Solamente trentacinque centesimi. Ecco quanto conviene riempire il carrello della spesa a Bergamo rispetto alla media di spesa annua stabilita confrontando tra loro 60 città italiane capoluogo di provincia.

A Bergamo spesa media annua per 3744 euro

Infatti, analizzando gli ultimi prezzi medi, rilevati dall’Osservatorio del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), tenendo conto delle diverse fasce di consumo e delle differenti aree territoriali, si constata che lo scontrino annuo della spesa degli italiani si attesta sui 3779 euro. Bergamo (nonostante un aumento generale del 3,68%) è ancora, seppur per poco (3744 euro), una città conveniente per acquistare una ventina di beni alimentari di prima necessità: riso, pane fresco, biscotti, pasta di semola di grano duro, carne fresca di bovino adulto, prosciutto cotto, tonno in scatola, latte intero alta qualità, yogurt, parmigiano reggiano, uova di gallina, burro, olio extravergine di oliva, piselli e spinaci surgelati, pomodori pelati, zucchero, cioccolato, acqua minerale e l’immancabile caffè.

Rimini la città dove si risparmia meno

Non che si debba saltare di gioia per il risparmio che Bergamo garantisce, ma è sempre meglio che abitare a Rimini dove la spesa media di 4475 euro è la più alta d’Italia seguita da Ferrara (4461 euro) e Ravenna (4309). Una consolazione, comunque, emerge dall’elaborazione realizzata dal Sole24Ore. Bergamo, sul fronte della convenienza, sta meglio di Milano, Varese, Mantova, Brescia, Como e Cremona. Sta un po’ peggio se il confronto si sposta su Lodi (3718 euro) e Lecco (3579). I dati fanno emergere anche un paradosso che riguarda Milano. E’ la città sia del carovita che della convenienza. Infatti, nel capoluogo meneghino una famiglia può impegnare in un anno fino a 8163 euro se si indirizza su scaffali di alta qualità oppure scendere a 2139 euro se va a caccia di super offerte. La grande possibilità di scelta sul fronte della distribuzione alimentare consente questa larga forbice (una differenza non indifferente di 6024 euro) su quanto si mette in tavola.

Meglio fare la spesa al Sud d’Italia

Per trovare una relazione quotidiana con il cibo apprezzabile da una prospettiva puramente di prezzi occorre scendere al Sud. Benevento (3112 euro), Catanzaro (3123 euro) e Napoli (3152) sono le tre città dove è possibile sventolare il vessillo del risparmio alimentare. La differenza per l’acquisto degli stessi beni tra il vertice della classifica (Rimini) e il fanalino di coda (Benevento) è di 1363 euro, l’equivalente (più o meno) del salario mensile di un operaio metalmeccanico in una medio/piccola azienda che ha maturato qualche scatto di anzianità e che non disdegna gli straordinari. Tradotto in percentuale significa che nel comune campano si risparmia il 30% rispetto a quello romagnolo. Entriamo, poi, nel dettaglio per un chilo di carne di bovino (primo taglio). Sul mare di Rimini ci vogliono 23,8 euro. A Benevento sono sufficienti 12,13 euro. Resta comunque l’amarezza per un paniere che rispetto alla precedente rilevazione del 2011 non è calato di prezzi. Anzi, è aumentato del 6,7%. Bergamo sta nel mezzo. (Bruno Silini)


Scarica l’infografica del Sole24Ore del 15 agosto 2016

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Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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