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Arti marziali come antidoto educativo alla società dei corpi virtuali

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arti marziali

Al palazzetto dello sport di Ciserano pochi giorni fa si è svolta la terza e ultima prova del campionato provinciale di judo per i più piccoli in cui Judo Shentao ha avuto la meglio. Circa 400 judoka, tra i 5 e i 7 anni, si sono sfidati sul tatami. L’obiettivo non è il raggiungimento della perfezione della tecnica, ma mettersi sopra l’avversario e tenerlo giù il tempo previsto dal protocollo. Un gioco, un divertimento, insomma. Ecco cosa ha spinto, probabilmente, questi 400 bambini a mettersi in gioco. Un incontro/scontro che non ha nulla a che vedere con la violenza, ma, anzi, può avere un’importante valenza formativa ed educativa. Le arti marziali, infatti, sono molto consigliate per bambini con scarse capacità di concentrazione o autocontrollo. In tali discipline occorre molto rigore, molta autodisciplina. Viene insegnato a prendere decisioni veloci (per parare i colpi), ma tenendo in considerazione l’altro, l’avversario, a cui non si vuole far male. L’autocontrollo diventa quindi una peculiarità di molti bambini che praticano arti marziali per anni, ma anche la precisione, perché non si vuole far male all’altro, ma neanche a sé stessi. E’ richiesto un lavoro combinato di mente e corpo, favorendo la concentrazione, la calma, lo sviluppo di abilità strategiche e la capacità di pensare rapidamente anche in condizioni di rischio. I bambini lavorano corpo a corpo con obiettivi personali da raggiungere, ma, allo stesso tempo, con l’idea che c’è sempre una crescita di gruppo. Bambini che lavorano corpo a corpo in una società sempre più costituita da “corpi virtuali”. La società moderna si basa sempre più su una comunicazione verbale ed audiovisiva, veicolata da strumenti tecnologici che consentono il mantenimento di relazioni a lunga distanza, promuovendo una cultura del non-contatto. Il concetto di liquidità del corpo, mutuato dal sociologo Bauman, rimanda alla difficoltà di ancoraggio forte dell’individuo al corporeo, quale luogo-tramite della conoscenza, delle relazioni, delle esperienze.


Per la prima volta l’immissione del corpo nel computer spalanca conoscenze e possibilità inimmaginabili fino ad ora, supera i limiti spazio-temporali, oltrepassa le stesse modalità percettive, delineando un mondo parallelo e talvolta alternativo al mondo concreto e reale. Siamo “liberi” da ogni con-tatto, possiamo cambiare faccia e identità, decidere a chi “dare l’amicizia”, perché non vi è il rischio della relazione vera, del confronto, dello sguardo nello sguardo. Possiamo decidere di “cancellare” dalla nostra vita coloro che non ci interessano e se, a nostra volta, vogliamo “piacere” possiamo essere altro, senza la fatica del coinvolgimento emotivo, frutto di un cambiamento profondo. Nelle arti marziali, al contrario, tutto comincia dal contatto fisico: toccare, afferrare, prendere, colpire, lottare, sudare con e contro l’altro. Prendere consapevolezza del proprio corpo, dei propri confini e di quelli dell’altro. I bambini sviluppano padronanza di sè e, conoscendosi meglio, maturano una maggiore sicurezza. Imparano a sviluppare e tenere vigili tutti i sensi che servono per percepire la presenza e i movimenti dell’avversario. Perchè questo è così importante? Piaget mostrò che i bambini imparano primariamente attraverso vie visuali, tattili e cinestetiche, che sono più tardi integrate in cognizioni più elevate. Stern sostenne che la modalità fisica dell’esperienza è presente lungo tutta la vita, e la capacità di ciò che egli chiama “percezione transmodale” indica che tale apprendimento fisico è automaticamente trasportato alla sfera cognitiva ed emozionale. In un mondo “appiattito” in uno schermo e che tende a tenere a distanza anche quando si è vicini (spesso gli adolescenti comunicano tra loro tramite messaggi anche quando si trovano nella stessa stanza), far sperimentare ai bambini l’importanza e la bellezza dei corpi con cui si muovono nel mondo (fisico e relazionale) diventa un arricchimento personale per la vita.


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