Dare la vita per l’opera di un altro (1997-2004) è il sesto e ultimo volume della serie BUR Cristianesimo alla prova, che raccoglie le lezioni e i dialoghi svolti da don Luigi Giussani durante gli Esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione. In una società come quella attuale nella quale, a mio avviso, le nuove tecnologie provano a rispondere al desiderio di felicità delle persone proponendo un “altrove” in cui vivere (es. il Meta verso); l’autore invece ci mostra, con intensità di pensiero e in modo “rivoluzionario”, una strada diversa nella quale non viene perpetuato il distacco del senso della vita dall’esperienza. Una sfida culturale tra “Altro” e “Altrove” che riguarda anche i credenti!

Chiediamo a Michele Campiotti di introdurci alla lettura del testo, ponendo alcune domande:

Cosa vuol dire dare la vita per l’opera di un Altro?

Parto da un’osservazione apparentemente dura ma utile. La vita o si sceglie di darla per qualcosa che si ama, di spenderla per un ideale, oppure te la porta via la morte. Il cuore dell’uomo è per la vita non per la morte ed è per questo che tutta la storia umana è cosparsa da ideali di ogni natura che possono diventare totalizzanti a cui gli uomini si sono aggrappati. Molti di questi ideali si sono rivelati nella storia parziali o addirittura violenti, non si meritavano “tutto” dell’uomo. Ma rimane il fatto che il cuore dell’uomo è fatto per un ideale totalizzante. 2000 anni fa, Giovanni e Andrea hanno iniziato a fare un’esperienza totalizzante che non solo non era parziale e nemmeno violenta, ma al contrario gli faceva vivere tutto con passione e amore alla verità, andando più a fondo della vita e della realtà. Non “dovevano” dare la vita per un Altro, ma “volevano” farlo, perché stando con Lui la vita fioriva già nel presente. Ecco: dare la vita per l’opera di un Altro significa spenderla in un rapporto che ti fa essere totalmente te stesso, più libero, più vero, più capace di affetto, in una parola: più felice. Con Cristo la vita presente fa sperimentare un anticipo del paradiso, per questo ancora oggi tanti giovani scelgono di “dare la vita per l’opera di un Altro”: per vivere alla grande non per moralismo.

Perché l’Altro di cui parla Don Giussani può essere più interessante dell’Altrove che propone la cultura moderna?

E’ molto semplice. Perché l’Altro di cui parla Don Giussani è Cristo, una presenza carnale, diversa da te che, come abbiamo detto, ti fa vivere più dentro al reale. Come diceva Don Giussani: “ti rende più presente alle cose presenti”, per cui la realtà diventa amica così com’è, senza la necessità che cambi immediatamente, e per cui l’altro è un bene così com’è senza bisogno che sia diverso. Al contrario l’Altrove ti porta su altro per dimenticare e bypassare il presente. Il presente rimane lì, inutile. Peccato che prima o poi al presente bisogna tornarci, e tornarci con il restringimento di respiro che ti fa stringere i denti, porta inevitabilmente al nichilismo. L’Altro ti fa innamorare del presente, l’Altrove cerca di fartelo dimenticare, ma il presente è ineluttabile, per fortuna.

Il 22 febbraio ricorrerà il centenario della nascita del Servo di Dio don Luigi Giussani (1922˗2005) e il 40° anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (11 febbraio 1982): a pagina 210 è riportata una commovente affermazione: “La vita è bella”! Da dove può nascere questa consapevolezza anche in questa epoca di pandemia e “terza guerra mondiale a pezzi”?

Mi sembra sia chiaro da quello che abbiamo detto. Questa consapevolezza non può nascere in modo duraturo da un ottimismo vago o da uno sforzo. Può nascere solo da un incontro, perché la bellezza della vita non sei tu è qualcosa che incontri o, in altre parole, qualcosa di cui ti accorgi. Recentemente mi sono nati due nipotini. Prima non c’erano, ora ci sono pieni di meraviglia, guardano tutto come nuovo, con un’aspettativa commovente. Il problema dell’uomo è incontrare qualcuno che ti renda capace di mantenere e approfondire questo sguardo da adulto. Una Presenza che ti aiuti ad “essere bambino da grande”, senza dare niente per scontato o già saputo. Allora tutto torna e non solo non si fa fatica a riconoscere che “la vita è bella” , ma si inizia a desiderare il proprio destino, dentro o fuori dalla pandemia.

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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale, scrittore di libri per l'infanzia, divulgatore e influencer sociale su Socialbg

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