Vi ricordate cosa scriveva il Corriere della Sera il 26 aprile 2014? “Inaugurate solo pochi giorni fa, dopo la pioggia degli ultimi giorni, non sono passate inosservate le nuove panchine «anti-bivacco» con un bracciolo di ferro piantato nel mezzo per impedire che qualcuno – magari clochard – ci si sdrai per dormire“.

La novità, allora, fra i bergamaschi provocò parecchie critiche e un’infuocata polemica tra i leghisti e la sinistra. Per molti fu una scelta indegna e ridicola che andava contro ai dettami etici dell’accoglienza dei meno fortunati, come appunto i senzatetto. Le panchine con divisorio di certo non si risolvevano il problema.

Da quella decisione assunta da una Giunta di centro-destra, si è passati alla decisione attuale della Giunta di Sinistra: le panchine sul Viale Papa Giovanni sono sparite tutte sia da un lato che dall’altro. Se le prime panchine erano scomparse con la sistemazione del tratto antistante L’Eco di Bergamo e il Piazzale degli Alpini, alcune avevano resistito nel restante tratto fino a Via D’Alzano e alcune sul lato opposto. Poi sono arrivati i dehors durante la pandemia e anche lì alcune panchine sono state rimosse.

In questi giorni, il colpo finale. Lungo Viale Papa Giovanni non c’è più una panchina. Le ultime sono state rimosse perché prossimamente apriranno altri negozi di fast-food (pizze, panini, ecc…). Il viale principale di Bergamo è diventato un viale del “gusta e fuggi”. Se consumi puoi occupare lo spazio del dehors (dove il Comune forse ci guadagna l’occupazione di suolo pubblico) ma per il cittadino, il pensionato, che passeggia non è rimasto più niente.

Inoltre, il Comune dovrebbe anche imporre la pulizia dello spazio occupato dai dehors, anche quello antistante l’esercizio pubblico. Così non è. Il marciapiedi del viale fa letteralmente schifo ed è quello percorso dai turisti. A causa della mancanza di pioggia sono evidenti macchie di unto, sporcizia, aiuole con erbacce e di tutto il resto. Un biglietto da visita da non presentare anche in vista di Bergamo come capitale della Cultura.

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