Chi legge libri ha una vita più lunga e più in salute. Probabilmente ha anche più soldi, sebbene questo sia un beneficio secondario che scaturisce da una analisi più approfondita dei dati. A sostenerlo sono i dati di Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un lavoro di ricerca che i funzionari dell’Onu stanno tentando di condividere con governi e organizzazioni educative di tutto il mondo (qui il sito web di riferimento, al link: https://unric.org/it/agenda-2030/).

Molte delle parole di quest’Agenda sono, nel linguaggio politichese, «obiettivi»… il che più o meno significa che se nessun governo ci spenderà dei soldi, nessuna di quelle parole diventerà fatto concreto. Invece qualche dato concretissimo c’è già, e lo ha rivelato Davide Michelin sull’inserto Salute de la Repubblica cartacea, in vendita nelle edicole nello scorso mese di maggio. Lo studio (con dati della società Accurat (qui il link al suo sito web: https://www.accurat.it) parte dal numero di libri che si stampano ogni anno nella sola Italia – che per l’anno 2019 sono stati più di 192 milioni, distribuiti in 86˙475 titoli diversi. In pratica ogni giorno, domeniche e feste comprese, in Italia si pubblicano 237 titoli, e ognuno dei 60 milioni di italiani potrebbe avere a disposizione 3 volumi all’anno.

Anche se poi la realtà è che nel nostro Paese meno del 50% degli abitanti legge 1 libro all’anno mentre ci sono meno di 100˙000 appassionati che superano i 2 libri al mese. Ma buone notizie vengono dal confronto tra numero di libri letti e salute. Il diabete, per esempio, colpisce circa il 3,6% degli italiani che non leggono, e lo 0,6% di coloro che leggono. Il 50% degli italiani che non leggono ha un peso normale, contro il 70% di chi legge. Il 40% dei non lettori è sovrappeso, contro il 20% dei lettori.

Un altro dato riguarda la prospettiva di vita, che in Italia è di circa 81 anni – per chi non legge. Per chi legge supera gli 85. Questi dati sono raccolti Regione per Regione dalle Aziende sanitarie locali, ma sono uniformi. Trattandosi di dati medici, si potrebbero interpretare anche nel senso che chi ha più cultura fa lavori meglio pagati e quindi può curarsi meglio gli acciacchi dell’età. Ci vorrebbero studi più accurati per stabilirlo. Ma intanto chi fa lavori migliori e ha più soldi per curarsi, spesso ha fatto studi migliori… cioè ha letto più libri.

Si ritorna di nuovo a quel concetto lì. Chi legge vive meglio. Chi legge meno, tende a scontarne le conseguenze.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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