L’intervista al candidato sindaco Damiano Zambelli (48 anni, ingegnere) in campo per le elezioni amministrative 2019 a Val Brembilla con lista civica “Val Brembilla nel cuore




Perché ha scelto di ricandidarsi?

Perché il gruppo con cui ho lavorato è ancora disponibile a darmi una mano e penso che abbiamo fatto bene per il nostro paese.

Tre doti che ritiene di possedere per amministrare nel modo migliore?
Esperienza, serietà, fiducia.

Anche suo padre è stato sindaco. Sognava di seguire i suoi passi?
Francamente no. Pensavo di stare lontano dall’attività politica, ma crescendo ho capito il senso di alcuni suoi insegnamenti. Avere la responsabilità di due figli implica impegnarsi anche per la società in cui crescono. Non basta dargli da mangiare, non sono animali, sono dotati di anima e l’anima richiede risposte di senso, non solo beni materiali. La società deve dare senso a queste domande. Tutti siamo responsabili di questo e il pericolo di nuovi regimi è sempre presente accompagnati dalla negazione dell’Uomo. Tutto questo deve essere combattuto con responsabilità. E’ ciò che mi ha insegnato mio padre anche se mi consigliò di non entrare in politica per le delusioni che avrei avuto. Non ho seguito il suo consiglio: ho voluto verificare di che pasta sono fatti gli uomini e le donne.

In questi cinque anni quale considera il suo capolavoro amministrativo?
Non sono Michelangelo e non faccio capolavori. Un buon riscontro e incoraggiamento per altre opere pubbliche è stata la riqualificazione dell’illuminazione con l’aiuto del bravo tecnico Battistini. Tuttavia, anche se compresa da pochi, nel mio cuore resta la consacrazione del territorio alla Madonna della Foppa.

Soddisfatto dell’ex padiglione del Kuwait? Quando lo vedremo pienamente operativo?
Devo ringraziare l’architetto Italo Rota, l’ingegner Moioli e il tecnico comunale Giancarlo Rinaldi, per avere ricostruito un manufatto dagli scarti un’importante padiglione di Expo 2015. Abbiamo utilizzato il 97% dei pezzi smantellati a Rho, recuperando ulteriori pezzi che scartavano. Si parla tanto di economia circolare, ma averla messa in pratica ci fa onore. I lavori finiranno a fine mese. In questi giorni hanno smontato la gru e se non ci saranno sorprese organizzeremo in questa piazza la sfilata di carnevale. Poi, a maggio, ci sarà prima festa della LAVS (donatori del sangue di Val Brembilla). Il resto sarà una sorpresa. Spero che il padiglione non sia mai pienamente operativo, vogliamo che resti sempre un laboratorio del paese di Val Brembilla. Ora che è costruito ho fiducia che i miei compaesani sapranno sfruttarlo al massimo. Grazie al cielo il senso della comunità da noi esiste ancora.

Cosa manca ancora al paese che lei si impegnerà, se eletto, a concretizzare?
Non voglio anticipare troppe cose, ma di sicuro dobbiamo lavorare su due temi.
1) Garantire sostanziale ed efficace servizio di manutenzione del territorio con l’aiuto del consiglio delle frazioni. In questi anni per vari motivi abbiamo perso una valente squadra di operai, dobbiamo surrogare al meglio.
2) Lavorare sul trasporto locale. Dobbiamo fare con questo servizio quanto fatto con la pubblica illuminazione. Investire in efficienza. Questo è uno dei temi da sviluppare nel laboratorio di Val Brembilla che abbiamo chiamato “turnà a ‘ndomà”, ma altri sono importanti per valorizzare il territorio: sentieri, formazione, ospitalità, housing sociale e attrattività.

Qualche impresa storica ha lasciato il territorio per andare altrove? Un brutto segnale di impoverimento del paese. E’ d’accordo?
E’ un segnale che le imprese del paese sono diventate ricche. Non sono fallite anche se a Val Brembilla non hanno spazio vitale e non possiamo onestamente offrirlo. Già gli spazi sono stati occupati da altre aziende in crescita. Sono arrivato che c’era il problema della disoccupazione ed utilizzavo i voucher ed i contributi di fondazione “Camillo Scaglia” per far lavorare i disoccupati. Oggi usiamo il prezioso aiuto della fondazione per finanziare borse di studio e le aziende vanno bene. Semmai abbiamo il problema di zone dismesse nel passato che ancora non sono state riconvertite, ma su cui stiamo lavorando.

Diventato sindaco nel 2014 si è trovato fin da subito a gestire la fusione tra Brembilla e Gerosa. E’ un passo che andava compiuto? Ravvisa un po’ di mal di pancia soprattutto a Gerosa?
Ormai il mal di pancia è passato. Fondamentale per Gerosa è trovare chi si prenda l’impegno di gestire la vecchia piscina, com’era o in altro modo. Ci vuole un Ferdy locale, qualcuno che investa nelle potenzialità del territorio. Il Comune darà il massimo aiuto alle imprese che nascono, sia produttive a fondo valle o turistiche nelle terre alte. E’ lo spirito dei nostri artigiani che deve tornare, lo spirito del bergamino che abbiamo imparato nella mostra della transumanza.

