti, un vero indirizzo positivo da seguire per invertire finalmente la tendenza allo spreco. In fin dei conti si può benissimo festeggiare senza fingere di trasformare per due settimane città smodatamente energivore in simil presepi che, per fingere bucoliche atmosfere o paesaggi falsamente pastorali, aumentano ancor più consumi elettrici e inquinamenti luminosi.

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