Come descriverebbe ad un estraneo il paese per il quale si candida?
Un paese inserito in una piccola valle, dove esiste una comunità solidale perché cresciuta nella povertà, ma capace di grandi imprese. La nostra storia è ricca: la storica cacciata dei brembillesi, la squadra di calcio in C2, il clamoroso successo industriale, il Pedale brembillese la Vab (Volontari Autoambulanza Brembilla), la Lavs (Donatori sangue Val Brembilla) e numerose associazioni di volontariato, la Madonna della Foppa, i ristoranti prestigiosi. E perché no? A Val Brembilla si ammira anche un pezzo di Expo 2015.

Quale è oggi la difficoltà maggiore nell’essere sindaco?
Penso che sia sempre stato difficile. Oggi ci sono più mezzi di comunicazione e quindi il livello di pressione è più alto ed anche il livello di diffusione delle notizie. La gente agisce per emozioni e si fa prendere molto dal problema del momento, senza avere pazienza e senza considerare la complessità di una questione. La complessità è generata dall’insieme di queste emozioni spesso contrastanti. Il sindaco deve discernere nella confusione generata tra regole complesse, interessi contrastanti, risorse scarse e pressione alta. La fondamentale differenza con i tempi di mio padre è che allora la società si sviluppava ed il problema era contenere e regolare questo sviluppo. Oggi la società è bloccata, preoccupata di perdere qualche diritto dato per acquisito e va quindi stimolata, oserei dire educata. Molto più difficile perché i frutti non possono essere a breve termini, mentre i meccanismi comunicativi sono immediati. La difficoltà principale è mantenere la calma, comunicare la verità e non farsi prendere dalla voglia di fare promesse che non si possono mantenere. Chi lo fa nell’immediato è vincente, ma rischia di fare errori, creare ingiustizie ed aumentare la sfiducia nelle istituzioni democratiche

Come intende affrontare le situazioni di marginalità sociale del suo territorio?
Come è stata affrontata nel passato: lavorando e dandosi da fare. Non siamo ai margini, ma grazie alle nostre aziende siamo al centro del mondo. Dobbiamo prenderne coscienza e credere nella potenzialità che abbiamo. Dobbiamo credere che i nostri giovani, cresciuti insieme, possono riscoprire e rilanciare il paese in chiave più moderna anche attraverso la tecnologia.

Cosa non la convince dei suoi avversari candidati sindaco?
Non so ancora chi saranno i miei avversari. Credo che Carminati Cristian appoggiato dalla Lega sia valido, ma non può vantare la squadra del cuore che mi sostiene. Inoltre, la Lega non è una novità: a livello locale contano meno i simboli dei partiti rispetto alle persone. Se poi faranno promesse fantasmagoriche grazie agli appoggi politici, misureremo il grado maturità dei concittadini. Se un’opera importante come la SP24 o la SP32 è meritevole di investimento pubblico non dovrebbe dipendere da chi la propone. La Lega ha sempre raccolto grandi consensi nel nostro paese anche se non lo ha mai amministrato. Non vedo perché dovrebbe cambiare.

Il suo politico di riferimento (anche passato) e perché?
Più che un personaggio direi che la tradizione dei cattolici in politica nel suo insieme sia per me una grande ispirazione. Naturalmente mio padre mi ha insegnato i primi rudimenti: la politica come servizio, la politica per difendere la democrazia, la libertà e la dignità delle persone. Se insisti dico Kennedy, presidente cattolico degli Stati Uniti, che ha evitato la terza guerra mondiale e ha pagato con la vita. Poi mi è piaciuto Churchill che ha vinto la Seconda guerra mondiale e tra gli italiani penso che De Gasperi sia stato il più grande perché ha tenuto l’Italia nell’alleanza atlantica durante la guerra fredda. Degli attuali protagonisti ho stima di Berlusconi, malgrado abbia fatto saltare il Popolo della Libertà. E’ un personaggio carismatico e un entusiasta della vita come pochi. Peccato che sia innamorato di sé stesso.

A un indeciso in cabina elettorale cosa gli suggerirebbe per farsi votare?
Di essere più deciso e responsabile. Non mi devi votare per ottenere favori, mi devi votare se condividi la mia visione del paese e se vuoi lavorare con me in tal senso. Pertanto documentati sul programma e su chi lo ha concepito. Siamo persone affidabili e competenti, quello che proponiamo è quello che serve.

Candidati Consiglieri: Elena Masnada, Levi Rebucini, Patrizio Musitelli, Marika Locatelli, Zabulon Salvi. Marcello Carminati, Alessandro Genini, Marzia Masarati, Giampaolo Valceschini, Gian Battista Carminati, Chiara Giassi, Cristian Pellegrini.

Tutti i sindaci intervistati da socialbg.it



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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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